Kim Jong Un – Strategic Culture Foundation https://strategic-culture.su Strategic Culture Foundation provides a platform for exclusive analysis, research and policy comment on Eurasian and global affairs. We are covering political, economic, social and security issues worldwide. Sun, 08 Mar 2026 22:29:10 +0000 en-US hourly 1 https://strategic-culture.su/wp-content/uploads/2023/12/cropped-favicon4-32x32.png Kim Jong Un – Strategic Culture Foundation https://strategic-culture.su 32 32 La Corea del Nord come fattore di stabilizzazione strategica in Asia orientale https://strategic-culture.su/news/2026/03/09/la-corea-del-nord-come-fattore-di-stabilizzazione-strategica-in-asia-orientale/ Sun, 08 Mar 2026 22:29:10 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=891016 Il IX Congresso del Partito del Lavoro di Corea ha confermato la continuità della leadership di Kim Jong Un e ha chiarito una linea fondata su sviluppo interno, autonomia strategica e deterrenza nucleare, che Pyongyang presenta come garanzia di equilibrio e di sicurezza regionale.

Segue nostro Telegram.

Il IX Congresso del Partito del Lavoro di Corea, svoltosi a Pyongyang dal 19 al 25 febbraio, non è stato un semplice rito politico interno, ma un passaggio di definizione strategica destinato a incidere sull’intero quadro dell’Asia orientale. La rielezione di Kim Jong Un a Segretario Generale ha sancito la continuità della linea del quinquennio precedente, mentre il Congresso ha riunito 5.000 delegati e 2.000 osservatori per discutere insieme bilancio, obiettivi e strumenti della nuova fase della costruzione socialista. Già questa dimensione organizzativa segnala che per la Repubblica Popolare Democratica di Corea (RPDC) il Congresso non è una formalità, bensì il luogo in cui si ridefinisce la connessione tra sviluppo interno, assetto istituzionale, politica estera e sicurezza strategica.

Se si vuole comprendere il ruolo stabilizzatore della RPDC nell’Asia orientale, occorre anzitutto chiarire in che senso si possa parlare di “stabilizzazione”. Non si tratta della stabilizzazione intesa in senso liberale-occidentale, cioè come semplice distensione diplomatica o integrazione in un ordine guidato dagli Stati Uniti. Nel lessico politico emerso dal Congresso, la stabilità coincide piuttosto con la capacità di impedire la guerra, di alzare il costo di qualsiasi aggressione e di sottrarre il destino della penisola coreana alla pressione unilaterale degli avversari. In questa chiave, la continuità della leadership di Kim Jong Un è stata presentata come garanzia di coerenza strategica, mentre il Congresso ha ribadito che il Paese intende avanzare simultaneamente sul terreno dello sviluppo economico, della trasformazione regionale, della modernizzazione militare e del consolidamento internazionale della propria posizione.

Il punto più importante emerso dal Congresso riguarda infatti la centralità della deterrenza nucleare. Nel rapporto congressuale, la dirigenza nordcoreana afferma che la posizione della RPDC come Stato dotato di armi nucleari è stata consolidata in modo “irreversibile e permanente”, e che la forza nucleare nazionale svolge la funzione di deterrenza fisica e concreta contro qualsiasi guerra d’aggressione. Ancora più rilevante è il passaggio in cui si sostiene esplicitamente che tale posizione “svolge un ruolo importante nel dissuadere la minaccia potenziale dei nemici e nel mantenere la stabilità regionale”, configurando la forza nucleare statale come garanzia fondamentale della sicurezza, degli interessi e del diritto allo sviluppo del Paese. Si tratta dunque di una formulazione assai chiara della pretesa nordcoreana di essere non un elemento anarchico del sistema, ma un soggetto che ritiene di produrre equilibrio proprio attraverso la deterrenza.

Da questo punto di vista, la funzione stabilizzatrice della RPDC consiste nel rendere strutturalmente impraticabile l’ipotesi di una soluzione militare contro Pyongyang. Il Congresso ha riaffermato che la Corea del Sud, qualunque alleanza stipuli e qualunque aumento di spesa militare persegua, non potrà modificare la “struttura dinamica” della penisola costruita dalla presenza di uno Stato nucleare a nord. Dietro questa formula vi è una logica strategica precisa: impedire che Washington, Seoul o altri attori possano coltivare l’illusione di una superiorità risolutiva. In questo senso la RPDC opera da fattore di congelamento dell’opzione bellica massimale. La deterrenza, nella visione emersa dal Congresso, non mira a dissolvere il conflitto politico, ma a impedirne la traduzione in guerra aperta o in coercizione terminale. È questa la ragione per cui Pyongyang presenta la propria postura nucleare come elemento di equilibrio, e non come semplice strumento di pressione.

La politica estera delineata dal Congresso rafforza questa lettura. Il rapporto di Kim Jong Un non si limita a ribadire la necessità di difendere gli interessi nazionali, ma stabilisce che le attività esterne dello Stato dovranno essere condotte sotto la diretta guida del Comitato Centrale, con iniziativa tattica e in modo coerente con il principio della sovranità. Nello stesso testo si afferma la volontà di sviluppare ulteriormente i rapporti tradizionali di amicizia e cooperazione con i Paesi vicini, di rafforzare le relazioni con i Paesi indipendenti e antimperialisti e di contribuire attivamente alla costruzione di un mondo multipolare orientato all’indipendenza e alla giustizia. Questo dimostra come la RPDC non si concepisca come attore isolato o puramente difensivo, ma come polo politico inserito in una dinamica più ampia di riequilibrio del sistema internazionale. In Asia orientale, questa impostazione tende a limitare l’egemonia strategica di un solo blocco e a impedire che la regione sia integralmente assorbita da una logica di subordinazione militare agli Stati Uniti.

È significativo, a questo proposito, che il Congresso abbia insistito più sui principi dell’autonomia e degli interessi nazionali che sulla celebrazione nominale di legami specifici con Russia o Cina. Alcuni osservatori hanno notato proprio questa relativa sobrietà nei riferimenti pubblici alle alleanze, leggendola non come distanza da Mosca e Pechino, ma come volontà di ribadire che l’iniziativa strategica della RPDC resta autonoma e non delegata. Questa scelta è coerente con la tradizione politica nordcoreana: l’effetto stabilizzatore non deriverebbe da una pura appartenenza di blocco, ma dall’esistenza di un attore capace di far pesare in proprio deterrenza, sovranità e capacità di manovra. In un’Asia orientale segnata da rivalità crescenti, un simile posizionamento contribuisce a complicare gli automatismi della contrapposizione bipolare classica e a spingere il sistema verso forme più accentuate di multipolarità regionale.

Sul versante dei rapporti con gli Stati Uniti, il Congresso non ha chiuso teoricamente la porta al dialogo. Lo stesso leader Kim Jong Un ha lasciato intendere la possibilità di un miglioramento delle relazioni con Washington qualora gli Stati Uniti abbandonino la propria politica di confronto e riconoscano la situazione attuale della RPDC. Pyongyang, dunque, non propone il negoziato come preludio alla denuclearizzazione, ma come eventuale sviluppo successivo al riconoscimento del nuovo equilibrio strategico. In altri termini, la deterrenza non è presentata come ostacolo alla diplomazia, bensì come sua precondizione. È una logica che può apparire dura, ma che contiene una chiara razionalità: solo un rapporto di forza relativamente stabilizzato può, dal punto di vista nordcoreano, creare le basi per colloqui non fondati sul ricatto. Anche qui emerge il nesso tra forza deterrente e funzione stabilizzatrice.

