BRICS – Strategic Culture Foundation https://strategic-culture.su Strategic Culture Foundation provides a platform for exclusive analysis, research and policy comment on Eurasian and global affairs. We are covering political, economic, social and security issues worldwide. Wed, 11 Mar 2026 22:21:36 +0000 en-US hourly 1 https://strategic-culture.su/wp-content/uploads/2023/12/cropped-favicon4-32x32.png BRICS – Strategic Culture Foundation https://strategic-culture.su 32 32 Cina: Osservando il flusso dei missili https://strategic-culture.su/news/2026/03/12/cina-osservando-il-flusso-dei-missili/ Wed, 11 Mar 2026 22:21:36 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=891079 Il blocco di Hormuz potrebbe mettere in ginocchio l’Occidente. Ma non metterà in ginocchio la Cina.

Segue nostro Telegram.

Andiamo al sodo: il BRICS è in uno stato di profonda crisi. È stato compromesso, almeno temporaneamente, dall’India, che ospiterà il vertice del BRICS alla fine di quest’anno. Si tratta di un tempismo davvero inopportuno.

L’India ha tradito, in sequenza, sia la Russia che l’Iran, membri a pieno titolo del BRICS. Sigillando la sua alleanza con il Sindacato Epstein, Nuova Delhi ha dimostrato, senza ombra di dubbio, non solo di essere inaffidabile: oltre a ciò, tutta la sua retorica altisonante di “guidare il Sud del mondo” è crollata, definitivamente.

Il BRICS dovrà essere completamente rinnovato: anche il Gran Maestro Sergey Lavrov dovrà giungere a questa inevitabile conclusione. Il triangolo originale di Primakov, “RIC”, muore ancora una volta. Anche se l’India non verrà espulsa dal BRICS – potrebbe essere sospesa – ‘RIC’ dovrà necessariamente essere tradotto come Russia-Iran-Cina, o anche “RIIC” (Russia-Iran-Indonesia-Cina).

Per quanto riguarda la nostra posizione sulla Grande Scacchiera, il Prof. Michael Hudson sintetizza: “La grande finzione abilitante è svanita. L’America non sta proteggendo il mondo dagli attacchi di Russia, Cina e Iran. Il suo obiettivo a lungo termine di controllare il commercio mondiale del petrolio richiede il terrorismo continuo e la guerra permanente in Medio Oriente”.

Qualunque cosa accada in futuro, il terrorismo in corso in tutta l’Asia occidentale rimarrà – come nel caso dell’Epstein Syndicate, per perversa impotenza e rabbia pura, scatenando una pioggia nera sulla popolazione civile di Teheran perché gli iraniani si sono rifiutati di accettare un cambio di regime.

Inoltre, il nocciolo della questione almeno fino alla metà del secolo è più chiaro che mai. O prevarrà il sistema eccezionalista del caos internazionale, oppure sarà sostituito dall’uguaglianza guidata dal Sud del mondo, con la Cina che guida da dietro.

Questa è un’analisi in due parti sull’interazione chiave dei BRICS in relazione alla guerra contro l’Iran. Qui ci concentriamo sulla Cina. Successivamente ci concentreremo sulla Russia e sull’India.

Non sparate! Sono di proprietà cinese!

Le speculazioni del MICIMATT (complesso militare-industriale-congressuale-intelligence-media-accademico-think tank) sulle informazioni dei servizi segreti statunitensi che “suggeriscono” che la Cina si stia preparando ad aiutare l’Iran sono, ancora una volta, la prova di come la sofisticatezza cinese eluda totalmente le “analisi” insignificanti provenienti dalla Barbaria.

Innanzitutto: l’energia. La Cina e l’Iran hanno stipulato un accordo venticinquennale del valore di 400 miliardi di dollari, reciprocamente vantaggioso, che essenzialmente interconnette gli investimenti nell’energia e nelle infrastrutture.

A tutti gli effetti, lo Stretto di Hormuz è bloccato a causa del ritiro delle assicurazioni occidentali in preda al panico. Non perché Teheran lo abbia bloccato.

La Cina riceve il 90% delle esportazioni totali di petrolio greggio iraniano, che rappresentano il 12% delle importazioni totali cinesi. Il punto chiave è che la Cina ha ancora accesso alle esportazioni iraniane, così come a quelle saudite, emiratine, kuwaitiane, qatariote e irachene: questo perché la partnership strategica Teheran-Pechino è solida, il che significa che le petroliere dirette in Cina possono attraversare lo Stretto di Hormuz in entrambe le direzioni.

Pechino e Teheran hanno negoziato un passaggio sicuro bilaterale, operativo dallo scorso venerdì, in quello che a tutti gli effetti è un corridoio marittimo cruciale chiuso a livello multilaterale. Non c’è da stupirsi che sempre più petroliere stiano ora inviando sui loro transponder le parole magiche “di proprietà cinese” (il corsivo è mio). È il loro passaporto diplomatico navale.

Traduzione: si tratta di un cambiamento epocale, la fine dell’egemonia talassocratica dell’Impero del Caos.

La “libertà di navigazione” in alcuni corridoi di connettività marittima selezionati ora significa “un accordo con la Cina”. Di proprietà cinese, sì, ma non europea, giapponese o sudcoreana.

Ciò che Teheran ottiene, in abbondanza, è l’aiuto high-tech cinese per la guerra contro il Sindacato Epstein.

E questo è iniziato ancora prima della guerra.

La nave cinese Liaowang-1, un SIGINT (signals intelligence) di nuova generazione e nave di tracciamento spaziale, da settimane naviga vicino alla costa dell’Oman, fornendo all’Iran informazioni elettromagnetiche in tempo reale sui movimenti navali e aerei del Sindacato Epstein.

Questo spiega in larga misura la precisione millimetrica della maggior parte degli attacchi iraniani.

La Liaowang-1, scortata dai cacciatorpediniere Type 055 e Type 052D, trasporta almeno cinque cupole radar e antenne ad alto guadagno, in grado di tracciare con precisione almeno 1.200 bersagli aerei e missilistici contemporaneamente utilizzando algoritmi di rete neurale profonda. La portata dei suoi sensori è di circa 6.000 chilometri.

Il vantaggio è che questi sensori possono tracciare allo stesso modo un satellite cinese o una portaerei americana.

Traduzione: la Cina sta aiutando il suo partner strategico senza sparare un solo colpo, semplicemente navigando con una piattaforma di sorveglianza che elabora reti neurali in acque internazionali.

Quindi sì: la Cina sta registrando la guerra, in diretta, 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

A complemento della Liaowang-1, oltre 300 satelliti Jilin-1 registrano letteralmente tutto, costituendo un enorme database ISR dell’Impero del Caos in azione.

Non ci sarà alcuna conferma ufficiale né da Teheran né da Pechino. Tuttavia, le informazioni reali cinesi, trasmesse su Beidou, sono state certamente cruciali per Teheran per distruggere completamente l’infrastruttura della 5^a flotta statunitense in Bahrein, un centro radar, di intelligence e database completo e la spina dorsale dell’egemonia statunitense in Asia occidentale.

Questo capitolo della guerra, affrontato proprio all’inizio, rivela come Teheran abbia colpito al cuore quando si è trattato di distruggere il gioco di potere progettato dall’impero per controllare i punti strategici e il transito di energia, negando così l’accesso alla Cina.

Per quanto possa sembrare sorprendente, ciò a cui stiamo assistendo in tempo reale è l’Iran che nega all’Impero del Caos l’accesso a punti nevralgici marittimi, porti e corridoi di collegamento navale. Per il momento si tratta del Golfo Persico e dello Stretto di Hormuz. Presto, con l’aiuto degli Houthi yemeniti, potrebbe aggiungersi anche Bab-al-Mandeb.

Questo è un cambiamento epocale che avvantaggia non solo la Cina, ma anche la Russia, che ha bisogno di mantenere aperte le sue rotte marittime di esportazione.

Se avete denaro, andate in Oriente

Ora seguiamo il denaro. La Cina detiene 760 miliardi di dollari in titoli del Tesoro statunitense. Pechino ha ordinato a tutto il suo sistema bancario di vendere i propri titoli come se non ci fosse un domani e, contemporaneamente, di accumulare oro.

La Cina e l’Iran già commerciano in yuan. D’ora in poi, il laboratorio BRICS che sperimenta sistemi di pagamento alternativi deve raggiungere la velocità di fuga. Ciò comporta la sperimentazione di tutti i meccanismi, dal BRICS Pay all’Unità.

Poi c’è l’esodo di denaro in arrivo. Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Kuwait stanno già “rivedendo” ogni accordo, dubbio o meno, che hanno stipulato con Washington. Collettivamente, controllano non meno di 2.000 miliardi di dollari di investimenti statunitensi: titoli del Tesoro, partecipazioni tecnologiche nella Silicon Valley, immobili, ecc.

Un’ondata di denaro sta iniziando a invadere l’Asia orientale. La destinazione preferita, allo stato attuale, è la Thailandia, non Hong Kong. Ma anche Hong Kong sarà coinvolta e, ancora una volta, questo porterà enormi profitti alla Cina, poiché Hong Kong è uno dei nodi chiave della Greater Bay Area, insieme a Shenzhen e Guangzhou.

Le riserve strategiche e commerciali di greggio della Cina sono sufficienti per un massimo di quattro mesi. Oltre a ciò, è possibile aumentare le importazioni di greggio e gas naturale, via mare e tramite oleodotti, dalla Russia, dal Kazakistan e dal Myanmar.

Pertanto, una combinazione di riserve strategiche sufficienti, diverse fonti di approvvigionamento e “il passaggio dalla domanda di petrolio a quella di elettricità” qualificano ancora una volta la resilienza cinese. Il blocco di Hormuz potrebbe compromettere l’Occidente, ma non la Cina.

]]>
El mosaico de la muerte por mil cortes https://strategic-culture.su/news/2026/03/11/el-mosaico-de-la-muerte-por-mil-cortes/ Wed, 11 Mar 2026 15:00:45 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=891067 Se trata de una guerra de desgaste estructurada. Y el guion se ha escrito en Teherán.

Únete a nosotros en Telegram Twitter  VK .

Escríbenos: info@strategic-culture.su

La defensa mosaica descentralizada de Irán —denominación oficial— se modifica constantemente: esa es la estrategia a largo plazo del IRGC, consistente en una muerte por mil cortes diseñada para desangrar al Imperio del Caos.

Recorramos los canales interconectados que impregnan el pantano inconstitucional, imposible de ganar y estratégicamente catastrófico construido por el Imperio del Caos.

La resiliencia mosaica y la estrategia a largo plazo de Irán; la tentación de ese espantoso culto a la muerte en Asia Occidental de pasarse a la energía nuclear; el inminente e inexorable infierno de los interceptores; el implacable impulso de China por deshacerse del antiguo orden (acumulando oro, deshaciéndose de dólares); el progreso de los BRICS en la creación de un sistema financiero paralelo; el colapso de los vasallos estadounidenses en varias latitudes: todo ello está acelerando un reinicio radical del sistema.

Y luego está Vladimir Putin, que, de forma casual, casi como una idea de último momento, anuncia que, después de todo, puede que no haya gas ruso para vender a la UE:

Quizás tenga más sentido que dejemos de suministrar gas a la UE y nos traslademos a esos nuevos mercados, y nos establezcamos allí (…) Una vez más, quiero subrayar: no hay ningún motivo político en esto. Pero si de todos modos van a cerrarles el mercado en uno o dos meses, quizá sea mejor marcharse ahora y centrarse en países que sean socios fiables. Dicho esto, no es una decisión. Solo estoy pensando en voz alta. Pediré al Gobierno que lo estudie junto con nuestras empresas.

El lamentable canciller Bratwurst pidió permiso al neocalígulo para que Alemania comprara petróleo ruso. Lo consiguió. Pero puede que no haya nada que comprar.

Se trata de una guerra energética, y la UE, una vez más, ni siquiera reúne los requisitos para ser un mendigo sin hogar. Sin gas de Qatar, sin petróleo y gas rusos. Ahora vuelvan a su guerra eterna obsesionada con la OTAN.

El bombardeo del oleoducto del CCG-petrodólar

Inmediatamente después del ataque decapitador del sábado pasado contra el líder supremo ayatolá Jamenei, Irán pasó a un mando y control descentralizados y a células con un plan de sucesión de cuatro niveles, lanzando incesantes salvas de misiles más antiguos y lentos y drones sacrificables para consumir baterías Patriot y sistemas THAAD a escala industrial. Con esa medida, Irán cambió las reglas del juego ya en el primer día de la guerra.

Cualquiera con un coeficiente intelectual superior a la temperatura ambiente sabe que utilizar tres Patriots —con un coste combinado de 9,6 millones de dólares— para defenderse de un solo misil balístico iraní sacrificable es completamente insostenible.

Por lo tanto, no es de extrañar que solo hicieran falta cuatro días de la guerra del sindicato Epstein contra Irán para que el sistema financiero mundial se volviera completamente loco. Se evaporaron 3,2 billones de dólares en cuestión de cuatro días, y la cifra sigue aumentando.

El estrecho de Ormuz está cerrado a todos los efectos prácticos, excepto para los buques rusos y chinos. Al menos el 20 % de las necesidades mundiales de petróleo no se están moviendo a ninguna parte. Toda la producción de GNL de Qatar está fuera de servicio, sin perspectivas de reanudación. El segundo yacimiento petrolífero más grande de Irak ha sido cerrado.

Y aun así, el volátil neocalígulo vocifera que su guerra, que se suponía que solo duraría un fin de semana, puede prolongarse durante cinco semanas, y otros payasos industriales y militares del Pentágono hablan de que se prolongará hasta septiembre.

Al fijar como objetivos legítimos los intereses estadounidenses en todo el Consejo de Cooperación para los Estados Árabes del Golfo (CCG), y no solo las bases militares, Irán ha puesto una bomba de relojería. Se trata de un ataque directo al petrodólar (para deleite silencioso de Pekín).

Sin duda, Teherán calculó que la reacción en cadena sería instantánea, hasta llegar al pánico como preludio de una nueva Gran Depresión generalizada.

La falta de petróleo, sumada a la inexistencia de una defensa significativa del CCG contra los misiles y drones iraníes, significa el fin de los torrentes de dinero falso de Wall Street.

Al fin y al cabo, la burbuja de la inteligencia artificial se financia con las “inversiones” del CCG. El nuevo bombardeo de Pipeineistán no es del tipo Nord Stream: es el bombardeo del oleoducto del petrodólar del CCG.

Todo esto está sucediendo en un tiempo récord, a medida que se perfecciona el mosaico descentralizado de Irán. Por ejemplo, una serie de misiles antibuque letales, que aún no se han utilizado, están coordinados por el IRGC, la marina, el ejército y las fuerzas aeroespaciales. Lo mismo ocurre con los drones.

Aunque los ataques con misiles balísticos no mantengan el ritmo inicial vertiginoso, son más que suficientes para seguir golpeando sin cesar las bases militares estadounidenses (cuyas defensas aéreas ya están en gran parte agotadas); sumir al culto de la muerte en Asia Occidental y al CCG en un infierno económico total; y aterrorizar hasta la muerte a todos los rincones de los “mercados globales”.

Y a pesar de todas las bravuconerías de Washington por parte del untuoso y payaso secretario de las guerras eternas, docenas de fortalezas militares subterráneas iraníes cargadas con decenas de miles de misiles y equipos siguen siendo invisibles e intocables.

Arruinar el modelo de negocio del Imperio del Caos

Esta es una guerra desesperada para salvar el petrodólar. Una potencia energética como Irán que comercia fuera del petrodólar es el anatema definitivo, especialmente porque el proceso va acompañado de la iniciativa de los BRICS para establecer sistemas de pago independientes.

La inmensa fragilidad estructural del CCG —los vecinos de Irán— los convierte en una presa ideal. Al fin y al cabo, todo su modelo de negocio se basa en el petrodólar a cambio de la ‘protección’ mafiosa de Estados Unidos, que se ha desvanecido en la arena en los cuatro primeros días de la guerra.

Es el momento de que la máquina de guerra asimétrica de Irán arruine el modelo de negocio del Imperio del Caos en tiempo real.

La prueba definitiva es la implosión del sueño bling bling de Dubái, mucho más que la devastación impuesta a los intereses relacionados con la Quinta Flota de Estados Unidos en Bahréin e incluso un misil balístico que destruyó el radar de matriz en fase AN/FPS-132, valorado en 1100 millones de dólares, en la base aérea de Al Udeid, en Qatar.

La ruptura coordinada y en curso del CCG, ya inevitable, significa en última instancia el fin del reciclaje del petrodólar, lo que abre el juego al petroyuan o al comercio de energía en una cesta de monedas de los BRICS.

“Jaque mate” proviene del persa “Shah Mat”, que significa “el rey está indefenso”. Bueno, es posible que el emperador neocalígulo no sepa que está desnudo, porque es incapaz de jugar al ajedrez. Pero está lo suficientemente asustado como para empezar a buscar desesperadamente una salida.

El corredor aéreo Astracán-Teherán

Ahora veamos el papel de Rusia. La atención debe centrarse en el corredor aéreo Astracán-Teherán, repleto de vuelos secretos de carga. El aeródromo militar de Chkalovsk, cerca de Astracán, es el centro logístico clave del corredor: cargamentos como el Il-76MD, el An-124 y el Tu-0204-300C van y vienen cubiertos con un material especial que reduce la visibilidad del radar y los oculta de los sistemas de rastreo civiles.

Su carga llega al aeropuerto de Mehrabad en Teherán (no es de extrañar que fuera bombardeado por Israel), Pyam y Shahid Behesthi en Isfahán. También se aplica la logística multimodal, ya que parte de la carga se entrega a través del Caspio.

Todo está coordinado por la 988.ª Brigada Logística Militar de Astracán. El contenido de la carga incluye componentes para sistemas de defensa aéreamódulos de guía por radar, sistemas hidráulicos para lanzamisiles y módulos de radar de detección de largo alcance.

Además, en virtud de un protocolo secreto, Rusia está suministrando a Irán tecnología de guerra electrónica de última generación, incluida una versión de exportación del Krasukha-4IR, capaz de interferir los sistemas de radar de los drones estadounidenses.

A esto hay que añadir que Irán pronto desplegará baterías S-400 completas, lo que le permitirá controlar hasta el 70 % del espacio aéreo iraní.

Cómo la tensión económico-política se volverá insoportable

Y ahora pasemos al papel de Turquía.

Hace solo dos meses, el MIT (servicio de inteligencia turco) advirtió directamente al IRGC de que combatientes kurdos estaban intentando cruzar de Irak a Irán.

Piénsese en ello: un miembro de pleno derecho de la OTAN que transmite información operativa urgente al IRGC justo cuando el sindicato Epstein se preparaba para la guerra.

Hay al menos 15 millones de kurdos viviendo en Irán. Lo último que quiere Ankara es que los kurdos se empoderen en Irán. A pesar de todas las insaciables maniobras del sultán Erdogan, sabe que no puede enfrentarse frontalmente a Teherán.

Necesita equilibrar una gran variedad de intereses que mezclan la OTAN, el corredor energético con Rusia, pero también el corredor energético hacia Occidente a través del oleoducto BTC, y el papel de ancla occidental del Corredor Medio hacia China.

Por eso, el supuesto misil balístico iraní que apuntaba a Turquía y que fue derribado por la OTAN no fue gran cosa: los ministros de Asuntos Exteriores Fidan (Turquía) y Aragchi (Irán) lo discutieron como adultos.

Existe una impenetrable niebla de guerra al respecto: el misil podría haber sido enviado para inutilizar la terminal petrolera del BTC y los posteriores drones lanzados sobre Georgia estaban diseñados para inutilizar el punto más débil del BTC.

Nada de esto está confirmado, y será imposible confirmarlo. También podría haber sido una operación de bandera falsa, aunque Teherán pueda estar muy interesado en cortar el 30 % del suministro de petróleo de Israel.

El BTC seguirá en funcionamiento, ya que atraviesa Georgia transportando crudo azerí a través del Cáucaso hasta la costa mediterránea turca. Bombardear el BTC encajaría en la estrategia iraní de cortar todos los corredores energéticos que alimentan al sindicato Epstein y sus acólitos a través del Golfo, el Cáucaso y hasta el Mediterráneo.

A lo largo del BTC, otras medidas lógicas de Irán serían atacar el oleoducto este-oeste de Arabia Saudí (que evita Ormuz); las plataformas de carga marítimas de Irak en aguas territoriales iraníes, que manejan 3,5 millones de barriles al día; y el centro de procesamiento de Abqaiq, que maneja la mayor parte del crudo saudí antes de que llegue a las terminales de exportación.

Si Irán, bajo una presión extrema, se ve obligado a atacar todo lo anterior, no hay ninguna reserva estratégica de petróleo en el planeta capaz de cubrir el déficit.

En esta infernal interconexión de corredores energéticos, rutas marítimas, cadenas de suministro globales, seguridad marítima y precios del petróleo fuera de control, solo los payasos del Pentágono pueden querer prolongar la guerra hasta septiembre. Asia, Europa y todos los importadores de energía del tablero de ajedrez ejercerán la máxima presión para lograr cualquier medida de distensión.

Sin embargo, la estrategia asimétrica de Irán sigue siendo inquebrantable: expandir la guerra horizontalmente y alargar al máximo el plazo para que la presión económica y política sea insoportable.

Traducción: esto no es una maniobra rápida para cambiar el régimen por parte de un grupo de psicópatas. Se trata de una guerra de desgaste estructurada. Y el guion se ha escrito en Teherán.

Traducción: Observatorio de trabajador@s en lucha

]]>
Russia serves a cold dish to the GCC and India https://strategic-culture.su/news/2026/03/10/russia-serves-a-cold-dish-to-the-gcc-and-india/ Tue, 10 Mar 2026 16:44:19 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=891051 By  C.JOHNSON

Join us on TelegramTwitter, and VK.

Contact us: info@strategic-culture.su

The proverb “revenge is a dish best served cold” traces to French (“La vengeance se mange froide”), appearing in English literature by the 19th century. Most Americans do not know the French orign of the proverb… 

It entered popular culture thanks to Star Trek. In Star Trek II: The Wrath of Khan (1982), Khan Noonien Singh delivers the line during a tense video call with Admiral Kirk:

Ah, Kirk, my old friend… do you know the Klingon proverb? ‘Revenge is a dish best served cold.’ And it is very cold…

As the war against Iran continues to escalate, Russia finds itself in a powerful position to deal with the Gulf Cooperation Council (GCC), which has kowtowed to the United States and allowed the US to dominate militarily the Persian Gulf on behalf of Israel, and India, which has taken advantage of their long friendship with Russia to engage in a disgustingly abject act of sycophancy with Israel at the expense of fellow BRICS member Iran. Russia has delivered a firm diplomatic message to both.

During an Ambassadorial Roundtable in Moscow on March 5, 2026, Sergei Lavrov addressed the Ambassadors from the GCC countries, who had come to Moscow seeking Putin’s intervention in shutting down Iran’s military operations in retaliation for the sneak attack by Israel and the United States. The event was supposed to focus on the Ukrainian crisis, digital threats, and international information security, but Lavrov devoted significant time to the escalating Middle East conflict, particularly the US-Israeli military strikes on Iran and Iran’s retaliatory actions affecting Gulf states.

The GCC ambassadors reportedly urged Russia to pressure Iran to de-escalate and halt its missile/drone strikes on or over their territories (e.g., targeting US/Israeli-linked sites). Lavrov responded critically and pointedly rejected a one-sided approach. Lavrov shut them down in an extraordinary display of tough love. I’ve posted the video of his remarks below.

Lavrov began by expressing condolences for civilian casualties and damage to civilian infrastructure in Persian Gulf countries caused by the ongoing conflict. But he immediately challenged the GCC’s selective criticism… He asked whether they had condemned the “US-Israeli war of aggression against Iran” or specific incidents like the reported killing of 170 schoolgirls in Minab by US/Israeli actions). Ouch!

He continued by highlighting their hypocrisy in pushing for pressure only on Iran while not equally condemning the initiators (US and Israel), noting that accepting such a request would imply acceptance of the original aggression.

Lavrov asserted that the ongoing US and Israeli operations were aimed at driving a wedge between Iran and its Arab neighbors (GCC states), noting that these actions were an attempt to sabotage recent positive normalization trends (e.g., Saudi-Iran rapprochement, UAE/Iran engagement).

He advocated for a unified, balanced international response: an immediate cessation of all hostilities (not just Iranian ones), political/diplomatic settlement, and safeguarding legitimate security interests of all Persian Gulf states.

He reminded the Ambassadors that Russia has long promoted a Concept of Collective Security in the Persian Gulf (for over 20 years) and expressed appreciation for GCC efforts in this regard (e.g., trilateral talks in Abu Dhabi). He concluded by calling on the GCC and others to add their voices to calls for de-escalation and against selective UN resolutions (e.g., any Bahrain-proposed draft condemning only Iran). Without issuing a direct threat, Lavrov was putting the GCC on notice that Russia expected them to hold Israel and the United States accountable for the economic disaster that is confronting the GCC.

Then there is India. Prime Minister Narendra Modi’s recent trip to Israel was ill-timed, coming three days before Israel and the US attacked Iran. Although India is one of the founders of BRICS, he made a big show of elevating the India-Israel relationship from a “strategic partnership” to a “Special Strategic Partnership for Peace, Innovation, and Prosperity.” Modi signed 16 agreements and announcement of 11 joint initiatives in areas like defense (joint development/production with tech transfer), critical/emerging technologies (led by national security advisors), cyber security (Indo-Israel Cyber Centre of Excellence in India), agriculture, water management, labor mobility (facilitating over 50,000 Indian workers in Israel over five years), culture, education, and more.

Modi, along with Netanyahu, announced the advancement of free trade agreement (FTA) negotiations (first round concluded, next in May; Modi stated a deal would be finalized “soon”). He also reaffirmed India’s strong defense and counter-terrorism cooperation with Israel, including potential transfers like Iron Dome technology. Talk about bad timing. Modi’s obsequious behavior in Israel was a direct insult to the other members of BRICS… Advocating warm relations with a country guilty of genocide has not been well-received by other BRICS members.

The attack by Israel and the United States on Iran, a member of BRICS, has created a potentially catastrophic economic problem of Modi and India. India imports the vast majority of its crude oil needs (around 85-88% of total consumption), as domestic production is limited. India’s total crude oil imports average roughly 5 million barrels per day (bpd) in recent data (early 2026 figures). The Persian Gulf countries (primarily Iraq, Saudi Arabia, United Arab Emirates (UAE), Kuwait, and Qatar; sometimes broadly including other Middle East suppliers) are a major source, especially via the Strait of Hormuz, through which a significant portion of these flows pass. Iran’s de facto closure of the Strait of Hormuz has created an emergency situation for India.