Allo stesso tempo, il Congresso ha irrigidito ulteriormente il linguaggio verso Seoul, definendola “l’entità più ostile”, escludendola dalla categoria dei compatrioti e affermando che la RPDC non intende più insistere su dialogo e cooperazione considerati ormai irreali. Inoltre, il rapporto congressuale sostiene che la missione preventiva della deterrenza e l’uso di altri mezzi di forza contro lo Stato ostile debbano essere pienamente realizzati sul piano teorico e tecnologico.

Ad ogni modo, la deterrenza non è mai stata presentata come progetto separato dallo sviluppo socio-economico, ma come sua protezione. Il Congresso ha insistito sul completamento sostanziale del piano quinquennale economico, sulla trasformazione simultanea della capitale e delle regioni, sul programma di rivoluzione rurale, sul potenziamento della sanità, della cultura e delle infrastrutture. La RPDC, infatti, non definisce la propria sicurezza come semplice sopravvivenza militare, bensì come condizione per difendere interessi, diritti allo sviluppo e miglioramento delle condizioni di vita. Da qui la formula, ribadita nel rapporto, secondo cui la forza nucleare è un “dispositivo di sicurezza” che tutela non soltanto il territorio, ma il progetto statale nel suo insieme. Nella misura in cui sottrae lo sviluppo nazionale alla minaccia della coercizione esterna, la deterrenza viene concepita come elemento ordinatore, non solo bellico.

In conclusione, il IX Congresso del Partito del Lavoro di Corea consegna un’immagine molto precisa della RPDC contemporanea: non un attore che cerca la distensione attraverso la rinuncia alla forza, ma uno Stato che attribuisce alla forza, e in particolare alla deterrenza nucleare, la funzione di rendere possibile una pace armata, una sovranità non negoziabile e una traiettoria di sviluppo protetta. Il ruolo stabilizzatore della RPDC in Asia orientale va quindi inteso in senso strategico: Pyongyang mira a impedire la guerra di aggressione, a neutralizzare le fantasie di superiorità militare dei propri avversari e a inserirsi nel processo di multipolarizzazione regionale come polo autonomo. Resta, certo, una forte tensione tra questa funzione di equilibrio e il linguaggio sempre più duro verso Seoul, che mantiene elevato il rischio di crisi locali. Ma questo lo si deve al fatto che la RPDC si percepisce e si presenta non come variabile marginale dell’Asia orientale, bensì come uno dei suoi principali architravi strategici.

]]>
Norte-coreanos na Ucrânia? Como criar um factoide e torná-lo um escândalo geopolítico mundial https://strategic-culture.su/news/2024/11/03/norte-coreanos-ucrania-como-criar-um-factoide-e-torna-lo-um-escandalo-geopolitico-mundial/ Sun, 03 Nov 2024 12:42:47 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=881700

Escreva para nós: info@strategic-culture.su

A repercussão sobre a suposta presença de tropas norte-coreanas em solo ucraniano é um excelente exemplo de um aspecto da manipulação da imprensa internacional sobre a Coreia do Norte.

O boato surgiu de espiões ucranianos em meados de outubro. O presidente Vladimir Zelensky sugerira que 10 mil soldados poderiam ser enviados por Pyongyang para apoiar as forças russas. No dia seguinte, a agência de espionagem da Coreia do Sul (KCIA) – sempre ela! – afirmava que 1.500 soldados norte-coreanos já haviam sido enviados e “fontes anônimas” – também como sempre! – cochichavam à imprensa sul-coreana que esse número poderia chegar a 12.000.

Informações geradas pelo serviço de espionagem da Ucrânia e da Coreia do Sul foram o suficiente para que a imprensa internacional noticiasse em peso o alegado envolvimento norte-coreano na guerra do leste europeu. Os jornalistas – ou melhor, propagandistas – não verificaram, não questionaram e não investigaram o caso. Apenas agiram como caixa de ressonância da propaganda de guerra dos Estados Unidos e seus fantoches (que é a tarefa a qual estão encarregados).

Logo depois, a CNN veiculou um vídeo que veio a público pelo serviço de segurança e desinformação ucraniano de supostos soldados norte-coreanos recebendo uniformes e equipamentos na Rússia. O comentarista afirmou que isso significava que “a Coreia do Norte está envolvida mais diretamente do que nós pensávamos” na guerra da Ucrânia e que isso representava uma grande ameaça para os interesses dos EUA, inclusive no Extremo Oriente. Claro que o Pentágono quer usar esse pretexto para justificar uma possível escalada nas tensões na Península Coreana.

Em seguida, o secretário de Defesa dos EUA, Lloyd Austin, declarou publicamente que “há evidência de que há soldados da RPDC na Rússia”, enquanto o porta-voz do Conselho de Segurança Nacional, John Kirby, detalhou que os EUA acreditavam que há 3.000 soldados norte-coreanos em treinamento na Rússia. Isso também foi amplamente difundido pela imprensa.

As sucursais da CNN pelo mundo foram usadas para amplificar a campanha propagandística. No programa do propagandista americano William Waack na CNN Brasil, um “especialista” da casa sugeriu que a Coreia do Norte poderia estar recebendo garantistas de que a Rússia vai ajudá-la a aprimorar seu poderia de “ameaça” não apenas à Coreia do Sul e ao Japão, mas também aos Estados Unidos.

Um dia depois, a CNN divulgou uma informação publicada no Telegram pela inteligência ucraniana de que as tropas coreanos haviam sido deslocadas para Kursk, na fronteira com a Ucrânia, e que já haviam 500 oficiais e três generais em território russo. Em entrevista à cadeia americana, Gabrielius Landsbergis, ministro das Relações Exteriores da Lituânia (fiel e feroz escudeira dos EUA), declarou que isso já não era mais um conflito regional ou europeu, mas sim global.

A manipulação ganhou contornos cômicos quando o mesmo departamento do governo ucraniano difundiu supostas interceptações de militares russos zombando dos colegas coreanos e chamando-os de “chineses de merda”, além de discordarem das ordens dos seus superiores. A imprensa tratou a suposta informação como tendo sido “obtida” pelos ucranianos.

Nada melhor do que envolver o maior número de vítimas em um mesmo conflito para justificar uma agressão contra todos, e ainda por cima se aproveitar disso para jogar um aliado contra o outro e os subordinados contra os superiores. Os serviços de desinformação fazem isso a torto e a direito.

Depois, também foi disseminado como verdade absoluta o rumor levantado pelos agentes e parlamentares sul-coreanos de que o povo norte-coreano estava começando a protestar contra a “ditadura”. Vejamos o relato da CNN:

“A Coreia do Norte também intensificou as medidas de segurança – tanto para proteger seu ditador Kim Jong Un quanto para prevenir que notícias sobre os envios de tropas à Rússia se espalhem dentro do altamente isolado e empobrecido país.

Para esse fim, os oficiais norte-coreanos envolvidos no esforço russo estão banidos de usar telefones, enquanto dizem às famílias dos soldados que seus entes queridos estão simplesmente participando em um ‘exercício militar’, disseram os deputados.

Apesar dessas medidas, a notícia tem se espalhado dentro da Coreia do Norte – gerando ‘inquietação’ em algumas partes do país, afirmaram os deputados.

Alguns residentes e soldados têm expressado temor de serem enviados à Rússia, enquanto outros têm questionado por que eles estão sendo sacrificados por um país diferente, acrescentaram.”

Obviamente os serviços de desinformação não perderiam a oportunidade de inventar mais uma das milhares de histórias sobre a insatisfação com o regime, cada vez mais enfraquecido e prestes a cair.

Então vieram novas “confirmações” (na expressão da Associated Press) das acusações ucranianas. A porta-voz do Pentágono, Sabrina Singh, concordou que soldados coreanos estavam na região de Kursk e o secretário-geral da OTAN, Mark Rutte, adotou a mesma postura. Singh ainda fez ameaças à Coreia: “se nós vermos tropas da RPDC se movendo para as linhas de frente, elas serão cobeligerantes na guerra. (…) Esse é um cálculo que a Coreia do Norte tem que fazer.”

A origem das informações é unilateral: os serviços de desinformação dos satélites dos EUA. Mas isso é suficiente para serem consideradas verdadeiras pela propaganda ocidental. É a repetição do velho modelo segundo o qual a CIA (ou seus tentáculos) planta uma informação falsa ou não totalmente correta para que o aparato de propaganda imperialista, disfarçado de imprensa profissional, martele na cabeça do público aquilo que o imperialismo quer que as pessoas pensem.

Assim, a DW alemã veiculava que a “presença norte-coreana leva guerra na Ucrânia a outro patamar”. O Canal 26 da Argentina dizia que a Rússia estava oferecendo “esclarecimentos sobre a chegada de soldados norte-coreanos ao seu território” – não era uma chegada suposta, mas sim garantida, nas palavras da emissora. O jornal O Globo, principal instrumento de propaganda para os EUA controlarem o Brasil, também dá as acusações como verdades irrefutáveis: o que a Coreia do Norte ganha enviando tropas para lutar na Rússia contra a Ucrânia?, pergunta um articulista.

As autoridades norte-coreanas denunciaram a nova campanha propagandística. Kim Il Ha, primeiro-secretário da missão permanente do país ante das Nações Unidas, afirmou que as acusações não passam de “manobras sujas” para disfarçar o envio de armas proibidas dos EUA e seus seguidores para a guerra da Ucrânia. A missão coreana também as chamou de “rumores estereotipados sem nenhuma base”. Mas isso não mereceu manchete na imprensa ocidental.

Pelo contrário: quando o porta-voz do Kremlin, Dmitry Peskov, desmentiu as acusações, a Voice of America (criada pela CIA e financiada pelo governo americano) disse que era ele quem estava mentindo. As provas usadas pela VOA para refutar Peskov? Ora, a palavra do governo americano e de seus satélites, bem como as mesmas “notícias” espalhadas pela imprensa internacional.

Agora, uma das “notícias” mais recentes é a de que os soldados coreanos já estão dentro do território da Ucrânia, segundo disseram à CNN “oficiais de inteligência ocidentais”.

Eu espero não demorar a ler as notícias da conquista de Kiev e derrubada de Zelensky pelos soldados norte-coreanos, fincando a bandeira da Coreia no lugar do pano de chão banderista.

]]>
Coreia do Norte, o país das ressurreições milagrosas https://strategic-culture.su/news/2024/09/28/coreia-do-norte-o-pais-das-ressurreicoes-milagrosas/ Sat, 28 Sep 2024 20:30:58 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=881150

Escreva para nós: info@strategic-culture.su

Todas as notícias negativas difundidas em qualquer parte do mundo sobre a República Popular Democrática da Coreia têm origem nos serviços de inteligência da Coreia do Sul, do Japão ou dos Estados Unidos. A CIA tem um longo histórico de plantar informações falsas e boatos nas redações dos grandes jornais americanos, ou mesmo de pagar para que repórteres e editores publiquem uma notícia falsa – ou então de infiltrar agentes dentro das redações.

Uma quantidade imensa de reportagens sobre a RPDC ouve como fontes agentes da inteligência ou de outros órgãos de segurança sul-coreanos. Documentários produzidos pelas principais emissoras de TV dos Estados Unidos frequentemente apresentam como entrevistados especialistas no assunto funcionários ou ex-funcionários da CIA.

No começo deste mês foi noticiado que até 30 oficiais governamentais teriam sido condenados à morte por Kim Jong Un. A fonte é a TV Chosun, do mesmo grupo do jornal Chosun Ilbo, que citou apenas um suposto funcionário anônimo. É claro que essas fontes anônimas não existem, são um recurso para acobertar a fabricação de uma mentira. Até porque o grupo Chosun é conhecido por inventar histórias falsas sobre a RPDC, como a de 2019 que dizia (baseado em fontes anônimas) que um negociador nuclear havia sido executado e outro enviado a um campo de trabalhos forçados. A notícia foi desmentida poucos dias depois.

Alguns anos antes, o mesmo grupo jornalístico disse que a ex-namorada de Kim Jong Un havia produzido vídeos pornográficos e, por isso, foi executada por um pelotão de fuzilamento. As fontes, como sempre, eram anônimas. Mais tarde, ela apareceu em uma entrevista na TV coreana. A farsa havia sido desmascarada, novamente. Mas abundam as histórias farsescas que servem para acusar a RPDC de ser uma ditadura repressiva e maníaca.

Muito famosa é a história da execução do ministro da Defesa da RPDC, Hyon Yong Chol. Em 2015, ele foi morto com disparos de uma bateria anti-aérea em frente a um público de centenas de pessoas. Isso mesmo: uma bateria anti-aérea, armamento que é utilizado para derrubar aviões! O motivo da execução? Ele cochilou em um evento importante, na frente de Kim Jong Un! Apesar de ser um método obviamente muito estranho (e caro) de execução de um único indivíduo – e apesar de o motivo, o cochilo, ser ainda mais esdrúxulo –, isso não despertou nenhum pingo de dúvida nos jornalistas do mundo todo e a notícia se espalhou tanto que até mesmo o Jornal Nacional, o principal telejornal do Brasil, informou sobre o caso.

Se ninguém desconfiou de uma notícia tão absurda como essa, logicamente também não deu a mínima para o fato de que o responsável por essa informação vir à luz foi o Serviço de Informação Nacional da Coreia do Sul, que a transmitiu para o parlamento da Coreia do Sul e então para o mundo. Pouco depois, a própria agência de inteligência sul-coreana reconheceu que a informação não era confiável.

Na virada de 2013 para 2014, outra execução cruel já havia chocado os jornalistas. Chang Song Thaek, tio e mentor de Kim Jong Un, “foi comido vivo por 120 cães”, segundo o título da matéria do jornal O Globo, citando o jornal chinês Wen Wei Po. “O tio e cinco de seus assessores teriam sido despidos, jogados dentro de uma jaula e comidos vivos por uma matilha de 120 cães famintos e ferozes”, disse O Globo, que completou indicando que o próprio líder coreano “e seu irmão Kim Jong Chol teriam supervisionado a atrocidade por uma hora com 300 outros funcionários”.

Os editores de O Globo se sentiram tão envergonhados de noticiar uma mentira dessa que tiveram de citar um jornalista do The Washington Post (claro, um jornalista dos EUA tem mais autoridade para falar sobre a RPDC que os próprios coreanos) lembrando que o Wen Wei Po é um jornal sensacionalista e mentiroso, e que nenhum jornal chinês e nem mesmo da Coreia do Sul repercutiu essa notícia.