The war against Iran has given Russia tremendous leverage over India. Kremlin spokesman Dmitry Peskov, in remarks made on March 6, 2026, emphasized that Russia would not disclose specific quantitative data on oil exports to India, citing “too many ill-wishers” and security concerns. This came in response to reports of potential large deliveries (e.g., up to 22 million barrels in a week) amid India’s supply crunch. Peskov also noted the Iran war has significantly boosted demand for Russian energy resources, positioning Russia as a “reliable supplier” of oil and gas.

Russia, instead of leaving India to sleep in the bed it made with Israel, highlighted its readiness to support India, but at a cost. For instance, earlier in March (around March 4), sources indicated Russia was prepared to divert oil cargoes (e.g., ~9.5 million barrels near Indian waters) and potentially raise India’s share of Russian crude imports to up to 40%. Russian Deputy Prime Minister Alexander Novak mentioned receiving “signals of renewed interest” from India in larger volumes due to the crisis.

Amid the surge in demand for Russia’s Urals crude, Russia hit India with a firm, but diplomatic, reminder of the cost of betraying a friend. Prior to the attack on Iran, Russia sold oil to India with deep discounts ($10-13 below Brent pre-conflict). While promising to help India compensate for its loss of Persian Gulf oil, Russia inoformed Modi that India would have to pay a premium of $4-5 over Brent for March/April deliveries. This reflects market forces rather than explicit “assurances” of continued discounts; some reports frame it as Russia treating it more as “business” without prior friendship-based concessions.

I am speculating here, but I think Modi is going to reconsider the agreements he made with Israel… Especially if the Strait of Hormuz remains closed for six months or more. What do you think?

Original article:  sonar21.com

]]>
China: Watching the missiles flow https://strategic-culture.su/news/2026/03/10/china-watching-the-missiles-flow/ Tue, 10 Mar 2026 09:08:08 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=891039 The blockade of Hormuz may break the West. But it won’t break China.

Join us on TelegramTwitter, and VK.

Contact us: info@strategic-culture.su

Let’s cut to the chase: BRICS is in deep coma. Blown up, at least temporarily, by India – which happens to host the BRICS summit later this year. Talk about horrendous timing.

India has betrayed, sequentially, both full BRICS members Russia and Iran. By sealing its alignment with the Epstein Syndicate, New Delhi has proved, without the shadow of a doubt, not only that it’s untrustworthy: more than that, its whole lofty rhetoric of “leading the Global South” has collapsed – for good.

BRICS will have to be completely revamped: even Grandmaster Sergey Lavrov will have to reach this inescapable conclusion. The original Primakov triangle, “RIC”, once again dies another day. Even if India is not expelled from BRICS – it could be suspended – “RIC” will necessarily have to be translated as Russia-Iran-China, or even “RIIC” (Russia-Iran-Indonesia-China).

When it comes to where we stand on the Grand Chessboard, Prof. Michael Hudson synthesizes it: “The great enabling fiction is gone. America is not protecting the world from attack by Russia, China and Iran. Its long-term aim of controlling the world oil trade requires ongoing terrorism and permanent war in the Middle East.”

Whatever happens next, ongoing terrorism across West Asia will remain – as in the Epstein Syndicate, out of pervert impotence and sheer rage, unleashing a Black Rain over the civilian (italics mine) population of Tehran because Iranians refused to go for regime change.

Moreover, the heart of the matter until at least the mid-century is more crystal clear than ever. Either the Exceptionalist system of international chaos prevails. Or it will be replaced by Global South-driven equality, with China leading from behind. 

This is a two-part analysis on key BRICS interplay related to the war on Iran. Here we focus on China. Next we will focus on Russia and India.

Don’t shoot! I’m Chinese owned!

Clueless MICIMATT (military-industrial-congressional-intelligence-media-academia-think tank complex) speculation about US intel “suggesting” China is preparing to help Iran is, once again, evidence of how Chinese sophistication total evades the puny “analyses” emanating from Barbaria.

First of all: energy. China and Iran follow a $400 billion, mutually beneficial 25-year agreement that essentially interlocks energy and infrastructure investment.

For all practical purposes, the Strait of Hormuz is blocked because of panicky Western insurance withdrawal. Not because Tehran blocked it.

China receives 90% of total Iran crude oil exports; that represents 12% of total Chinese imports. The key point is that China still has access to Iranian exports as well as Saudi, Emirati, Kuwaiti, Qatari and Iraqi exports: that’s because the strategic partnership Tehran-Beijing is iron-clad, meaning that Chinese-bound tankers can cross the Strait of Hormuz back and forth.

Beijing-Tehran negotiated a bilateral safe passage, operational since last Friday, in what for all practical purposes is a multilaterally-closed crucial maritime corridor. It’s no wonder that more and more tankers are now texting on their transponders the magic words Chinese Owned (italics mine). That’s their naval diplomatic passport.

Translation – and that’s a mega-game-changer: the end of the thalassocratic hegemony of the Empire of Chaos.

“Freedom of navigation” in selected maritime connectivity corridors now means “a deal with China”. Chinese owned, OK; but not European, Japanese or even South Korean.

What Tehran gets, in spades,is high-tech Chinese help for the war with the Epstein Syndicate. And that started even before the war.

The Chinese intel gathering Liaowang-1, a next generation SIGINT (signals intelligence) and space tracking vessel, for weeks has been navigating near the coast of Oman, providing Iran with real-time electromagnetic intel on the Epstein Syndicate’s naval and aerial movements.

That accounts to an enormous degree for the pinpoint accuracy of most Iranian strikes.

The Liaowang-1, escorted by Type 055 and Type 052D destroyers, carries at least five radar domes and high-gain antennas, accurately tracking at least 1,200 air and missile targets simultaneously using deep neural network algorithms. The range of its sensors is roughly 6,000 kilometers.

The beauty is that those sensors can equally track a Chinese satellite or an American carrier.

Translation: China is helping its strategic partner without firing a single shot, just by sailing a neural network processing surveillance platform in international waters.

So yes: China is recording the war, live, 24/7.

Complementing the Liaowang-1, over 300 Jilin-1 satellites record literally everything, constituting a massive ISR database of the Empire of Chaos in action.

There won’t be any official confirmation either from Tehran or Beijing. But Chinese real-life intel, relayed on Beidou, was certainly crucial for Tehran to totally destroy the US 5th Fleet infrastructure in Bahrain – a comprehensive radar, intel and database center and the backbone of US hegemony in West Asia.

This chapter of the war, tackled right at the beginning, reveals how Tehran went to the jugular when it comes to smashing the imperially designed power play of controlling strategic chokepoints and energy transit, thus denying Chinese access to them.

As stunning as it sounds, what we are watching, in real time, is Iran denying key maritime chokepoints, ports and naval connectivity corridors to the Empire of Chaos. For the moment, that’s Persian Gulf and the Strait of Hormuz. Soon it may be, with the help of the Yemeni Houthis, also the Bab-al-Mandeb.

Now that’s a max game-changer profiting not only China but also Russia – which needs to keep its maritime export routes open.

Got money, go East

Now let’s follow the money. China holds $760 billion in US Treasury bonds. Beijing has ordered its whole banking system to sell their Treasures like there’s no tomorrow, and simultaneously hoard gold.

China and Iran already trade in yuan. From now on, the BRICS lab experimenting with alternative payment systems must reach escape velocity. That involves all mechanisms being tested – from BRICS Pay to The Unit.

Then there’s the incoming money exodus. Saudi Arabia, UAE, Qatar and Kuwait are already “reviewing” every deal – dodgy or otherwise – they have struck with Washington. Collectively, they control no less than $2 trillion in US investments: Treasury bonds, Silicon Valley tech stakes, real estate, the works.

A tsunami of cash is beginning to invade East Asia. The favorite destination, as it stands, is Thailand – not Hong Kong. That will come – and once again, it will immensely profit China as Hong Kong is one of the key nodes of the Greater Bay Area, alongside Shenzhen and Guangzhou.

China’s strategic and commercial crude reserves  are enough for up to 4 months. Apart from that, imports of crude and natural gas can be increased, by sea and by pipelines, from Russia, Kazakhstan and Myanmar.

So a mix of enough strategic reserves; several supply sources; and “demand-side shift from oil to electricity” qualify once again as Chinese resilience. The blockade of Hormuz may break the West. But it won’t break China.

]]>
¿Es tiempo de que Rusia y China escalen a la guerra total? https://strategic-culture.su/news/2026/03/09/es-tiempo-de-que-rusia-y-china-escalen-a-la-guerra-total/ Mon, 09 Mar 2026 14:02:30 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=891029 Si queda un mundo en pie tras la guerra total, debe ser reorganizado bajo el espíritu de la Organización de Shanghái OCS y del grupo BRICS+.

Únete a nosotros en Telegram Twitter  VK .

Escríbenos: info@strategic-culture.su

No hay forma de evitar la guerra; solo puede posponerse en beneficio de otros.

— Otto von Bismarck (canciller alemán, 1815-1898)

…finalmente, la única guerra que le queda a Prusia-Alemania por librar será una guerra mundial, una guerra mundial, además, de una extensión y violencia hasta ahora inimaginables.

— Friedrich Engels 1887 “En memoria de los patriotas alemanes sanguinarios. 1806 -1807”

En el artículo pasado que titulé, Dos eventos que dejó febrero, los astros y sus luces, escribí:

Postergar la confrontación que se dará inevitablemente ya no parece una opción. Irán aplazó una guerra abierta por ocho meses y quería postergarla una vez más aun sabiendo que Israel no dejaría avanzar una negociación. […]

En los años como imperios consolidados, ni chinos, rusos, indios o persas tuvieron un enemigo tan irracional, letal, idiota, arrojado, poderoso, con armas que son truenos de los dioses, como los Estados Unidos de América. La luz, recuerdo de los astros que fueron y han sido estos imperios, no sea, por el bien global, el velo que no les permita comprender que ya están en guerra abierta y que se desean sus cabezas. Que los novatos, los advenedizos de la historia, los atlánticos belicistas, están dispuestos a borrar de la memoria y la vida material su propia existencia y la de sus contrincantes.

Estos dos fragmentos que retomo del artículo anterior, en que analizo el papel ambiguo de la India en Medio Oriente, así como las alertas que abre, una vez más, la traición a las negociaciones por parte de EE.UU. a sus pares iraníes, señalan que, tener mil o cinco mil años de antigüedad como civilización, no constituye en sí una garantía de triunfo predestinado. Esto implicaría una visión determinista, anti materialista y anti dialéctica de la historia.

En otros artículos he resaltado el carácter desconcertante de la doctrina rusa sobre las líneas rojas, así como la ‘paciencia estratégica’ de China y la propia Rusia. Los analistas más agudos, líderes o autoridades militares de tales naciones, también quedan perplejos y no comprenden hasta dónde se estirará la contención -que no funciona ya para la OTAN- ni la ‘paciencia estratégica’ ante los Estados Unidos de América, que remasteriza doctrinas como la Monroe pero potenciada por un arma de baja intensidad letal: el dominio y control de medios de información donde todo lo efectuado se proyecta como ‘exitoso’, ‘genial’, ‘grandioso’, ‘perfecto’ o ‘un 15 sobre 10’, como calificó Trump al desempeño de su fuerza militar en la guerra en Oriente Medio.

Parece, al hacer una lectura de la actualidad, que la guerra por contradicciones entre las élites globales, que implica luchas multidimensionales de prestigio, religión, raza y además por supremacía y excepcionalismo en el caso israelí – estadounidense, va reduciendo, quemando las cartas jugadas mediante sus proxies y la guerra total se dará más pronto que tarde. De hecho, para el realista vivo más importante, John Mearsheimer, el concepto de ‘guerra por delegación’ es un error. Ya está la guerra entre potencias.

Lo que señalaré puntualmente, lo hago bajo la convicción de que ya se dio una inflexión evidente con los eventos del secuestro presidencial en Venezuela y la guerra contra Irán y ya no hay caso para China ni Rusia mirar hacia otro lado. Postergar más, tener más paciencia, correr de nuevo las líneas rojas, quizá les ponga en desventaja.

Así, aunque EE.UU. tiene cierto poderío militar no es poseedor exclusivo del mismo. No hay nadie en su sano juicio, salvo los europeos y los proxies occidentales, que no sepa que la fuerza militar mejor capacitada y más desarrollada tecnológicamente en el mundo es la rusa; salvo en proyección global, stealth, portaaviones, donde EE.UU. puede ser superior. Es difícil también que alguien sensato e informado no comprenda que la economía más sólida, el país más desarrollado hoy en infraestructura, robótica, IA, cadenas globales de suministro, flota naval civil, reforestación, mayor inversor en el mundo, mayor número de patentes, de ingenieros y de escuelas de alta calidad y con patrón energético multifactorial, es China.

Este último punto es importante, en tanto las guerras en Ucrania e Irán, así como el secuestro de la economía petrolera venezolana, tiene como principal objetivo, cerrar la fuente energética para el alto consumo industrial y de refrigeración para IA de China; quien tiene un mix de energías dispuesto: Carbón: 55-61%, petróleo: 18-20%; gas natural: 8-10%., renovables (hidroeléctrica, solar, eólica, etc.): 10-15% -donde la energía solar y eólica ya superaron el 20-25% en generación eléctrica en 2025, nuclear: 2-5%. y biomasa: 3%.

Por su parte, Rusia. A la que John McCain, el psicópata senador estadounidense solía llamar gasolinera con armas nucleares, tiene un mix energético de: gas natural: 52-55%, petróleo: 19-20%, carbón: 15-18%, nuclear: 10%, hidroeléctrica: 2-4% y renovables: 1%

La cooperación estratégica ruso-china se extiende más allá de los oleoductos de gas y petróleo a la cooperación en el Ártico y las proyecciones de cambio de patrón energético a mediano plazo en las dos naciones en cooperación para construcción de centrales nucleares de quinta generación en donde el residuo nuclear es cero, tema liderado por Rusia y también con incursión significativa china. Esto queda documentado en la entrevista al experto Henry Tillman, acerca de la revolución del Torio en China.

Entonces, la guerra en Irán, que intenta cortar suministros de hidrocarburos a China, mediante Israel, la misma idea de derrotar a Rusia a través de Ucrania, el secuestro de la industria petrolera venezolana, ya son iteraciones del mismo patrón inevitable: todos los caminos conducen a China, mientras se destroza a sus socios.

Por donde pasa la energía en rutas marítimas, pasan las mercancías y las cadenas de valor. La energía es vital para las economías y las economías, en tanto productoras de mercancías, bienes y servicios, dan sentido a la producción consumo de energía. Todas las agresiones sufridas por Rusia y China tienen ya en sí la meta de una reorganización internacional de los grandes negocios para el mediano y largo plazo.

Lo que el occidente colectivo liderado por el antiguo hegemón estadounidense grita es: reparte tus logros o te parto a golpes. Queremos los rendimientos de tu economía real para sanear nuestra economía financiarizada. Nivelemos mi decadencia con tu auge o mi decadencia te penetrará como un cáncer en forma de sanciones, terrorismo, ideologías de género, ‘orden basado en reglas -mías-’ o guerra bacteriológica.

Esto no es una confrontación entre modelos de bienestar diferentes. Es una guerra de élites con acentos religiosos o étnicos marcados. Es una guerra entre el atlantismo, el eurasianismo y el asiaísmo chino. El punto es sencillo y en ello el pragmatismo descarado, sin corrección política de Trump es claro: debes plegarte a EE.UU., ya sea vía aranceles, no apoyar a Rusia, no invertir en las regiones del mundo, salir de los puertos latinoamericanos, como los de Perú o Panamá o reducir los programas de competitividad económica, como sugirió Janet Yellen a China.

Le exige Trump a Irán, debes reducir tu programa nuclear a cero, dejar de fabricar misiles hipersónicos de más de 300 kilómetros de rango, dejarme nombrar a tu próximo gobernante, me importa un bledo tus 162 niñas asesinadas el 28 de febrero, me importa poco haber asesinado a tu líder espiritual, tampoco reparo en tus reservas internacionales congeladas, ni todas las sanciones que te he impuesto.

Finalmente, para el caso de Rusia, se le pide hacer un alto al fuego, dar oportunidad de inversión estadounidense en Rusia, congelar el conflicto, regalar sus 300 mil millones incautados por Europa, permitir tropas extranjeras en suelo ruso, balcanizar la nación, olvidarse de un Nuremberg 2.0 pues no importa ninguna muerte rusa, ni su lengua ni su religión ortodoxa ni su cultura milenaria y mejor debe plegarse al dominio occidental en silencio.

Los israelíes, que son a la vez judíos como religión y como etnia, nos ven al resto del mundo como algo menor que ganado o esclavos. Cada uno se merece, según sus tradiciones, mil doscientos gentiles, o Goyim, como nombran a todo NO JUDÍO. Así nos llaman y somos a sus ojos inferiores. Si un judío viola una gentil, no es delito. Si se queda con las tierras y olivares de palestinos, no es delito. Todo está basado, como con los norteamericanos y los europeos, en un excepcionalismo. Un derecho divino.

¿Cree acaso un chino o un ruso, de cuyos nacionales varios viven en Israel, que además de las razones económicas de la guerra, los gringos o sionistas algún día los verán, como iguales? ¿Creen que los occidentales y sionistas van a desaprovechar una coyuntura en donde por causa de la propia ‘paciencia estratégica’ se sienten con el arrojo de pasar una y mil líneas rojas? Rusos y chinos son Goyim, son gentiles, son menos que reses para los estadounidenses, europeos o sionistas.

Pero no es sólo un concepto étnico peyorativo. Está integrado por la función social o no del capital y la riqueza en esas naciones, en todas las naciones, por es una guerra entre las élites y donde el resto de la humanidad concursa en calidad de mártir y espectador, muchas veces pidiendo vasallaje, como los casos de Argentina, El Salvador e India.

El judaísmo extremado en el sionismo y el fascismo, son hermanos pegados por la cintura. ¿Se puede aplazar el choque con un contrincante así de monstruoso hoy en día? Antes, nos vendieron que los nazis mataron a los pobres judíos. Ahora fascistas y judíos sionistas, -lectores todos de la Torá, el Tanaj y el Estado judío de Herzl- se unen para vencer a las dos potencias antagónicas étnica y religiosamente, pero competidoras como élites planetarias en consolidación. Asesinan los primeros a rusos y eslavos desde el neonazismo banderista y masacran palestinos desde el judaísmo excepcionalista los otros.

Por qué atacar ahora al decadente hegemón

  • Reservas de munición crítica por guerra abierta en Ucrania. ¿podría alimentar tres frentes, si China toma Taiwán?
  • Inferioridad tecnológica. Aun siendo potente, no puede competir ni escalar al nivel de Rusia y China Juntas.
  • OTAN debilitada. Nadie en Europa quiere sumarse de buena gana una guerra más. España ha dado el primer bandazo, además de negarse a subir a un 5% su inversión en la OTAN.
  • OTAN sin armas, con stocks agotados por apoyo a ucronazis, cuerpos militares no capacitados o minúsculos, sin motivación existencial, sin fuerza de comando y control, plegada a una fuerza estadounidense abrumada.
  • Estados Unidos ya des territorializó la lucha de regional a global. Ataca lanchas supuestamente narcotraficantes en el Pacífico y el Caribe; incauta cargueros de petróleo con banderas china o rusa; hostiga con Europa a la flota marina de carga rusa, la golpea con agentes ucranianos lejos del Mar Negro, donde éstos tendrían acceso; tomó prisionero a un aliado que se sentaba sobre la mayor reserva de petróleo -Nicolás Maduro-; quitó puertos o participaciones de empresas chinas en Panamá; atacó una fragata iraní en Cachemira, que carecía de armas, lejos de las zonas de combate. Y esto para no volver sobre todas las agresiones a Rusia desde 2014 o las provocaciones en Taiwán a China o la instigación a protestas en Hong Kong y el levantamiento de los uigures en la región noroeste de Xinjiang.
  • Irán en una semana destrozó más de 20 bases militares estadounidenses en la región, atacó en profundidad a Israel y mantiene una estrategia agresiva en el estrecho de Ormuz limitando el paso de cargueros y atacando a la flota naval estadounidense. Esto quiere decir que Rusia puede ser más agresiva con la OTAN y el respaldo y participación de ésta en Ucrania. Difícilmente EE.UU. invocará el artículo 5 de defensa mutua por ataque a un socio OTAN. No arriesgará EE.UU. sus propias ciudades. Según el analista Gilbert Doctorow, este ya es un debate en la sociedad y los expertos rusos que piden finiquitar la larga Operación Militar Especial.
  • Europa con tasa de natalidad a la baja; ideologías de género que la desarticularon de sentimientos no sólo nacionales sino de conciencia de clase social, derivada de las luchas del siglo XVIII, XIX y XX, una Europa donde crecía una clase media con capacidad de ahorro; dependiente ahora de combustibles estadounidenses, desindustrializada, plegada a regañadientes a China, anhelando los combustibles rusos, pero cerrando esto a futuro.
  • Precios del oro, petróleo, plata y fletes de transporte al alza. Todo esto debilita a EE.UU. y a Europa, significativamente, pues nunca han desarrollado la infraestructura logística que compita con China.
  • Calentamiento desbordado de la deuda estadounidense llegando a 30 billones (o trillones) de dólares, lo que al lado de las deudas europeas hacen deseable una guerra y les torna agresivas.
  • Crisis interna de dirección política. Crisis moral interna -archivos Epstein-. Crisis sanitaria y de consumo de fentanilo. Descomposición social en un quinto de su población. Satanización de los únicos que producen economía real: los migrantes.
  • Estados Unidos es un imperio formado en su publicidad. En su American Dream. En la proyección de poder militar más dólar en Hollywood. En el celuloide. El actual presidente psicópata, enfermo mitómano, megalómano y su cohorte de pusilánimes, se han envalentonado al ver que nadie los para. Creen que la extracción de Maduro, seguramente negociada con élites locales, es un gran triunfo expresión de su excepcionalismo. Rusia y China deben decir NO. No es así.
  • La ruta del Ártico, las conexiones portuarias logradas por China con todo el mundo, presionan a occidente y quieren una guerra en sus tiempos, en sus términos y en su provecho: no en Europa ni Norteamérica, no lastimando sus intereses y con un mundial de fútbol, para poner un ejemplo de su descaro y altivez, en paz, mientras hacen arder el mundo. El mundo bajo un gran esquema libio. Todo en caos, pero con explotación petrolera.
  • Occidente no podría llevar a buen término una guerra con los frentes abiertos más otro directo puesto por China y Rusia. Las guerras, así sean totales abiertas, se desarrollan en el espectro de la barbarie de las armas convencionales. Siempre habrá la posibilidad de escalada a fase nuclear, pero eso NO SERÍA UNA GUERRA, sino el epitafio de la Destrucción Mutua Asegurada.

Al inicio del texto señalaba que pensar el milenarismo como garantía de triunfo predestinado implicaría una visión determinista, anti materialista y anti dialéctica de la historia. La guerra es connatural a una naturaleza atrasada humana, quizá, o a una forma consecuente y paulatina en donde se decantan las más agudas contradicciones. Allí donde una palabra o un insulto no logran su efecto. Donde la intimidación ya no coacciona. Donde las líneas rojas no son creíbles. Donde el amo y el esclavo están dispuestos a la desaparición por aniquilación.

Se dice en el materialismo histórico que las contradicciones antagónicas, entre opuestos, como pobre – rico, esclavo – esclavista, no tienen resolución. Su única forma de ruptura es mediante el ejercicio de la fuerza, la revolución. Esta NO es esa circunstancia.

Vivimos la lucha de contradicciones no antagónicas. ¿Están dispuestas las élites globales a llegar a un acuerdo, con tal de comer y dormir bien y seguirnos explotando?

El tiempo y los hechos muestran que hay que ir a guerra abierta y Rusia y China deben asumir de frente este papel ineludible y dialéctico, pues si caen, por dormir en la confianza y los laureles de su milenarismo, caemos todos en el Sur Global, como idea alternativa de sociedad multipolar y policéntrica, camino a posibles nuevas revoluciones honestas a futuro.

Posdata:

Nadie debe querer la guerra ni motivarla, pero tampoco temerla.

La guerra es multidimensional, no sólo es el desenfreno de la muerte.

La guerra actual, como las guerras anteriores a 1939, es guerra entre castas o élites.

La guerra actual no se libra para que prevalezca un mejor Estado de Bienestar, sino un menor Estado de malestar.

Las guerras, si no son revolucionarias, no sirven para nada, no liberan nada, no crean nada, no permiten transitar hacia nada nuevo.

Si queda un mundo en pie tras la guerra total, debe ser reorganizado bajo el espíritu de la Organización de Shanghái OCS y del grupo BRICS+. Espero que éstos logren estar a la altura de tal momento histórico.

¡NO más espíritus de Anchorage!

Debo decir que uno de los diplomáticos más admirables de la actualidad, Sergei Víktorovich Lavrov, lleva al menos un año mostrando que el tiempo de la diplomacia se ha pausado.

]]>
Dos eventos que dejó febrero, los astros y sus luces https://strategic-culture.su/news/2026/03/08/dos-eventos-que-dejo-febrero-los-astros-y-sus-luces/ Sun, 08 Mar 2026 14:00:53 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=891013 El mes de febrero y dos de sus eventos afirman una humanidad en descomposición.

Únete a nosotros en Telegram Twitter  VK .

Escríbenos: info@strategic-culture.su

El mes de febrero y dos de sus eventos afirman una humanidad en descomposición y en donde la cordura a veces parece perder la batalla ante la emotividad violenta, sangrienta, irracional y persistente en mantener el statu quo de hace treinta y cinco años, o acaso cuatrocientos años, por parte de occidente. Estados Unidos de América y sus abyectos socios: toda Europa, Corea del Sur, Australia y Japón, así como la reconquistada América Latina y el Caribe, hacen el coro ambiguo pero persistente entre aceptar la prolongación de tal vasallaje y efectuar rabietas de insubordinación sin dientes ni condiciones estructurales para mantenerlas; esto en parte por causa de los espejismos que suscitó el progresismo con la idea de lograr la ‘revolución mediante las reformas’. Todo muy light y sí, no había más.

Cuando nos disponemos en una noche despejada a ver las estrellas en el cielo, aquellas luces no son las estrellas en sí. Son la luz viajando en el espacio de astros ya muertos. El brillo, poco o mucho, que vemos de los eventos en el presente, también es la alucinación de brillos y vitalidad pasadas, como el del dominio estadounidense unipolar, pero también de las grandezas indiscutibles de los imperios ruso, chino o persa. Hoy en día todos a su manera, son la sombra de tales incandescencias. Persisten en recobrar el acento y son otra cosa. ‘La historia no se repite, pero rima’, señalaba el estadounidense Mark Twain.

¿Qué ha sido de las luces y sus astros? Algunos eventos del mes de febrero nos ponen de cara a estos reflejos, de la persistencia en lo que se fue y ya no es. Esto no omite que las esencias históricas persistan. Aunque con cierta momentánea palidez.