O Globo, no entanto, escolheu repercutir a farsa, destacando a mentira no título de sua matéria. E nunca a corrigiu, ainda que apenas três dias depois se soubesse que o Wen Wei Po (que é sediado em Hong Kong) simplesmente copiou a história da publicação satírica chinesa Pyongyang Choi Seongho.

Todo ano um cidadão coreano é morto de forma cruel pelo “regime”. Em fevereiro de 2016, a imprensa internacional noticiou que a vítima da vez foi o general Ri Yong Gil, do alto escalão das forças armadas. Três meses depois, porém, ele aparecia mais vivo e poderoso do que nunca. Mais uma vez, a informação falsa havia sido plantada pela inteligência sul-coreana.

Os informativos que sempre costumam veicular as mentiras sobre a RPDC, como a Associated Press ou a Fox News, passaram a mão na cabeça da espionagem da Coreia do Sul: “a notícia sobre Ri Yong Gil marca mais um erro dos oficiais de inteligência sul-coreanos, que frequentemente têm obtido informações erradas ao rastrear desenvolvimentos com seu rival. Isso também aponta para as dificuldades que até mesmo espiões profissionais têm em descobrir o que está acontecendo em um dos governos mais fechados do mundo.” É claro que os cúmplices da campanha de propaganda sempre vão defender seus comparsas como ingênuos que se equivocaram.

O New York Times também teve de desmentir a morte de Ri Yong Gil e, ao tentar livrar a barra dos serviços de desinformação sul-coreanos, afirmando que “oficiais [norte-coreanos] têm desaparecido da vista do público por meses a fio apenas para ressurgir mais tarde”, acabou lembrando de outra invenção. Em 2015, além da “execução” de Hyon Yong Chol, a inteligência sul-coreana havia forjado a notícia do “expurgo” do general Ma Won Chun, à frente das obras no aeroporto de Pyongyang. “Mas o general Ma, aparentemente, foi simplesmente rebaixado de posto e reapareceu no final do ano”, recordou o Times.

Algo de muito estranho certamente acontece nesse país misterioso conhecido como Coreia do Norte. Pelo visto, como já ironizaram alguns observadores das notícias sobre o país na imprensa internacional, aquela é uma terra onde as pessoas costumam ressuscitar após a morte terrível.

 

]]>
Kim Jong Un ordered the execution of 30 officials? Yet another fake news about North Korea https://strategic-culture.su/news/2024/09/17/kim-jong-un-ordered-the-execution-of-30-officials-yet-another-fake-news-about-north-korea/ Tue, 17 Sep 2024 17:11:50 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=881004

The propaganda of the North Korea’s enemies continues to spread its lies. The dogs bark, but the caravan moves on, Eduardo Vasco writes.

❗️Join us on TelegramTwitter , and VK.

Contact us: info@strategic-culture.su

Do you remember the terrible death of Kim Jong Un’s ex-girlfriend?

In 2013, the international press reported the story of Hyon Song Wol, singer of the Pochonbo band, who had reportedly met Kim ten years earlier and continued a secret relationship despite being married and having a baby. Then, one day, Hyon and 11 other performers were arrested, accused of recording pornographic videos amongst themselves and selling them. Despite this sin, some of them were carrying Bibles, which, of course, is an even greater sin in the “North Korean dictatorship.” Three days later, all were executed by a firing squad. To make matters worse, their closest relatives were forced to watch the executions, as well as members of other prominent bands. Moreover, the “regime” deemed those who witnessed the executions guilty by association with the sinners and sent them to concentration camps! What a monstrous dictatorship!

The tragic and insane story took a twist the following year when Hyon was interviewed on North Korean TV—and, behold, she was alive! The British newspaper The Independent called Hyon’s appearance “miraculous” (perhaps the singer’s resurrection was linked to the Bible found amid the bacchanalia!).

The explanation for the singer’s miraculous resurrection, however, is not supernatural. The first to report the tragic story of the performers was the South Korean newspaper Chosun Ilbo. The sources cited in the newspaper’s report were all anonymous. The South Korean disinformation service also had a hand in fabricating the story: shortly after the lie was spread, the head of South Korean intelligence, Nam Jae Joon, claimed he was also aware of the execution.

Chosun Ilbo is a major ultraconservative newspaper that acted as a propagandist for the Japanese Empire during the occupation of Korea, as well as for the military dictatorship that ruled the country until the end of the last century. It is distinctly anti-DPRK. But that’s not all: it is known for spreading fake news about Pyongyang. In 2019, both Chosun Ilbo and Chosun TV (owned by the same business group) reported that Kim Hyok Chol had been executed and Kim Yong Chol had been sentenced to hard labor. Both were nuclear negotiators for the DPRK in relations with the United States and were allegedly punished because the rapprochement process between the DPRK and the U.S. had not been successful. The sources cited by South Korean journalists were, again, anonymous. A few days later, however, Kim Yong Chol appeared alongside Kim Jong Un at an event broadcast by state television, a clear demonstration of Yong Chol’s prestige. CNN’s Taipei correspondent, Will Ripley, who had traveled to the DPRK around 20 times, also reported that Kim Hyok Chol was alive.

Despite its history of sensationalism and false news, the Chosun group continues to be a trusted source for major international media outlets. Earlier this month, the group reported that between 20 and 30 government officials had been executed for failing to prevent the deaths of 4,000 people in floods that hit the north of the country during the summer. As always, the Brazilian and international press eagerly spread the news, and O Globo even stated that Chosun TV was a “local broadcaster” from the DPRK. And, as always, the source of the information disseminated by Chosun was anonymous, as The Independent noted—even though it still endorsed the hoax with statements from “experts” on the subject, all of them South Korean and American.

What actually happened was quite different from the internationally orchestrated hoax. In early August, in a speech before flood victims in North Phyongan Province, Kim Jong Un took responsibility, as every leader should be conscious of doing, and announced the measures the government would take.

I felt uneasy because I could not help you much, despite my strong desire to do something. Although the entire country has sincerely mobilized to help, at this moment, I can only feel anxious and impatient because I have been unable to remove all the inconveniences you are experiencing in tents and poorly furnished public facilities.

In the same speech, the Korean leader announced that 130,000 young people and soldiers from the People’s Army were already being mobilized to rebuild infrastructure in North Phyongan. He also assured that all students and children from the areas affected by the heavy rains in North Phyongan, Jagang, and Ryanggang Provinces, which led to the Amnok River overflowing, would be transferred to Pyongyang during the reconstruction to stay safe and continue their studies, all at the expense of the State. In total, he announced that 15,400 people would be temporarily relocated to the country’s capital.

Nursing, edification, and education of students and other children are the most important of all state affairs, never to be abandoned even if the sky may fall in. Therefore, the State will take full responsibility for this work during the rehabilitation campaign. And state-backed care benefits will be offered in Pyongyang to the elderly and sick, honored disabled ex-soldiers, and nursing mothers before new houses are built in the flood-stricken areas.

Kim Jong Un also assured that those who remained in the affected cities during the reconstruction of their homes, in addition to the tents where they were already sheltered, could store their furniture and other belongings in safe places. Moreover, public restrooms with shower stalls and waste disposal systems would be provided to eliminate any possibility of contagious disease outbreaks. He also emphasized the issue of collective voluntary work, a historic characteristic of the Korean Revolution, as a means to solve the problem: “The assistance work must be conducted strictly under voluntary principles, never in a forced or organized manner.”