India – Israel: ¿La ‘I’ de Irán reemplazará a la ‘I’ de India en BRICS+?

India, -nación con una demografía potente y una tasa de natalidad relativamente joven y siendo la tercera economía mundial- hace parte del grupo BRICS+. De hecho, fue miembro fundador en 2006, como RIC -Rusia, India y China-, pasando a ser BRICS en 2010, al sumarse Brasil y Sudáfrica y luego BRICS+ con las nuevas incorporaciones al grupo.

Pero desde 2007 -un año luego de fundar RIC- se sumó al Quadrilateral Security Dialogue, QUAD; foro estratégico entre Estados Unidos, Japón, Australia e India. Tal grupo es una apuesta por contener a China, -quien desde entonces tenía afinidades que hoy están consolidadas con Rusia- en la zona del Indo-pacífico, extendido entre el océano Índico y el mar de China meridional hasta el océano Pacífico occidental.

Esta es una contradicción que, expresión del pragmatismo confucianista, China lo ha soportado con un ojo alerta, mientras negocian en BRICS+. En el año 2025, celebrado en China el aniversario de los 80 años de la derrota del fascismo, India fue a abrazar a Xi Jinping como muestra de independencia ante la presión arancelaria de EE.UU. para que no comerciara con Rusia petróleo. Tal acto hizo que varios expertos señalaran que Trump logró lo que nadie: unir más a las desconfiadas naciones India y China, enzarzadas en conflictos sempiternos en los territorios de Aksai Chin, que comprenden Cachemira, Tíbet y Sinkiang.

Por otra parte, los altos mandatarios de India e Israel, Narendra Modi y el genocida Benjamin Netanyahu, premier israelí, tuvieron una reunión este 25 de febrero de 2026, luego de aplazarla en abril, septiembre y noviembre de 2025. El mismo sionista israelí tiene restringida su movilidad internacional por orden de captura de la Corte Penal Internacional desde noviembre de 2024.

En la visita de febrero de 2026 Narendra Modi, primer ministro indio señaló que: “Nuestras naciones comparten una sólida y multifacética Asociación Estratégica (…) Los lazos se han fortalecido significativamente en los últimos años”, escribió Modi en X antes de aterrizar en Tel Aviv.

Es al menos preocupante que la India, integrante fundador del grupo BRICS+ -que amenaza los liderazgos del G20 y G7, al haber cambiado las reglas asimétricas y leoninas de negociación entre partes- sea parte del QUAD. Además, que India abrace al país genocida y a su líder para profundizar relaciones en defensa y tecnología, entre otros, en el momento de mayor riesgo de confrontación global, cuando EE.UU. como títere de Israel se suma a atacar a Irán, para llegar a China.

India ha permitido usar su territorio a los sionistas y estadounidenses. De buena gana, Narendra Modi mirará a un costado para que se asesinen persas musulmanes, pues como es sabido, es hostil ante los doscientos millones que habitan India.

No es fácil esta postura. Por el Estrecho de Ormuz llega a India el 60% del petróleo que necesita la nación para su desarrollo. ¿Le apuesta en verdad el gobierno indio a la esperanza de la aniquilación del mundo persa? ¿Entiende que tal problema, además de una escalada de guerra total, le llevará a estar condicionado por Estados Unidos e Israel en el mediano plazo?

¿Cómo ven tal comportamiento chinos y rusos? Estos países, en la luz inicial de su creación como astros civilizacionales, para volver a la analogía, tuvieron conflictos y recelos, pues también entre persas y rusos, sus imperios chocaron. La desconfianza allí late como destello doloroso. El propio presidente Vladímir Putin señaló en junio de 2025, tras la ‘Guerra de los 12 días’, que Rusia había ofrecido un acuerdo de cooperación de defensa y los iraníes lo habían rechazado, aunque antes de tal micro guerra, firmaron u acuerdo de cooperación estratégica, renovación del acuerdo de 2001.

Por su parte China y Rusia, tuvieron confrontaciones bélicas desde el siglo XVII entre los imperios ruso/tsarista y la dinastía Qing. Luego en el siglo XIX, el imperio ruso se expandió -retomando lo perdido en la guerra anterior mediante el tratado de Aigun de 1858- aprovechando la debilidad de tal dinastía y las guerras del opio. Luego, en su momento comunista más brillante, en 1969 volvieron a tener una guerra que pudo escalar a nuclear.

Rusia e India no mantuvieron conflictos, más bien negociaciones en el siglo XVII con el imperio mongol y luego negociaciones con la India britanizada y ciertas disputas geopolíticas por expansiones rusas hacia Jivá y Bujará (Turkestán ruso).

Finalmente, para el caso de interés, China e Irán, en su versión de imperios, persa y dinastía Han, alrededor del siglo II a.C. tuvieron cercanía con la Ruta de la Seda, iniciada por la misión de Zhang Qian en 139-126 a.C. y solo alguna escaramuza poco relevante.

Curioso es que hoy vuelve a ser de interés la ruta de la seda para la China contemporánea, reinaugurada no sólo para el acceso a hidrocarburos sino por la circulación – consumo de otro tipo de mercancías y el reacomodo geopolítico del mundo.

Lo anterior no pretende satanizar las relaciones, con un sesgo que busque confirmar la desconfianza. Es claro y el lector puede ubicar eventos que confirman relaciones respetuosas y con avances en cooperación entre tales naciones. Sin embargo, las alertas negativas instan en cualquier situación a ponderar los récords positivos de las relaciones internacionales, pero revisando los patrones persistentes o nuevos de los eventos negativos.

Por eso, la cercanía de India e Israel deja traer al presente el recuerdo de la suma de hechos históricos que identifican tendencias nacionales que van más allá de los intereses actuales y se proyectan como la esencia de los ethos fundacionales de estos imperios.

¿Puede confiarse, de India, su lugar fiel al grupo BRICS+, con estos nuevos elementos y sus antecedentes históricos? Tras las agresiones iniciadas por Israel y secundadas por E.UU. el 28 de febrero de 2026, respondidas enérgicamente por Irán en una guerra que para ésta es de carácter existencial, ¿qué pasará tras el fin del conflicto, si Israel y EE.UU. logran los resultados esperados? ¿India romperá BRICS+ percibiendo un ganador geopolítico occidental, enemigo de su enemigo regional? Para John Helmer, India ya está rompiendo BRICS+ ¿De ser el vencedor Irán, -al lograr evitar el cambio de régimen y la balcanización- se consolidará como la nueva letra ‘I’ de BRICS+ en lugar de India? Claro, y omitiendo a una ‘I’ de Indonesia en BRICS+, que también es miembro pleno, pero al margen de conflictos actuales. ¿Es posible tanta flexibilidad por parte de Rusia y China ante los bandazos de una India con intereses singulares y franca competencia a cincuenta o cien años con el dominio regional chino?

Los chinos seguirán siendo flexibles y vigilantes y no ven quizá riesgo en India; por el contrario, la libertad de asociación es una característica de BRICS+. Sin embargo, en juegos imperiales de larga duración, ningún escepticismo peca de extremo.

Dentro de grupo BRICS+ no está contemplado una causal de exclusión de un miembro. Pero tampoco se han visto en situaciones que insten a hacerlo. El grupo mismo se lo ha pensado poco al momento de rechazar la casi auto invitación de Macron para el BRICS+ 2023, en Sudáfrica, considerándola ‘inapropiada’.

La Guerra Fría definió claramente opuestos con base en antagonismos ideológicos claros: comunismo y socialismo vs capitalismo. Esto implicó la formación de bloques que se sustentaban en tal dicotomía. BRICS+ tendrá una prueba de fuego en esta postura india, al igual que la de los otros países miembros BRICS+ (Egipto, Emiratos Árabes Unidos, Indonesia, Uzbekistán, Kazajistán y Vietnam.) que se sumaron a la idea de Donald Trump de construir un Consejo para la paz en Gaza, que revisé en el artículo anterior.

¿Cómo será el diálogo de estas naciones en el Foro BRICS+ de India 2026, – “Building for Resilience, Innovation, Cooperation and Sustainability” (Construyendo para la Resiliencia, la Innovación, la Cooperación y la Sostenibilidad)- cuando estos países también deban tomar postura frente a la guerra en Irán, ¿de la cual ya reciben el castigo por su complacencia con el imperio decadente estadounidense?

Guerra abierta en Oriente Medio

El 28 de febrero de 2026, en medio de una mesa de negociación que el propio mediador omaní señaló esperanzadora para la siguiente ronda, una vez más, EE.UU. fracturó la negociación al acordar, -se sabe que el ataque estaba ya acordado desde diciembre de 2025- que Israel atacara primero a Irán. Pero el presidente Trump, quien gobierna desde la espectacularidad de los medios de comunicación, no ha logrado explicar de manera convincente la entrada en esta nueva guerra, cuando en campaña prometió todo lo contrario. Asunto que le puede traer problemas para las elecciones de mitad de mandato.

Si un cuerpo celeste sigue vivo y brillando con luz tenue, ese es el cuerpo de la traición, el engaño, las falsas banderas y la imposición gansteril de Estados Unidos de América. Está suficientemente documentado. Los propios funcionarios chinos, Wang Wenbin o Guo Jiakun, ha descrito el número de bases militares estadounidenses en el mundo -800- y el número de guerras causadas -240 guerras con una pausa de 16 años, o sea, ha estado provocando conflictos 224 años- en su breve historia -al lado de existencia milenaria de persas, rusos, indios y chinos- sobre todo luego de la Segunda Guerra Mundial. 1945. Entonces, ¿a quién le sorprende esta nueva guerra en Irán, dada tanto a favor del sionismo, -´el gran Israel´- y de la contención a China?

Quiero anotar la particularidad histórica de las naciones milenarias en cuanto a cómo valoran a sus altos mandos y su cuidado.

En Rusia, han asesinado a militares de alto rango como el encargado de asuntos de guerra biológica teniente general Igor Kirillov, -hecho reconocido por Ucrania- en diciembre de 2024, que tenía experiencia en laboratorios químico-bacteriológicos y había estudiado los mismos en Ucrania, construidos por EE.UU. También el teniente general Fanil Sarvarov en diciembre de 2025, en Moscú. Así mismo, otro alto rango, Yaroslav Moskalik en abril 2025, Subjefe de la Dirección Principal de Operaciones del Estado Mayor, fue asesinado en un atentado con coche bomba. Vladímir Alekseyev, el más reciente, el 6 de febrero de 2026, en Moscú. El subdirector del GRU (inteligencia militar rusa, número 2), recibió varios disparos en su edificio residencial.

Por su parte, en la llamada ‘Guerra de doce días’ de junio de 2025, a Irán se le traicionó de idéntica manera a la del 28 de febrero. Se le bombardeó fuertemente en plenas negociaciones. Se asesinaron a sus altos mandos militares y parte de su élite científica con sus familias. El primero de marzo de 2026, se confirmó el asesinato del líder espiritual Alí Jameneí. ¿cómo tienen a la expresión viva y mística en una casa en Teherán? Altos rangos militares también fueron asesinados.

Asimismo, se atentó contra el expresidente Mahmoud Ahmadinejad, en bombardeo, junto a sus escoltas. En mayo de 2024, fue asesinado en una sospechosa caída de helicóptero el presidente de Irán, Ebrahim Raisí, junto a su ministro de exteriores. Al general Qsem Soleimani se le asesinó, luego de invitarlo a diálogos con una comitiva, en enero de 2020 en Irak.

Esto es sorprendente y puede explicarse por una confianza absoluta en que quienes reemplazan son aptos, en que no hay nadie indispensable. Esto se afinca en la idea de que todos somos reemplazables y no indispensables, cuando hay confianza en la propia idea histórica de liderazgo. También y sobre todo para el caso iraní, el martirio es el máximo sacrificio. Jameneí no huyó. Dio su vida y consolidó la unidad nacional y confraternizó al chiismo y al sunismo regional contra el enemigo occidental.

Después de todo, Irán ha asegurado la continuidad de su gobierno y encuentra férreo respaldo en la multitud volcada a las plazas públicas hacia la Guardia Revolucionaria y el clero, con una transición en camino para elegir un nuevo ayatolá. De hecho, entendían que Jameneí tenía problemas de salud, 87 años y una sucesión en marcha. ¿Su nieta de dieciocho meses, su hija y su yerno, que cayeron junto al líder, eran necesarios en este martirio?

En Rusia, el presidente Vladímir Putin encuentra respaldo en sus cuerpos gubernamentales, de seguridad y en el nivel de aceptación de la población sobre el 70 u 80%, pese a las bajas señaladas y todos los atentados que le ha propiciado Reino Unido y Estados Unidos directamente y mediante el proxy ucraniano.

¿Cómo están viendo los rusos la fiabilidad de las negociaciones con Estados Unidos y un rabioso Zelensky, instigado por Europa, para poner fin al conflicto? Es, como dicen algunos analistas, ¿la forma de mostrarse Rusia abierta al diálogo ante la maquinaria propagandística y comunicacional occidental, congelando así este brazo poderoso de hostilidad desde la desinformación, pero teniendo claro que la diplomacia para el arreglo se libra ahora en la línea del frente?

¿Cómo ve China el cerco que quiere limitarle acceso a las fuentes significativas de hidrocarburos, como lo son Venezuela e Irán, de caer, en esta guerra en ciernes?

Estas naciones: China, Rusia, Irán e India siguen casi incólumes moviéndose en el tiempo con la memoria de su cuerpo fundacional. Su luz se proyecta como recuerdo de su gloria. Pero ya no es el mismo mundo ni las mismas recetas. Postergar la confrontación que se dará inevitablemente ya no parece una opción. Irán aplazó una guerra abierta por ocho meses y quería postergarla una vez más aún sabiendo que Israel no dejaría avanzar una negociación.