And so it happened. As the water was receding, the Paektusan Heroic Youth Shock Brigade— which received nearly 300,000 volunteer applications—was dispatched by the Workers’ Party to evacuate people from risky areas and begin the reconstruction process. One of the first measures was restoring water and electricity supplies. The metallurgical, steel, and mining industries increased production to meet the needs of the affected northern regions. Factories in all provinces focused their production on consumer goods for those affected. A special transportation scheme was set up on the railways to supply those regions with consumer and construction materials. Regional regiments of the WPK militias were sent to the affected provinces. Every sector of society was mobilized to aid in reconstruction. In addition to volunteers, who were joined by workers and soldiers to repair and rebuild buildings, roads, and bridges, professionals from various fields, such as doctors, scientists from the Academy of Sciences, and artistic ensembles, were also sent to the affected areas.

In Pyongyang, children and adults temporarily relocated from the northern areas at risk were offered visits to tourist and leisure sites such as circuses, theaters, museums, zoos, water parks, Mangyongdae Children’s Palace and Hill, and the Science and Technology Complex. Collective birthday parties are also being held for these people. The entire process is being closely monitored and reported daily by the Korean press.

The DPRK government estimated that the reconstruction would be completed within three months. Given the incredible mobilization of human and material resources, it is highly likely that this short deadline will indeed be met. Meanwhile, the vile propaganda of the DPRK’s enemies (and of the whole world) continues to spread its lowly lies. The dogs bark, but the caravan moves on.

]]>
Kim Jong Un mandou executar 30 funcionários? Mais uma fake news sobre a Coreia do Norte https://strategic-culture.su/news/2024/09/16/kim-jong-un-mandou-executar-30-funcionarios-mais-uma-fake-news-sobre-coreia-norte/ Mon, 16 Sep 2024 17:47:59 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=880997

Escreva para nós: info@strategic-culture.su

Em 2013, a imprensa internacional noticiou a história de Hyon Song Wol, cantora da banda Pochonbo que teria conhecido Kim dez anos antes e continuado um relacionamento secreto mesmo tendo se casado e sendo mãe de um bebê. Então, num belo dia, Hyon e outras 11 artistas foram presas, acusadas de gravar vídeos pornográficos entre elas e os comercializarem. Apesar do pecado, algumas delas carregavam bíblias consigo, o que, logicamente, é um ato ainda mais pecaminoso na “ditadura norte-coreana”. Três dias depois, todas foram executadas por um pelotão de fuzilamento. Para piorar, seus familiares mais próximos foram obrigados a assistir às execuções, assim como membros de outras bandas proeminentes. E mais: o “regime” considerou que aqueles que presenciaram as execuções eram culpados por associação aos pecadores e foram enviados para campos de concentração! Que ditadura mais monstruosa!

A história trágica e insana teve uma reviravolta no ano seguinte, quando Hyon foi entrevistada pela TV coreana – e, vejam, ela estava viva! O jornal britânico The Independent chamou a aparição de Hyon de “milagrosa” (a ressurreição da cantora deve ter ligação com a bíblia que foi encontrada no meio do bacanal!).

A explicação para a ressurreição milagrosa da cantora, no entanto, não é sobrenatural. Quem havia primeiramente noticiado a história da tragédia das artistas foi o jornal Chosun Ilbo, da Coreia do Sul. As fontes citadas na reportagem do jornal eram todas anônimas. O serviço de desinformação sul-coreana também teve dedo na fabricação da história: pouco após a divulgação da mentira, o chefe da espionagem, Nam Jae Joon, disse que também estava ciente da execução.

O Chosun Ilbo é um grande jornal ultraconservador que atuou como propagandista do Império Japonês durante a ocupação da Coreia e também da ditadura militar que governou o país até o final do século passado. Ele é marcadamente anti-RPDC. Mas não é só isso: ele é conhecido por espalhar notícias falsas sobre Pyongyang. Em 2019, o Chosun Ilbo e a TV Chosun (do mesmo grupo empresarial) noticiaram que Kim Hyok Chol havia sido executado e Kim Yong Chol havia sido condenado a trabalhos forçados. Ambos eram negociadores nucleares da RPDC para as relações com os Estados Unidos e teriam sido punidos porque o processo de aproximação entre RPDC e Estados Unidos não teria sido bem-sucedido. As fontes citadas pelos jornalistas sul-coreanos eram, novamente, anônimas. Poucos dias depois, contudo, Kim Yong Chol apareceu ao lado de Kim Jong Un em um evento transmitido pela TV estatal, uma clara demonstração do prestígio de Yong Chol. O correspondente da CNN em Taipei, Will Ripley, que já viajou para a RPDC em cerca de 20 ocasiões, informou também que Kim Hyok Chol estava vivo.

Apesar do seu histórico de sensacionalismo e notícias falsas, o grupo Chosun continua a ser uma fonte digna de confiança dos grandes meios de comunicação internacionais. No início deste mês, o grupo informou que entre 20 e 30 oficiais do governo haviam sido executados porque não evitaram a morte de 4 mil pessoas nas enchentes que atingiram o norte do país durante o verão. Como sempre, a imprensa brasileira e internacional fizeram questão de espalhar a notícia e O Globo ainda indicou que a TV Chosun é uma “emissora local” da RPDC. E, como sempre, a fonte da informação difundida pela Chosun era anônima, como lembrou o Independent – que, apesar disso, endossou a farsa com declarações de “especialistas” no assunto, todos sul-coreanos e norte-americanos.

O que aconteceu foi bem diferente da farsa montada internacionalmente. No início de agosto, em discurso diante das vítimas das enchentes na província de Phyongan do Norte, Kim Jong Un assumiu para si a responsabilidade que todo o líder deveria ser consciente de ter e anunciou as medidas que o governo tomaria.

Fiquei incomodado porque não consegui ajudá-los muito, apesar da vontade de fazer algo de alguma forma. Embora o país inteiro tenha se voltado para ajudá-los com sinceridade, neste momento eu não posso me sentir senão ansioso e impaciente enquanto eu for incapaz de remover todas as inconveniências que vocês estão experimentando em tendas e em instalações públicas mal mobiliadas.

No mesmo discurso, o líder coreano anunciou que já estavam sendo mobilizados 130 mil jovens e soldados do Exército Popular para reconstruir a infraestrutura em Phyongan do Norte. Também garantiu que todos os estudantes e crianças das áreas atingidas nas províncias de Phyongan do Norte, Jagang e Ryanggang pelos temporais que levaram à cheia do Rio Amnok seriam transferidas para Pyongyang durante a reconstrução das regiões afetadas para ficarem em segurança e dar prosseguimentos aos estudos, tudo às expensas do Estado. No total, ele anunciou que 15.400 pessoas seriam deslocadas temporariamente para a capital do país.

Enfermagem, edificação e educação dos estudantes e outras crianças são as mais importantes de todas as questões de Estado, nunca devendo ser abandonadas, mesmo que o céu venha abaixo. Portanto, o Estado assumirá total responsabilidade por este trabalho durante o período de campanha de reabilitação. E benefícios de cuidados apoiados pelo Estado serão oferecidos em Pyongyang para os idosos e doentes, ex-soldados honrados com deficiência e mães que amamentam, antes que novas casas sejam construídas nas áreas afetadas pelas enchentes.

Kim Jong Un ainda assegurou que aqueles que permanecessem nas cidades afetadas durante a reconstrução de suas moradias, além das tendas onde já estavam abrigados, poderiam guardar seus móveis e demais pertences em locais seguros. Além disso, seriam providenciados banheiros públicos com cabines para banho e depósitos de lixo para eliminar qualquer possibilidade de disseminação de doenças contagiosas. Ele também ressaltou a questão do trabalho voluntário coletivo, uma característica histórica da Revolução Coreana, como meio para resolver o problema: “o trabalho de assistência deve ser conduzido estritamente sob os princípios de voluntariado, nunca de uma maneira forçada ou organizada.”

E foi o que aconteceu. Ainda quando a água começava a baixar, a Brigada de Choque da Juventude Heroica de Paektusan – que recebeu quase 300 mil inscrições de voluntários – foi despachada pelo Partido do Trabalho para remover as pessoas que estavam nas áreas de risco e iniciar o processo de reconstrução. Outra das primeiras medidas foi a restauração do fornecimento de água e eletricidade. As indústrias metalúrgica, siderúrgica e mineira aumentaram a produção para suprir as necessidades das regiões afetadas do norte do país. As fábricas de todas as províncias concentraram sua produção em bens de consumo para os afetados. Um esquema especial de transporte foi montado nas ferrovias para abastecer aquelas regiões com materiais de consumo e construção. Regimentos regionais da militância do PTC foram enviados às províncias atingidas. Todos os setores da sociedade foram mobilizados para ajudar na reconstrução. Além dos voluntários, aos quais se juntaram operários e soldados para reformar e reconstruir edifícios, estradas e pontes, profissionais das mais diversas áreas de atuação também foram enviados para as localidades, como médicos, cientistas da Academia de Ciências e conjuntos artísticos.

Em Pyongyang, às crianças e adultos momentaneamente deslocados das áreas de risco do norte do país foram oferecidos passeios a locais turísticos e de lazer, como circos, teatros, museus, zoológicos, parques aquáticos, a colina e o Palácio das Crianças de Mangyongdae e o Complexo de Ciência e Tecnologia. Também estão sendo celebradas festas de aniversário coletivas para aquelas pessoas. Todo o processo está sendo acompanhado e noticiado diariamente pela imprensa coreana.

O governo da RPDC estimou que a reconstrução será concluída em um prazo de até três meses. Pela mobilização inacreditável de forças humanas e materiais que está sendo realizada, é muito provável que esse curtíssimo prazo seja realmente cumprido. Enquanto isso, resta à propaganda canalha dos inimigos da RPDC (e do mundo todo) destilar suas mentiras rasteiras. O cães ladram e a caravana passa.

]]>
O “culto à coletividade” na República Popular Democrática da Coreia https://strategic-culture.su/news/2024/05/22/o-culto-a-coletividade-na-republica-popular-democratica-da-coreia/ Wed, 22 May 2024 16:34:42 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=879234

Escreva para nós: info@strategic-culture.su

Um dos principais temas abordados pela propaganda do imperialismo americano contra a República Popular Democrática da Coreia é o “culto à personalidade” dos líderes do país. Diz-se que a “ditadura” impõe uma veneração maníaca a Kim Il Sung, Kim Jong Il e Kim Jong Un e que o povo é obrigado a tratá-los como divindades.

Bem, é possível que haja uma doutrinação estatal sobre o povo nesse sentido. Mas, por outro lado, não me parece que os coreanos do norte idolatrem seus líderes por pura coerção e medo de serem punidos caso fujam às normas. A devoção aos fundadores e construtores da moderna nação norte-coreana parece algo mais natural do que artificial.

Um coreano me disse que a hierarquia da sociedade põe em primeiro lugar o pai, em segundo a mãe, em terceiro o professor e em quarto lugar de importância o chefe. Levando em conta que o sistema político da RPDC tem como condutor o Partido do Trabalho, que é o partido que guia a vida política do país e que organiza toda a classe operária e demais camadas populares, e considerando que o líder do Partido é o líder da nação – e portanto do proletariado e de todas as classes –, torna-se natural que Kim Il Sung, Kim Jong Il e Kim Jong Un, líderes do Partido em cada época, sejam vistos como pais, professores e chefes da nação, enquanto o Partido é a mãe dos coreanos.

Isso tem uma tradição histórica milenar, característica que é compartilhada em maior ou menor grau com outras sociedades asiáticas. E que foi incorporada pelo sistema político, econômico e social da RPDC após a revolução de 1945. Não há como romper com uma tradição tão enraizada no povo do dia para a noite, e o que o Partido fez foi utilizar essa tradição para melhor organizar e conduzir a sociedade na construção do regime socialista.

Se entendermos isso, também fica mais fácil entender o porquê das estátuas, monumentos, estádios e outras construções em homenagem aos líderes. Mas há também um outro lado dessa devoção que não é abordado pela propaganda difamatória contra a Coreia, obviamente.

Trata-se do “culto à coletividade”. Sim, como uma sociedade de tipo socialista, embora detenha características próprias, a coreana logicamente está direcionada ao bem-estar da coletividade, com os meios de produção sendo de propriedade pública e a população participando ativamente da vida política do país através das organizações de massas, como o próprio PTC, ou as uniões da juventude, dos operários, dos camponeses, dos intelectuais, das mulheres e das demais categorias.

Assim, o que eu vi em muitos museus, praças, avenidas, estações de metrô, lojas de selos e outras instalações na Coreia Democrática foi uma homenagem às pessoas comuns, aos operários, camponeses, estudantes, cientistas, professores, soldados etc, para além do “culto à personalidade” dos líderes.

Montados sobre o mítico cavalo alado coreano estão um operário e uma camponesa, que completam a Estátua de Chollima, próxima ao centro de Pyongyang. As mãos operária, segurando um martelo, camponesa, erguendo uma foice, e intelectual, ostentando um pincel, formam o Monumento à Fundação do Partido. O operário, a camponesa e o intelectual também estão esculpidos, igualmente segurando seus instrumentos de trabalho, aos pés da Torre Juche. No mesmo complexo, à beira do Rio Taedong, há estátuas de mineiros e metalúrgicos, de soldados, anciãos e mulheres com seus filhos no colo, de camponesas com a colheita nos braços, de pequenos pioneiros. Os murais no metrô de Pyongyang retratam camponeses, operários, soldados, engenheiros, mães, pais de família, crianças, músicos em meio às fábricas, ferrovias e campos, simbolizando a construção do país. Nos dois pilares do Arco do Triunfo estão os operários, camponeses e soldados de bronze, comemorando a vitória contra os japoneses.

O próprio Monumento da Colina Mansu não é constituído apenas pelas enormes estátuas de Kim Il Sung e Kim Jong Il. Nele, estão esculpidos dezenas de lutadores pela libertação da Coreia do jugo japonês, como se estivessem em movimento, carregando os estandartes e bandeiras vermelhos em direção à vitória. À frente, um soldado ergue o Manifesto do Partido Comunista, simbolizando que aquela é uma revolução proletária e pelo fim da opressão do homem pelo homem.

A exposição das obras no Museu de Belas Artes de Pyongyang é composta por pinturas sobre a luta de libertação contra o Japão e não retrata apenas Kim Il Sung, mas também outros líderes do movimento de independência, além de, novamente, pessoas comuns da classe trabalhadora, camponeses e cientistas. A Corporação de Selos da Coreia produz e comercializa incontáveis modelos de selos e cartões postais com figuras de pessoas do povo, retratando camponeses ostentando uma vasta colheita, engenheiros com seus projetos e condecorações estatais, operários mineiros, metalúrgicos ou siderúrgicos em primeiro plano.