En los años como imperios acuñados, ni chinos, rusos, indios o persas tuvieron un enemigo tan irracional, letal, idiota, arrojado, poderoso, con armas que son truenos de los dioses, como los Estados Unidos de América. La luz, recuerdo de los astros que fueron y han sido estos imperios, no sea por el bien global, un velo que no les permita comprender que ya están en guerra abierta y que se desean sus cabezas. Que los novatos, los advenedizos de la historia, los atlánticos belicistas, están dispuestos a borrar de la memoria y la vida material su propia existencia y la de sus contrincantes milenarios.

]]>
Il mosaico della morte per mille tagli https://strategic-culture.su/news/2026/03/08/il-mosaico-della-morte-per-mille-tagli/ Sat, 07 Mar 2026 22:21:37 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=891004 Si tratta di una guerra di logoramento strutturata. E la sceneggiatura è stata scritta a Teheran.

Segue nostro Telegram.

La difesa decentralizzata a mosaico dell’Iran – questa la denominazione ufficiale – viene costantemente modificata 24 ore su 24, 7 giorni su 7: questa è la strategia a lungo termine dell’IRGC, una morte per mille tagli progettata per dissanguare l’Impero del Caos.

Esaminiamo i canali interconnessi che permeano la palude incostituzionale, impossibile da conquistare e strategicamente catastrofica costruita dall’Impero del Caos.

La resilienza mosaica dell’Iran e la sua strategia a lungo termine; la tentazione per quel terribile culto della morte in Asia occidentale di passare al nucleare; l’inesorabile inferno degli intercettori che si avvicina;

l’incessante spinta della Cina ad abbandonare il vecchio ordine (accumulando oro, scaricando dollari); i progressi dei BRICS nella creazione di un sistema finanziario parallelo; il crollo dei vassalli americani, in diverse latitudini: tutto ciò sta accelerando un radicale riassetto del sistema.

E poi c’è Vladimir Putin, che con disinvoltura, quasi come un ripensamento, annuncia che alla fine potrebbe non esserci gas russo da vendere all’UE:

” Forse avrebbe più senso per noi smettere di fornire gas all’UE e spostarci verso quei nuovi mercati, affermandoci lì (…) Ribadisco: non c’è alcun motivo politico. Ma se tra un mese o due ci chiuderanno comunque il mercato, forse è meglio andarsene ora e concentrarsi su paesi che sono partner affidabili. Detto questo, non è una decisione. Sto solo riflettendo ad alta voce. Chiederò al governo di esaminare la questione insieme alle nostre aziende”.

Il deplorevole Cancelliere Bratwurst ha chiesto il permesso al neo-Caligola affinché la Germania potesse acquistare petrolio russo. Lo ha ottenuto. Tuttavia, potrebbe non esserci nulla da acquistare. Questa è una guerra energetica e l’UE, ancora una volta, non è nemmeno all’altezza di un mendicante senzatetto. Niente gas del Qatar, niente petrolio e gas russi. Ora tornate alla vostra guerra infinita ossessionata dalla NATO.

 Il bombardamento dell’oleodotto del CCG-petrodollaro

Subito dopo l’attacco decapitante di sabato scorso contro la Guida Suprema Ayatollah Kahamenei, l’Iran è passato a un comando e controllo decentralizzato e a cellule con un piano di successione a quattro livelli, lanciando raffiche incessanti di missili più vecchi e più lenti e droni sacrificali per consumare batterie Patriot e sistemi THAAD su scala industriale. Con questa mossa, l’Iran ha cambiato le regole del gioco già dal primo giorno di guerra.

Chiunque abbia un QI superiore alla temperatura ambiente sa che utilizzare 3 Patriot – per un costo complessivo di 9,6 milioni di dollari – per difendersi da un singolo missile balistico sacrificale iraniano è del tutto insostenibile.

Non c’è quindi da stupirsi che siano bastati solo 4 giorni di guerra del Sindacato Epstein contro l’Iran per mandare completamente in tilt il sistema finanziario globale. 3,2 trilioni di dollari sono andati in fumo in soli 4 giorni – e il conto continua a salire.

Lo Stretto di Hormuz è praticamente chiuso, tranne che per le navi russe e cinesi. Almeno il 20% del fabbisogno globale di petrolio non si muove da nessuna parte. L’intera produzione di GNL del Qatar è fuori servizio, senza alcuna ripresa in vista. Il secondo giacimento petrolifero più grande dell’Iraq è stato chiuso.

Eppure, il volubile neo-Caligola continua a sostenere che la sua guerra, che avrebbe dovuto durare solo un fine settimana, potrebbe protrarsi per cinque settimane, mentre altri esponenti del Pentagono parlano di un possibile prolungamento fino a settembre.

Prendendo di mira gli interessi statunitensi in tutto il CCG come obiettivi legittimi, e non solo le basi militari, l’Iran ha innescato una bomba a orologeria. Si tratta di un attacco diretto al petrodollaro (con la tacita soddisfazione di Pechino).

Teheran ha sicuramente scommesso che la reazione a catena sarebbe stata immediata, fino al panico come preludio a una nuova Grande Depressione generalizzata. L’assenza di petrolio, unita all’incapacità del CCG di difendersi in modo significativo dai missili/droni iraniani, significa la fine dei flussi di denaro fittizio di Wall Street. La bolla dell’intelligenza artificiale, dopotutto, è finanziata dagli “investimenti” del CCG.

Il nuovo bombardamento del Pipeineistan non è del tipo Nord Stream: è il bombardamento dell’oleodotto del GCC-petrodollaro.

Tutto questo sta accadendo in tempi record, mentre il mosaico decentralizzato dell’Iran viene messo a punto. Ad esempio, una serie di micidiali missili anti-nave – che non sono ancora stati utilizzati – sono coordinati dall’IRGC, dalla marina, dall’esercito e dalle forze aerospaziali. Lo stesso vale per i droni.

Anche se gli attacchi con missili balistici non stanno tenendo il passo con il ritmo iniziale vertiginoso, sono più che sufficienti per continuare a martellare costantemente le basi militari statunitensi (le cui difese aeree sono già in gran parte esaurite); per precipitare il culto della morte in Asia occidentale e il GCC in un inferno economico totale; e per spaventare a morte ogni angolo dei “mercati globali”.

E nonostante tutte le dichiarazioni di Washington da parte del viscido e buffo Segretario delle Guerre Eterne, decine di fortezze militari sotterranee iraniane cariche di decine di migliaia di missili e attrezzature rimangono invisibili e intoccabili.

 Mandare in bancarotta il modello di business dell’Impero del Caos

Questa è una guerra disperata per salvare il petrodollaro. Una potenza energetica come l’Iran che commercia al di fuori del petrodollaro è l’anatema definitivo, soprattutto perché il processo è accompagnato dalla spinta dei BRICS verso la creazione di sistemi di pagamento indipendenti.

L’immensa fragilità strutturale del CCG – i vicini dell’Iran – li rende una preda ideale. Dopo tutto, il loro intero modello di business è costruito sul petrodollaro in cambio di una “protezione” mafiosa degli Stati Uniti, che è svanita nella sabbia nei primi quattro giorni di guerra.

Segnale alla macchina da guerra asimmetrica dell’Iran per mandare in bancarotta il modello di business dell’Impero del Caos in tempo reale.

La prova definitiva è l’implosione del sogno bling bling di Dubai, molto più della devastazione inflitta agli interessi legati alla Quinta Flotta statunitense in Bahrein e persino di un missile balistico che ha distrutto il radar a scansione fasciata AN/FPS-132 da 1,1 miliardi di dollari alla base aerea di Al Udeid in Qatar.

Il crollo coordinato e in corso del CCG, già inevitabile, significa alla fine la fine del riciclaggio del petrodollaro, aprendo il gioco al petroyuan o al commercio di energia in un paniere di valute BRICS.

“Scacco matto” deriva dal persiano “Shah Mat”, che significa “il re è impotente”. Ebbene, l’imperatore neo-Caligola potrebbe non sapere di essere nudo, perché incapace di giocare a scacchi. Tuttavia, è sufficientemente preoccupato da iniziare a cercare disperatamente una via d’uscita.

 Il corridoio aereo Astrakhan-Teheran

Ora passiamo al ruolo della Russia. L’attenzione dovrebbe concentrarsi sul corridoio aereo Astrakhan-Teheran, affollato di voli cargo segreti. L’aeroporto militare di Chkalovsk, vicino ad Astrakhan, è il principale hub logistico del corridoio: cargo come l’Il-76MD, l’An-124 e il Tu-0204-300C fanno la spola coperti da un materiale speciale che riduce la visibilità radar e li nasconde ai sistemi di tracciamento civili.

I loro carichi arrivano all’aeroporto Mehrabad di Teheran (non sorprende che sia stato bombardato da Israele), Pyam e Shahid Behesthi a Isfahan. Si applica anche la logistica multimodale, poiché alcuni carichi vengono consegnati attraverso il Mar Caspio.

Tutto è coordinato dalla 988ª Brigata logistica militare di Astrakhan. Il contenuto dei carichi comprende componenti per sistemi di difesa aerea, moduli di guida radar, sistemi idraulici per lanciamissili e moduli radar di rilevamento a lungo raggio.

Inoltre, in base a un protocollo segreto, la Russia fornisce all’Iran sistemi di guerra elettronica all’avanguardia, tra cui una versione per l’esportazione del Krasukha-4IR, in grado di disturbare i sistemi radar dei droni statunitensi.

A ciò si aggiunga che l’Iran schiererà presto batterie S-400 complete, che gli consentiranno di controllare fino al 70% dello spazio aereo iraniano.

 Come lo stress economico-politico diventerà insostenibile

E ora passiamo al ruolo della Turchia.

Solo due mesi fa il MIT, i servizi segreti turchi, ha avvertito direttamente l’IRGC che i combattenti curdi stavano cercando di attraversare il confine dall’Iraq all’Iran.

Riflettiamo su questo: un membro a pieno titolo della NATO che trasmette informazioni operative urgenti all’IRGC proprio mentre il Sindacato Epstein si preparava alla guerra.

Ci sono almeno 15 milioni di curdi che vivono in Iran. L’ultima cosa che Ankara desidera è che i curdi in Iran acquisiscano potere. Nonostante tutte le insaziabili manovre di copertura del Sultano Erdogan, egli sa che non può antagonizzare frontalmente Teheran.

Deve bilanciare una miriade di interessi che mescolano la NATO, il corridoio energetico con la Russia, ma anche il corridoio energetico verso l’Occidente attraverso l’oleodotto BTC e il ruolo di ancora occidentale del Corridoio Centrale verso la Cina. Ecco perché il presunto missile balistico iraniano che avrebbe puntato sulla Turchia e sarebbe stato abbattuto dalla NATO non è stato un evento di grande rilevanza: i ministri degli Esteri Fidan (Turchia) e Aragchi (Iran) ne hanno discusso in modo maturo.

C’è una nebbia di guerra impenetrabile al riguardo: il missile potrebbe essere stato lanciato per danneggiare il terminale petrolifero BTC e i successivi droni lanciati sulla Georgia potrebbero essere stati progettati per colpire il punto più debole del BTC.

Nulla di tutto ciò è confermato e sarà impossibile confermarlo. Potrebbe anche trattarsi di una falsa bandiera, anche se Teheran potrebbe essere molto interessata a tagliare il 30% dell’approvvigionamento petrolifero di Israele.

Il BTC continuerà a essere in gioco, poiché attraversa la Georgia trasportando il greggio azero attraverso il Caucaso fino alla costa mediterranea turca. Bombardare il BTC rientrerebbe nella strategia iraniana di recidere ogni corridoio energetico che alimenta il sindacato Epstein e i suoi accoliti attraverso il Golfo, il Caucaso e fino al Mediterraneo.

Lungo il BTC, altre mosse logiche dell’Iran sarebbero quelle di attaccare l’oleodotto saudita est-ovest (che bypassa Hormuz); le piattaforme di carico offshore dell’Iraq nelle acque territoriali iraniane che gestiscono 3,5 milioni di barili al giorno; e l’hub di lavorazione di Abqaiq che gestisce la maggior parte del greggio saudita prima che raggiunga i terminali di esportazione.

Se l’Iran, sotto estrema pressione, fosse costretto a colpire tutti i suddetti obiettivi, non esisterebbe alcuna riserva strategica di petrolio sul pianeta in grado di coprire il deficit.

In questa infernale interconnessione di corridoi energetici, rotte marittime, catene di approvvigionamento globali, sicurezza marittima e prezzo del petrolio fuori controllo, solo i responsabili del Pentagono potrebbero desiderare di prolungare la guerra fino a settembre. L’Asia, l’Europa e tutti gli importatori di energia sulla scena internazionale eserciteranno la massima pressione per qualsiasi misura di allentamento della tensione.

La strategia asimmetrica dell’Iran rimane tuttavia immutabile: espandere la guerra orizzontalmente e allungare al massimo i tempi per rendere insopportabile lo stress economico-politico.

Traduzione: non si tratta di una manovra per un rapido cambio di regime da parte di un gruppo di psicopatici. Si tratta di una guerra di logoramento strutturata. E la sceneggiatura è stata scritta a Teheran.

]]>
The mosaic of death by a thousand cuts https://strategic-culture.su/news/2026/03/05/the-mosaic-of-death-by-a-thousand-cuts/ Thu, 05 Mar 2026 13:53:45 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=890962 This is a Structured War of Attrition. And the screenplay has been written in Tehran.

Join us on TelegramTwitter, and VK.

Contact us: info@strategic-culture.su

Iran’s Decentralized Mosaic Defense – the official denomination – keeps being tweaked 24/7: that’s the IRGC’s long-term strategy of a death by a thousand cuts designed to bleed the Empire of Chaos dry.

Let’s wade through the interconnected canals permeating the unconstitutional, unwinnable, strategically catastrophic Empire of Chaos-built swamp.

Iran’s mosaic resilience and long-term strategy; the temptation for that ghastly death cult in West Asia to go nuclear; the approaching, inexorable Interceptor Hell; China’s relentless drive to ditch the old order (hoarding gold, dumping dollars); the BRICS’s progress in creating a parallel financial system; the collapse of American vassals, in several latitudes: all that is accelerating a radical system reset.

And then, there’s Vladimir Putin, just casually, almost like an afterthought, annoncing there may not be any Russian gas to be sold to the EU after all:

“Maybe it would make more sense for us to stop supplying gas to the EU ourselves and move to those new markets, and establish ourselves there (…) Again, I want to stress: there’s no political motive here. But if they’re going to close the market to us in a month or two anyway, maybe it’s better to leave now and focus on countries that are reliable partners. That said, this isn’t a decision. I’m just thinking out loud. I’ll ask the government to look into it together with our companies.”

The pitiful Bratwurst Chancellor asked permission from neo-Caligula for Germany to buy Russian oil. He got it. But there may be nothing to buy. This is an energy war, and the EU once again does not even qualify as a homeless beggar. No Qatar gas, no Russian oil and gas. Now go back to your NATO-obsessed Forever War.

The bombing of the GCC-petrodollar pipeline

Immediately after the decapitation strike last Saturday on Supreme Leader Ayatollah Kahamenei, Iran switched to decentralised command and control and cells with a 4-level deep succession plan, launching relentless volleys of older, slower missiles and sacrificial drones to consume Patriot batteries and THAAD systems in industrial scale. With that move, Iran changed the rules of the game alread on Day One of the war.

Anyone with and IQ over room temperature knows that to use 3 Patriots – $9.6 million combined cost – to defend against a single Iranian sacrificial ballistic missile is completely unsustainable.

So it’s no wonder that it took only 4 days of the war of the Epstein Syndicate on Iran for the global financial system to go completely bonkers. $3.2 trillion evaporated in a matter of 4 days – and counting.

The Strait of Hormuz for all practical purposes is closed – except for Russian and Chinese vessels. At least 20% of global oil needs are not moving anywhere. Qatar’s entire LNG production is off line – with no resumption in sight. Iraq’s 2nd larget oil field has been shut down.

And still, volatile neo-Caligula vociferates that his war that was supposed to last only a weekend may drag for five weeks, and other industrial-military Pentagon clowns are talking about all the way to September.

By lasering on US interests across the GCC as legitimate targets – and not only military bases – Iran set a time bomb. This is a direct attack on the petrodollar (to the silent delight of Beijing). Tehran certainly gamed that the chain reaction would be instantaneous – all the way to panic as preamble to a new, generalized Great Depression.

No oil, plus no meaningful GCC defense against Iran’s missiles/drones means no more torrents of Wall Street fake money. The AI bubble, after all, is being financed by GCC “investments”. The new Pipeineistan bombing is not of the Nord Stream kind: it’s the bombing of the GCC-petrodollar pipeline.

All that is happening in record time as Iran’s decentralized mosaic is fine-tuned. For instance, an array of deadly anti-ship missiles – which have not been used yet – are coordinated by the IRGC, the navy, the army, and aerospace forces. Same for drones.

Even if ballistic missile attacks are not keeping up with the initial, breakneck pace, they are more than enough to keep steadily hammering US military bases (whose air defenses are already largely depleted); plunge the death cult in West Asia and the GCC in total economic hell; and scare to death every nook and cranny of “global markets”.

And for all the chest-thumping in Washington by the oily, clownish Secretary of Forever Wars, dozens of Iranian underground military fortresses loaded with tens of thousands of missiles and equipment remain invisible – and untouchable.

Bankrupting the Empire of Chaos business model 

This is a desperate war to save the petrodollar. An energy powerhouse like Iran trading outside the petrodollar is the ultimate anathema, especially because the process is coupled with the BRICS drive towards setting up independent payment systems.

The immense structural fragility of the GCC – Iran’s neighbors – makes them an ideal prey. After all, their entire business model is built on the petrodollar in exchange for a Mafioso US “protection”, which has vanished in the sand in the first four days of the war.

Cue to Iran’s Asymmetric Warfare Machine bankrupting the Empire of Chaos business model in real time.

The definitive exhibit is the implosion of the Dubai bling bling dream – much more than the devastation imposed on US 5th Fleet-related interests in Bahrain and even a ballistic missile destroying the $1.1 billion AN/FPS-132 phased array radar at Al Udeid Air Base in Qatar.

A coordinated, in progress GCC crack up, already inevitable, eventually means the end of petrodollar recycling, opening the game to the petroyuan or energy trade in a basket of BRICS currencies.

“Checkmate” comes from the Persian “Shah Mat”, meaning “the king is helpless”. Well, Emperor neo-Caligula may not know he’s naked, because he’s incapable of playing chess. But he’s scared enough to start desperately looking for a way out.

The Astrakhan-Tehran air corridor

Now for the role of Russia. The focus should be on the Astrakhan-Tehran air corridor, crammed with secret cargo flights. The Chkalovsk military airfield near Astrakhan is the key logistical hub of the corridor: cargoes such as the Il-76MD, the An-124 and the Tu-0204-300C are shuttling back and forth covered with special material that reduces radar visibility and hides them from civilian tracking sytems.

Their cargo arrives in Mehrabad airport in Tehran (no wonder it was bombed by Israel), Pyam and Shahid Behesthi in Isfahan. Multimodal logistics also apply, as some cargo is delivered via the Caspian.

Everything is coordinated by the 988th Military Logistics Brigade from Astrakhan. Cargo contents include components for air defense systems; radar guidance modules; hydraulic systems for missile launchers; long-range detection radar modules.

On top of it, under a secret protocol, Russia is supplying Iran with state of the art electronic warfare, including an export version of the Krasukha-4IR, capable of jamming the radar systems of US drones.

Add to it that Iran will soon deploy full-fledged S-400 batteries – which will allow it to control as much as 70% of Iranian airspace.

How the economic-political stress will become unbearable

And now for the role of Turkiye.

Only two months ago the MIT – Turkish intel – directly warned the IRGC that Kurdish fighters were trying to cross from Iraq into Iran. Let that sink in: a full NATO member passing time-sensitive operational intelligence to the IRGC just as the Epstein Syndicate was getting ready for war.

There are at least 15 million Kurds living inside Iran. The last thing Ankara wants is empowered Kurds in Iran. For all of Sultan Erdogan’s insatiable hedging, he knows he can’t frontally antagonize Tehran. He needs to balance a cornucopia of interests mixing NATO; the energy corridor with Russia – but also the energy corridor to the West via the BTC pipeleine; and the role of western anchor to the Middle Corridor to China.

That’s why that alleged Iranian ballistic missile allegedly pointing to Turkiye and shot by NATO was not a big deal: Foreign Ministers Fidan (Turkiye) and Aragchi (Iran) discussed it like adults. There’s impenetrable fog of war about it: the missile might have been sent to cripple the BTC oil terminal and subsequent drones launched on Georgia designed to cripple the weakest spot of the BTC.

None of that is confirmed – and will be impossible to confirm. That might as well have been a false flag – even though Tehran may be quite interested to cut off 30% of Israel’s oil supply.

The BTC will continue to be in play, as it weaves across Georgia carrying Azeri crude across the Caucasus to the Turkish Mediterranean coast. Bombing the BTC would fit the Iranian strategy of severing every energy corridor feeding the Epstein Syndicate and its acollites across the Gulf, the Caucasus and all the way to the Mediterranean.

Along the BTC, other logical Iranian moves would be to attack the Saudi East-West pipeline (it bypasses Hormuz); Iraq’s offshore loading platforms in Iranian territorial waters that handle 3.5 million barrels a day; and the Abqaiq processing hub that handles the majority of Saudi crude before it reaches export terminals.

If Iran under extreme stress is forced to hit all of the above, there’s no strategic petroleum reserve on the planet capable of  covering the gap.

In this hellish interconnection of energy corridors, shipping lanes, global supply chains, maritime security and the oil price going out of control, only Pentagon clowns can possibly want to prolong the war until September. Asia, Europe, and every energy importer across the chessboard will be applying maximum pressure for any measure of de-escalation.

Iran’s asymmetric strategy though remains immovable: expand the war horizontally, and stretch the timeline to the max to make the economic-political stress unbearable.

Translation: this is not a quick regime change stunt by a bunch of psychos. This is a Structured War of Attrition. And the screenplay has been written in Tehran.

]]>
If Iran survives and stays steadfast, Trump’s resource war on China and BRICS collapses https://strategic-culture.su/news/2026/03/05/if-iran-survives-and-stays-steadfast-trumps-resource-war-on-china-and-brics-collapses/ Thu, 05 Mar 2026 09:05:21 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=890948 The U.S.-Israeli war primordially is being waged to create Israeli hegemony across West Asia.

Join us on TelegramTwitter, and VK.

Contact us: info@strategic-culture.su

The U.S.-Israeli war primordially is being waged to create Israeli hegemony across West Asia.

At one level, the conflict is an existential battle, fought out between Iranian missile and intercept capabilities, versus those of the U.S. and Israel.

Conventional thinking has been that this was a no-brainer contest: Iran would be outmatched by U.S. technology and firepower, and forced to capitulate.

Iran’s military humiliation, plus the decapitation of its leadership, would result – it is presumed – in an organic upsurge of populist resentment that would overwhelm the Iranian State, and roll it back into the western sphere.

On the plane of the purely bilateral struggle – as the war enters the fourth day – Iran sits in the driving seat. The State has not crumbled, but rather is visiting drone and missile carnage on to American military bases across the Gulf, and is striking Israel with hypersonic missiles, armed (for the first time) with multiple steerable warheads.

At this point, Iran is on the verge of exhausting Gulf interceptor stockpiles entirely – and too, has eaten deeply into Israeli-American dwindling air defence reserves through Iran initially prioritising older missiles and drones that deplete air defences. Iranian high-end missiles flying at speeds above Mach Four are proving largely impervious to Israeli air defences.

The U.S. intelligence-led assassination of the Supreme Leader has proved to be a cardinal error. Rather than precipitate a collapse of morale, it led instead to massive outpourings of support for the Islamic Republic. To evident surprise in Washington, it has also fired-up Shi’a across the region with calls for jihad and for revenge for the killing of a revered Shi’a religious leader. Tel Aviv and Washington badly misread the terrain.

In sum, Iran is resilient and holding its ground for the long-term against the U.S., whose calculus was grounded in a quick ‘shoot and scoot’ war – a strategy largely imposed by paucity of munitions. The Gulf monarchies are wobbling. The Gulf ‘brand’ – Prosperity, big money, AI, beaches and tourism – likely is over. Israel too, may not survive in its present state.

The geopolitical ramifications, however, extend far beyond Iran and the Gulf States. Iran’s selective closure of the Hormuz Strait, and the destruction of Gulf port facilities more widely, tells another tale.

Take Iran’s particular focus on destroying the U.S. Fifth Fleet’s infrastructure at Bahrain. The Fifth Fleet forms the backbone to U.S. regional hegemony – as laid out here:

“Approximately 90% of the world’s oil trade passes through these areas, and U.S. control guarantees the linked energy supply chains. The fleet also covers three vital strategic chokepoints: the Strait of Hormuz, the Suez Canal, and the Bab al-Mandeb Strait. And its HQ is not just a port. It’s a comprehensive radar, intelligence and database centre”.

Iran has succeeded in destroying the radars and much of Bahrain’s port logistic and administrative infrastructure. It is systematically driving U.S. forces out of the Gulf.

The war on Iran is not projected just for the U.S. to add Iranian resources to the U.S. energy ‘domination portfolio’, as per the Venezuelan model. Iran, last year, represented only about 13.4% of total oil imported by China by sea — not a crucial component.

The Iran war however, is all about a bigger U.S. play: Control of strategic chokepoints, and of energy transit more generally, so as to deny China access to energy markets and so to curtail its growth.

The Trump National Security Strategy (NSS) set a goal for U.S. policy of “rebalanc[ing] China’s economy towards household consumption”.

This is American code-speak for coercing China to export less, and for it to import more through a radical economic reconfiguration to consuming more domestically — the object being to restore America’s share of global exports versus hyper-competitive and cheaper Chinese exports.

One way to impose this shift would be through tariffs and trade war. But another would be to deny China access to energy markets that it — and the wider BRICS market — requires for growth. This might be achieved, the NSS strategy hints, by constricting resource supply – i.e. by imposing naval blockades of chokepoints, by siege, and the seizure of vessels through the arbitrary sanctioning of vessels (as seen in the Venezuelan stand off.

In brief, Iran’s strikes on the Gulf may be firstly intended to convey a message that, for Gulf neighbours to align with Israel and America and against Iran, is no longer acceptable to Iran. But what Iran also seems to be doing is to attempt to wrest key sea chokepoints, ports and naval corridors from U.S. control — and to bring them under Iranian control.

In other words, to bring the seaways adjacent to the Persian Gulf under Iranian control. Such a shift would be hugely important – not just to China and Iran’s relations with China, but to Russia too, which needs to keep seaborne export routes open.