Mais importante do que isso são as retribuições materiais feitas pelo Estado a essas pessoas. Nos últimos anos ficaram famosas as inaugurações de enormes e modernos complexos residenciais, principalmente em Pyongyang, que muitas vezes são destinados a categorias específicas, como a Rua Mirae (composta de prédios residenciais para os cientistas), a Rua Ryomyong (para cientistas e professores), ou outras inauguradas recentemente para operários de fábricas ou famílias que perderam suas casas devido a enchentes ou outros desastres naturais. Também há, obviamente, os condomínios onde convivem pessoas de diferentes categorias de trabalho, como a Rua Jonwi, inaugurada no dia 14 de maio.

Monumentos aos trabalhadores e às pessoas comuns, e especialmente habitações modernas entregues gratuitamente a essas pessoas, são uma realidade que não existe nos países de onde vêm as acusações sobre o “culto à personalidade” na Coreia. Certamente os milhões de homens e mulheres cujos governos os abandonaram e os humilham diariamente com repressão policial, fome, desemprego e falta de moradia prefeririam esse “culto à personalidade” com obras para todo o povo do que a vida que lhes é imposta na pretensa “terra da liberdade” que são os países submetidos ao regime capitalista.

]]>
Os norte-coreanos estão cada vez mais conectados https://strategic-culture.su/news/2024/05/13/os-norte-coreanos-estao-cada-vez-mais-conectados/ Mon, 13 May 2024 19:13:44 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=879110 Pyongyang precisa ser muito criativa e aproveita toda a tecnologia que tem acesso para assimilá-la e produzir por conta própria, bem como as vantagens de se fazer fronteira com a China.

Junte-se a nós no Telegram Twitter  e VK .

Escreva para nós: info@strategic-culture.su

Todos se surpreenderam quando ficamos sabendo que havia sinal de wi-fi no Hotel Koryo. Até a última vez que os estrangeiros haviam estado na República Popular Democrática da Coreia, antes do início da pandemia de COVID-19, só era possível acessar a internet no hotel por um terminal de computadores para enviar e-mails.

Quatro anos se passaram e os primeiros estrangeiros a visitarem oficialmente o país desde que ele começou a ser reaberto ao turismo ficaram encantados em conversar por chamada de vídeo com seus amigos e parentes por U$ 1,70 a cada dez minutos.

Para mim, que nunca havia estado no país, embora pesquisasse há tempos sobre ele, foi uma surpresa ainda maior ver incontáveis cidadãos norte-coreanos passeando nas ruas de Pyongyang com seus smartphones na mão, assistindo a vídeos, enviando mensagens de texto ou conversando ao pé do ouvido.

Existem pelo menos três grandes marcas de smartphones na Coreia do Norte, todas de fabricação nacional: Arirang, Pyongyang Touch e Samtaesong. Ao contrário do que alguns poderiam pensar, seus modelos não devem nada às mais poderosas marcas internacionais. O Samtaesong 8, por exemplo, lançado no ano passado, é equipado com uma câmera dupla traseira e outra frontal e se assemelha bastante com o Samsung Galaxy ou com os modelos da Huawei.

Os aparelhos são vendidos livremente e todos os cidadãos comuns podem comprá-los. Não parece ser verdade a história difundida por alguns veículos de imprensa imperialistas de que os smartphones custam o olho da cara e só os coreanos “privilegiados” conseguem adquiri-los. Eles estão por todo o país, como me disse o meu guia, Ju Myong Won.

Ju tem um Arirang. Me mostra instalados em seu aparelho alguns aplicativos de jogos, de mensagem e de leitura das obras dos líderes Kim Il Sung, Kim Jong Il e Kim Jong Un. O seu aplicativo de mensagem é muito semelhante ao WhatsApp ou ao Telegram, servindo para enviar e receber mensagens instantâneas de texto, foto e vídeo, bem como para conversar por chamadas de áudio ou de vídeo.

O outro guia da delegação de brasileiros, Choe Chol Ryong, gosta de jogar videogame no celular e tem um aplicativo de tradução de texto.

Ju me diz que os coreanos do Norte repassam as músicas e filmes dos computadores públicos para seus aparelhos smartphone e assim podem ouvir suas músicas favoritas e assistir aos seus filmes prediletos em qualquer lugar. Muitos fazem isso no transporte público, enquanto vão ou voltam do trabalho ou da escola. Até os bebês assistem a desenhos animados pelo celular.

Também há um aplicativo de streaming com filmes norte-coreanos e chineses.

As lojas eletrônicas também já se popularizaram ao norte do Paralelo 38. São pelo menos meia dúzia delas, a mais famosa chamada Apnal, que entrega os seus produtos em um prazo de 5 horas para toda a capital. Nas outras cidades também há lojas online locais, me diz Ju.

Além das lojas online e do serviço de streaming, há outras centenas de sites na Intranet coreana – devido ao bloqueio total imposto pelos EUA e às incessantes ameaças de sabotagem e subversão, não é possível manter um contato normal com o resto do mundo, inclusive de forma virtual. Os jornais e demais veículos de imprensa têm seus próprios sites, tal como as fábricas, universidades, associações civis e, obviamente, os órgãos governamentais.

Vi coreanos andando na rua com fones sem fio no ouvido. Vi lojas de produtos eletrônicos. Retrato da modernidade e também da segurança total para os cidadãos é uma mulher passeando sozinha na noite escura e falando ao celular, o que seria extremamente perigoso de se fazer em qualquer cidade do Brasil devido aos enormes riscos de assalto ou mesmo de estupro.

Há também muito mais carros no trânsito de Pyongyang do que as pessoas no mundo capitalista podem imaginar. E carros novos, misturados com modelos das décadas de 70, 80 e 90. Porém, mais carros do século XXI do que do século XX. Vi BMW’s, Mercedes, Volkswagen’s… e há muitos carros também de fabricação nacional: vi muitos Pyeonghwa, Hwiparam, Bbeokgugi (Peokkugi) e Zunma.

A República Popular Democrática da Coreia sofre o pior bloqueio econômico, militar, político, comunicacional, alimentar e humanitário do mundo há 80 anos. O responsável por isso, como sempre, é o governo dos Estados Unidos, que utiliza seus satélites e as Nações Unidas para asfixiar o povo coreano e tentar derrubar o regime socialista. Graças a essa intensa e ilegal campanha de boicote e sabotagem, as relações da Coreia do Norte com o resto do mundo não são normais.

O mesmo vale para o comércio. Por isso causa enorme espanto ver um desenvolvimento tecnológico tal nesse país. Para driblar o bloqueio, Pyongyang precisa ser muito criativa e aproveita toda a tecnologia que tem acesso para assimilá-la e produzir por conta própria, bem como as vantagens de se fazer fronteira com a China, embora Pequim seja oficialmente obrigada a observar o regime de sanções contra o vizinho.

Pelo que observei, ao menos em Pyongyang o governo está a caminho de instalar uma rede wi-fi para acesso público. Essa é a minha impressão, haja vista o avanço surpreendente que foi a instalação de um ponto de acesso no Hotel Koryo e o uso generalizado de smartphones nas ruas.

]]>
Putin-Kim Summit: Western Hysteria Can’t Conceal Historic Failing Of Western Imperialism and Criminality https://strategic-culture.su/news/2023/09/15/putin-kim-summit-western-hysteria-cant-conceal-historic-failing-of-western-imperialism-and-criminality/ Fri, 15 Sep 2023 14:58:44 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=875753 Instead of admitting historical truth and realities about the nefarious nature of American-led Western imperialism, the pathetic Western media would rather focus on “nefarious duck salad” supposedly eaten by Putin and Kim.

❗️Join us on Telegram Twitter , and VK .

Western news media have become a parody of misreporting, misinformation and outright imperialist propaganda. Nobody of sound mind can take their claims seriously anymore. This week such media “excelled” in their deceptions and distortions with hysterical coverage of the meeting between Russian President Vladimir Putin and North Korean leader Kim Jong Un.

It is, however, instructive to analyze what motivates the Western hysteria and false narratives.

The tone of Western reporting and commentary was akin to reading reviews of a new James Bond movie. In their telling, the summit was portrayed as a tete-a-tete between the world’s most dastardly villains. The Washington Post perhaps took the laurels for hyperbole, describing the summit as having “nefarious glamor” and went on to mention Kim arriving in a bulletproof train (as if that is somehow weird) and how the two leaders met at a “remote space port” (cue the James Bond music) and dined on “duck salad and crab dumplings” (oh, how very evil!). All that was missing, it seemed, was a shark tank.

The contrived menacing tone projected by the gamut of Western media speculated on Russia cutting a deal with North Korea to supply artillery munitions for the 18-month-old conflict in Ukraine. There were also heavy inferences that Russia would help bolster its East Asian neighbor’s nuclear arsenal thereby allegedly posing a greater threat to the United States.

It was widely claimed that the summit demonstrated that Russia was isolated internationally over the Ukraine war and that President Putin was “desperate” by reaching out to “pariah state” North Korea.

As we noted above, Western media have long ago forfeited any credibility. Their narratives have become embarrassingly discredited. Anything that American or European news media pronounce on should be taken with a risible pinch of salt, if not with utter contempt.

One topical example suffices. This week saw an appalling human disaster in Libya from storm floods. Up to 20,000 people are feared dead from torrential flooding. Not one Western media outlet even remotely made the connection that this horror was made wholly possible because the North African country was destroyed and turned into a failed state by the criminal military attack on the nation in 2011 by the U.S.-led NATO alliance.

Given this total denial by Western media of the underlying cause of Libya’s ruination, one can reasonably dismiss their credibility and moral presumption to discuss any other world events. Their function is to mislead, not inform.

The summit this week between the Russian and North Korean leaders was indeed a significant marker. Their meeting occurred while the 8th Eastern Economic Forum was proceeding in Russia’s Far East city of Vladivostok. The forum brought together political and business leaders from scores of nations with a focus on investment and partnership in the Asia-Pacific. President Putin delivered a keynote address to delegates before hosting Kim Jung Un at the Vostochny Cosmodrome in the Arum region, about 1,500 kilometers from Vladivostok.

The meeting between the Russian and North Korean leaders was a cordial event involving lengthy discussions (up to six hours, according to some reports) and a lavish state dinner attended by senior dignitaries. The details of the one-on-one talks were not elaborated on in public but the general topic areas included partnership in developing space technology and military matters.

Russia and the Democratic People’s Republic of Korea have a long and honorable history, as both leaders warmly acknowledged. Putin noted how Soviet soldiers fought alongside Korean revolutionaries to defeat Japanese imperialism to help establish the DPRK in 1948. The partition of the Korean Peninsula into North and South was largely instrumented by the United States as a Cold War measure to contain the Soviet Union and China.

There is nothing sinister about the Far East Asian neighbors reaching out to each other to further develop fraternal relations for the benefit of both nations. The spirit by which Putin and Kim embraced is fully consistent with the historic emergence of a new multipolar world order.

In this new global reality, the notion of hegemonic dominance by the United States and its Western partners is rapidly becoming redundant and indeed repugnant. The arrogant and brutal imposition of unilateral sanctions by Western powers are increasingly seen for what they are – criminal vestiges of a by-gone era of Western neocolonialist self-ordained privileges.

The truly sinister aspect about the Putin-Kim summit is the glaring absence of any Western media acknowledgement that the DPRK has for decades been subjected to Western economic warfare as well as unrelenting military aggression by the United States from annual “war games” that rehearse “decapitation strikes” and an invasion of North Korea. The U.S. continues to refuse to make a formal peace settlement with the DPRK even after 70 years from the end of the Korean War in 1953. During that war, the U.S. inflicted genocidal mass aerial bombing killing up to three million civilians.

Instead of admitting historical truth and realities about the nefarious nature of American-led Western imperialism, the pathetic Western media would rather focus on “nefarious duck salad” supposedly eaten by Putin and Kim.

While the Western media go into hysterics about North Korea allegedly supplying weapons to Russia for the conflict in Ukraine, the same media are vacant in any questioning about the supply of $100 billion in weaponry by Washington and its NATO accomplices to prop up a Nazi regime in Kiev. That’s because they promote the absurd propaganda lie that the Western powers are “defending democracy” in Ukraine, in spite of the well-documented facts about the Kiev regime’s rampant corruption, repression, forced conscriptions and Nazi associations.

On the particular scare-and-smear story by Western media that Russia is desperately seeking arms supply from North Korea, it seemed to go un-noticed that the New York Times completely undermined this speculation with a separate report this week claiming that Russia is more than self-sufficient in artillery and arms production.

Anyway, even if the DPRK and Russia enter into a military supply deal, so what?

Russia has every legal right to confront the years-long aggression that NATO has embarked on in Ukraine. The United States is this week considering supplying long-range (300 km) ATACMS missiles to the Nazi regime and, according to its criminally insane Secretary of State Antony Blinken, has given the go-ahead for attacks on Russian territory.

This is the shocking and deplorable reality of Western-induced escalation of war between nuclear superpowers. And yet, according to the Western media, the sinister thing the Western public should be concerned about is a neighborly summit between Putin and Kim.

As Russia’s President Putin noted in his plenary address and in public dialogue during the Eastern Economic Forum, the Western arrogant powers have destroyed their own privileged financial system from decades of abusing the rest of the world and using their neocolonialist prerogatives to parasite off others. The West is desperately trying to conceal the reality of the historic global shift towards a multipolar world and away from self-ordained Western hegemony. Part of this denial and cover-up entails the West resorting to the old and weary game of trying to create bogeymen stories to corral the Western public behind otherwise bankrupt leaders.

The bogeymen narratives don’t work anymore. That’s because Western media are seen to be bankrupt in credibility, having been exposed over and over again as liars and con artists as seen from their apologetics for endless criminal wars – Libya is a stark case in point this week. Another reason for narrative impotency is due to the visible moral bankruptcy of Western political leaders. How can anyone take these elite charlatans seriously? Biden, Sunak, Scholz, Rutte, Macron, Trudeau, Von Der Leyen, Borrell, to name a few.

Another reason why Western bogeymen tales don’t cut it is because the harsh economic and social reality hitting most citizens in Western states is actually much scarier than any fictitious claims about foreign villains. The latter begins to seem even more absurd and disdainfully divorced from reality.

What should be – and no doubt is already – deeply troubling to Western elites and their media is that the public is realizing that their real and only enemy is within, in the form of elite rulers and their elite-serving economic system. That was always the case historically, but in former times, that reality could be diverted from with bogeymen stories about foreign enemies, “Commies and Reds”, and so on. Now, however, no amount of Western media spinning and fantasizing can conceal the dawning and dreadful reality of Western inherent corruption and failure, and the long overdue need for justice and accountability for the multiple capital crimes of Western imperialism.

]]>