Should Iran prevail in this mammoth struggle against Israel and the Trump Administration, the ramifications would be huge. The (selective) closure of Hormuz over months, in itself, would play havoc in European gas markets, as well as possibly trigger a debt market crisis.

Further, the breaking of the ‘Gulf Brand’ as a safe investment haven will likely see the dollar devalue, as investors search for alternative geography in which to situate their assets.

The U.S.’ Trump Route for International Peace and Prosperity corridor across the South Caucasus will likely bite the dust. This likely will induce India to return to and stay with — Russian oil imports, and impact on India’s relations with Israel.

Beyond the geo-political reconfiguration as a result of the war, the geo-financial architecture will change significantly too.

]]>
Chi può arrestare l’ambizione dell’“America First” che si sta diffondendo in tutto il mondo? – La Cina può farlo. https://strategic-culture.su/news/2026/02/26/chi-puo-arrestare-lambizione-dellamerica-first-che-si-sta-diffondendo-in-tutto-il-mondo-la-cina-puo-farlo/ Wed, 25 Feb 2026 22:19:03 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=890801 La Russia da sola potrebbe non essere in grado di far scoppiare la bolla di Trump, ma Cina, Russia e Iran insieme potrebbero riuscirci.

Segue nostro Telegram.

Ora possiamo vedere più chiaramente la strada scelta dall’amministrazione Trump: sulla scia di Davos e Monaco, abbiamo un po’ di chiarezza sia sulle ambizioni imponenti di Trump, sia sui mezzi con cui spera di realizzarle. Tuttavia, potrebbe essere troppo tardi. Le politiche del passato ostacolano il futuro dell’America. La Russia da sola potrebbe non essere in grado di far scoppiare la bolla di Trump, ma Cina, Russia e Iran insieme potrebbero riuscirci.

A Monaco, Marco Rubio ha illustrato il contesto di un’ambizione sfacciatamente sfrontata: la sua premessa si basa sull’idea che la decolonizzazione sia stata in realtà un sinistro complotto comunista che ha distrutto 500 anni di imperi occidentali:

“Per cinque secoli, prima della fine della seconda guerra mondiale, l’Occidente si era espanso: i suoi missionari, i suoi pellegrini, i suoi soldati, i suoi esploratori si riversavano dalle sue coste per attraversare gli oceani, colonizzare nuovi continenti, costruire vasti imperi che si estendevano in tutto il mondo”.

“Ma nel 1945, per la prima volta dall’epoca di Colombo, si stava contraendo. L’Europa era in rovina. Metà di essa viveva dietro una cortina di ferro e il resto sembrava destinato a seguirla presto. I grandi imperi occidentali erano entrati in un declino terminale, accelerato da rivoluzioni comuniste atee e da rivolte anticoloniali che avrebbero trasformato il mondo e drappeggiato la falce e martello rossa su vaste aree della mappa negli anni a venire”.

Il suo punto è che tale declino anticipato era una scelta, ed è una scelta che Trump si rifiuta di fare:

“Questo è ciò che noi [gli Stati Uniti e l’Europa] abbiamo fatto insieme una volta, ed è ciò che il presidente Trump e gli Stati Uniti vogliono fare di nuovo ora, insieme a voi [Europa]… Non vogliamo essere oppressi dal senso di colpa o essere i custodi di un declino controllato… Vogliamo invece un’alleanza che corra coraggiosamente verso il futuro. E l’unica paura che abbiamo è quella di non lasciare ai nostri figli nazioni più orgogliose, più forti e più ricche”.

È chiaramente espresso: gli Stati Uniti intendono ripristinare il dominio occidentale. Quell’epoca passata può essere recuperata, ha insistito Rubio.

“L’abbiamo già fatto insieme una volta… Abbiamo difeso una grande civiltà… Possiamo farlo di nuovo ora, insieme a voi”. Oppure possiamo farlo da soli. La scelta spetta all’Europa.

Trump intende riportare in auge tutte le azioni che le potenze imperiali hanno compiuto in passato, in un nichilismo stridente basato sul principio “la forza fa la ragione”. Ben Shapiro e Stephen Miller fanno eco a questa “vibrazione”:

“Non esiste una cosa come il diritto internazionale. È una sciocchezza. Sapete cos’è davvero il diritto internazionale? La legge della giungla”.

Cosa potrebbe fermare questa ambiziosa impresa trumpiana di sovvertire la legge, senza chiedere il permesso a nessuno per agire? Mancando qualsiasi altra misura oltre a coltivare una volontà di potere nietzscheana. Cosa potrebbe ostacolarla?

Beh… la Cina. La Cina, insieme alla Russia, all’Iran e più in generale ai paesi BRICS, potrebbe ostacolarla. E come sempre, l’arroganza, di per sé, può portare alla rovina. Ricordiamo come il segretario al Tesoro Bessent ha commentato la risposta della Cina ai dazi statunitensi: “Un grave errore… hanno una mano perdente… stanno giocando con un paio di due”. Arroganza.

L’America è infatti ostacolata dalle sue decisioni passate: la sua propensione per un modello economico finanziarizzato, la sua struttura economica e politica bipolare, la sua dipendenza dalle linee di approvvigionamento esterne, la sua spesa incontrollata, il suo debito enorme e la scelta di perseguire un modello di intelligenza artificiale che metterà fuori gioco gran parte della classe media occidentale, sono tutti fattori che contribuiscono al “fallimento del progetto”.

In termini pratici, il conflitto Russia-Ucraina è stato scaricato sugli europei, che ripetutamente non riescono a presentare alcuna soluzione politica o di sicurezza alla questione; essi si limitano a chiedere la continuazione di un conflitto che l’Ucraina sta perdendo miseramente. L’Ucraina diventa ora il fardello finanziario dell’Europa.

La Cina è al centro della nuova posizione degli Stati Uniti: strangolare l’economia cinese attraverso una “guerra” commerciale; un blocco navale per soffocare i suoi corridoi energetici; militarizzare la prima catena di isole; sequestrare petroliere e distruggere le linee di approvvigionamento cinesi. I blocchi su Venezuela, Cuba e Iran sono tutti collegati. Se l’egemonia del dollaro non può essere mantenuta, Trump è determinato a raggiungere il dominio energetico degli Stati Uniti.

Il team di Trump è pieno di “falchi” cinesi, falchi militari e falchi commerciali. Ma la Cina conosce i piani degli Stati Uniti e si è preparata. Per ora, il team di Trump si concentra sulla separazione dei fronti: gli Stati Uniti non possono combattere contemporaneamente Russia, Cina e Iran. Quindi si tratta di “Iran First”, poi di indebolire la Russia, oltre a rafforzare i blocchi e gli assedi intorno alla Cina.

Michael Vlahos, che ha insegnato guerra e strategia all’U.S. Naval War College, tuttavia, osserva che:

“La Cina rappresenta oggi una forza militare opposta a quella che gli Stati Uniti hanno affrontato nel Pacifico nel 1941. [A quel tempo] il Giappone, in termini di efficacia militare e dimensioni della sua marina, era davvero l’equivalente degli Stati Uniti e della marina statunitense di oggi, mentre la Cina è l’equivalente degli Stati Uniti di come erano nel 1941”.

“In altre parole, la Cina ha tutta la capacità di costruire e produrre aerei e navi. Ha una capacità di costruzione navale 200 volte superiore a quella degli Stati Uniti. E gli Stati Uniti si trovano oggi in una posizione in cui non riescono nemmeno a mantenere e riparare le navi che possiedono. Se si osservano le navi da guerra americane, si nota che sono ricoperte di ruggine. È deplorevole”.

Eppure gli Stati Uniti hanno già perso la guerra più importante: quella finanziaria.

Sia Bessent che Rubio stanno seguendo lo stesso copione, che l’economista Sean Foo definisce “Neocon Basics 101”:

“La dura realtà per Bessent (e Trump) è che il surplus commerciale della Cina ha raggiunto l’incredibile cifra di 242 miliardi di dollari nel quarto trimestre dello scorso anno, pari al 4,4% del PIL”.

L’altra faccia della medaglia di questo deficit commerciale degli Stati Uniti è che, mentre il commercio della Cina con gli Stati Uniti è diminuito di oltre il 20% quasi ogni mese rispetto a un anno fa, con il resto del mondo (comprese l’Africa e l’Asia) le esportazioni cinesi sono in aumento e in forte crescita.

Ricordiamo che in precedenza Trump aveva insistito sul fatto che la Cina sarebbe stata costretta a “assorbire” i dazi che lui aveva imposto. Ciò non è avvenuto. La stragrande maggioranza di quei dazi è stata trasferita sui consumatori e sugli importatori statunitensi. La Cina ha semplicemente deciso di esportare ovunque tranne che negli Stati Uniti. Oggi la Cina è altamente autosufficiente e competitiva, mentre l’America non è né l’una né l’altra cosa.

Tradizionalmente, gli Stati Uniti coprono tali deficit commerciali in due modi: “O Washington chiede alla Federal Reserve di stampare moneta, oppure emette più attività finanziarie [cioè titoli del Tesoro]”, osserva Foo. Normalmente, il Tesoro emetterebbe effettivamente obbligazioni o buoni per coprire il deficit, ma la Cina non sta acquistando né gli uni né gli altri.

“Ciò lascia gli Stati Uniti di fronte a un deficit commerciale strutturale che aggiungerà 1,4 trilioni di dollari al deficit annuale statunitense nel prossimo decennio. Ciò significa che, invece di prendere in prestito solo 1,9 trilioni di dollari quest’anno, gli Stati Uniti dovranno alla fine prendere in prestito 3,1 trilioni di dollari entro il 2036. E si tratta di prestiti annuali”.

“Quindi, anche il valore di tutti questi titoli di debito (obbligazioni statunitensi) sta crollando [i tassi di interesse stanno aumentando]. Questo è uno dei motivi principali per cui gli Stati Uniti devono rivolgersi agli alleati in tutto il mondo per ottenere finanziamenti. Non vi è letteralmente denaro disponibile da reinvestire o da destinare direttamente alle industrie. Gli Stati Uniti sono essenzialmente in bancarotta”.

“Tutto ciò che la Cina deve fare è continuare a mantenere un ampio surplus delle partite correnti e la situazione del debito degli Stati Uniti peggiorerà sempre di più. Il surplus della Cina continua a crescere perché anche la Cina ha controlli sui capitali. Il denaro guadagnato da Pechino rimane per lo più all’interno del Paese e viene investito strategicamente altrove”.

“Trump, [per il momento], sopravvive grazie alle aziende straniere e ai paesi che trasferiscono la produzione negli Stati Uniti. Finora ci sono impegni di investimento per mezzo trilione di dollari da parte di aziende globali. Tuttavia, se la Cina continua a controllare il commercio globale, tutte queste aziende potrebbero semplicemente fare marcia indietro sui loro impegni”.

“La soluzione di Bessent è che la Cina consumi di più e venda meno al mondo. Tuttavia, c’è un problema in questa affermazione. Anche se la Cina consumasse di più, ciò non significa che acquisterebbe più beni statunitensi. Non si tratta di una correlazione 1:1. Molti dei beni venduti dagli Stati Uniti possono essere sostituiti dalla Cina a livello nazionale. Inoltre, la Cina può sempre acquistarli altrove a un prezzo più conveniente. Non c’è davvero alcuna urgenza da parte cinese di acquistare più beni dall’economia di Trump”.

Il cuore della strategia di Trump è che ha bisogno che la Cina rinunci alla sua quota di mercato globale per dare spazio alla crescita delle esportazioni statunitensi a livello mondiale, ma i prodotti statunitensi non sono competitivi. Pertanto, il dollaro dovrebbe essere ulteriormente svalutato per consentire all’industria manifatturiera statunitense di conquistare una quota maggiore dei mercati globali di esportazione.

La Cina è semplicemente troppo competitiva, sostiene Sean Foo:

“Gli Stati Uniti stanno esaurendo le carte da giocare, il che indica solo una crisi più grave del dollaro. I mercati obbligazionari e tutto il settore finanziario in futuro”.

Il timore, spiega, è che: “Trump svaluterà il dollaro per spendere di più. Che Trump aumenterà i numeri rendendo ancora più grande il già grande governo. Ora, la cosa preoccupante è che potrebbe non avere scelta. Il mercato del lavoro non sta solo vacillando. Sotto il regime della guerra dei dazi sta crollando completamente. È persino peggio di quanto pensassimo. Ora, il crollo ha causato la perdita di 2,1 milioni di posti di lavoro negli ultimi 3 anni. È persino peggio della crisi immobiliare del 2008, che ha causato solo 1,2 milioni di perdite”.

Trump si trova davvero in un dilemma. O fa marcia indietro sulla guerra commerciale o si impegna a indebolire ulteriormente il dollaro e ad aumentare la spesa pubblica. Probabilmente sappiamo già cosa farà, giusto? Spenderà, spenderà e spenderà ancora. E questa è una guerra commerciale che gli Stati Uniti non possono permettersi di perdere. Stiamo iniziando a vedere l’intero sistema statunitense sgretolarsi. Questa economia iper-finanziarizzata sta cedendo sotto il proprio peso. E la crisi più immediata oggi è lo scoppio della bolla dell’intelligenza artificiale, che rischia di provocare molteplici implosioni. C’è un motivo per cui il 64% degli americani ritiene che l’economia non stia andando bene: sta andando male. La Cina ha le carte in mano”.

L’arroganza è credere che il mercato americano sia eccezionale e che nessuno possa permettersi di esserne escluso, ma è proprio quello che la Cina sta facendo intenzionalmente.

]]>