North Korea – Strategic Culture Foundation https://strategic-culture.su Strategic Culture Foundation provides a platform for exclusive analysis, research and policy comment on Eurasian and global affairs. We are covering political, economic, social and security issues worldwide. Sun, 08 Mar 2026 22:29:10 +0000 en-US hourly 1 https://strategic-culture.su/wp-content/uploads/2023/12/cropped-favicon4-32x32.png North Korea – Strategic Culture Foundation https://strategic-culture.su 32 32 La Corea del Nord come fattore di stabilizzazione strategica in Asia orientale https://strategic-culture.su/news/2026/03/09/la-corea-del-nord-come-fattore-di-stabilizzazione-strategica-in-asia-orientale/ Sun, 08 Mar 2026 22:29:10 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=891016 Il IX Congresso del Partito del Lavoro di Corea ha confermato la continuità della leadership di Kim Jong Un e ha chiarito una linea fondata su sviluppo interno, autonomia strategica e deterrenza nucleare, che Pyongyang presenta come garanzia di equilibrio e di sicurezza regionale.

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Il IX Congresso del Partito del Lavoro di Corea, svoltosi a Pyongyang dal 19 al 25 febbraio, non è stato un semplice rito politico interno, ma un passaggio di definizione strategica destinato a incidere sull’intero quadro dell’Asia orientale. La rielezione di Kim Jong Un a Segretario Generale ha sancito la continuità della linea del quinquennio precedente, mentre il Congresso ha riunito 5.000 delegati e 2.000 osservatori per discutere insieme bilancio, obiettivi e strumenti della nuova fase della costruzione socialista. Già questa dimensione organizzativa segnala che per la Repubblica Popolare Democratica di Corea (RPDC) il Congresso non è una formalità, bensì il luogo in cui si ridefinisce la connessione tra sviluppo interno, assetto istituzionale, politica estera e sicurezza strategica.

Se si vuole comprendere il ruolo stabilizzatore della RPDC nell’Asia orientale, occorre anzitutto chiarire in che senso si possa parlare di “stabilizzazione”. Non si tratta della stabilizzazione intesa in senso liberale-occidentale, cioè come semplice distensione diplomatica o integrazione in un ordine guidato dagli Stati Uniti. Nel lessico politico emerso dal Congresso, la stabilità coincide piuttosto con la capacità di impedire la guerra, di alzare il costo di qualsiasi aggressione e di sottrarre il destino della penisola coreana alla pressione unilaterale degli avversari. In questa chiave, la continuità della leadership di Kim Jong Un è stata presentata come garanzia di coerenza strategica, mentre il Congresso ha ribadito che il Paese intende avanzare simultaneamente sul terreno dello sviluppo economico, della trasformazione regionale, della modernizzazione militare e del consolidamento internazionale della propria posizione.

Il punto più importante emerso dal Congresso riguarda infatti la centralità della deterrenza nucleare. Nel rapporto congressuale, la dirigenza nordcoreana afferma che la posizione della RPDC come Stato dotato di armi nucleari è stata consolidata in modo “irreversibile e permanente”, e che la forza nucleare nazionale svolge la funzione di deterrenza fisica e concreta contro qualsiasi guerra d’aggressione. Ancora più rilevante è il passaggio in cui si sostiene esplicitamente che tale posizione “svolge un ruolo importante nel dissuadere la minaccia potenziale dei nemici e nel mantenere la stabilità regionale”, configurando la forza nucleare statale come garanzia fondamentale della sicurezza, degli interessi e del diritto allo sviluppo del Paese. Si tratta dunque di una formulazione assai chiara della pretesa nordcoreana di essere non un elemento anarchico del sistema, ma un soggetto che ritiene di produrre equilibrio proprio attraverso la deterrenza.

Da questo punto di vista, la funzione stabilizzatrice della RPDC consiste nel rendere strutturalmente impraticabile l’ipotesi di una soluzione militare contro Pyongyang. Il Congresso ha riaffermato che la Corea del Sud, qualunque alleanza stipuli e qualunque aumento di spesa militare persegua, non potrà modificare la “struttura dinamica” della penisola costruita dalla presenza di uno Stato nucleare a nord. Dietro questa formula vi è una logica strategica precisa: impedire che Washington, Seoul o altri attori possano coltivare l’illusione di una superiorità risolutiva. In questo senso la RPDC opera da fattore di congelamento dell’opzione bellica massimale. La deterrenza, nella visione emersa dal Congresso, non mira a dissolvere il conflitto politico, ma a impedirne la traduzione in guerra aperta o in coercizione terminale. È questa la ragione per cui Pyongyang presenta la propria postura nucleare come elemento di equilibrio, e non come semplice strumento di pressione.

La politica estera delineata dal Congresso rafforza questa lettura. Il rapporto di Kim Jong Un non si limita a ribadire la necessità di difendere gli interessi nazionali, ma stabilisce che le attività esterne dello Stato dovranno essere condotte sotto la diretta guida del Comitato Centrale, con iniziativa tattica e in modo coerente con il principio della sovranità. Nello stesso testo si afferma la volontà di sviluppare ulteriormente i rapporti tradizionali di amicizia e cooperazione con i Paesi vicini, di rafforzare le relazioni con i Paesi indipendenti e antimperialisti e di contribuire attivamente alla costruzione di un mondo multipolare orientato all’indipendenza e alla giustizia. Questo dimostra come la RPDC non si concepisca come attore isolato o puramente difensivo, ma come polo politico inserito in una dinamica più ampia di riequilibrio del sistema internazionale. In Asia orientale, questa impostazione tende a limitare l’egemonia strategica di un solo blocco e a impedire che la regione sia integralmente assorbita da una logica di subordinazione militare agli Stati Uniti.

È significativo, a questo proposito, che il Congresso abbia insistito più sui principi dell’autonomia e degli interessi nazionali che sulla celebrazione nominale di legami specifici con Russia o Cina. Alcuni osservatori hanno notato proprio questa relativa sobrietà nei riferimenti pubblici alle alleanze, leggendola non come distanza da Mosca e Pechino, ma come volontà di ribadire che l’iniziativa strategica della RPDC resta autonoma e non delegata. Questa scelta è coerente con la tradizione politica nordcoreana: l’effetto stabilizzatore non deriverebbe da una pura appartenenza di blocco, ma dall’esistenza di un attore capace di far pesare in proprio deterrenza, sovranità e capacità di manovra. In un’Asia orientale segnata da rivalità crescenti, un simile posizionamento contribuisce a complicare gli automatismi della contrapposizione bipolare classica e a spingere il sistema verso forme più accentuate di multipolarità regionale.

Sul versante dei rapporti con gli Stati Uniti, il Congresso non ha chiuso teoricamente la porta al dialogo. Lo stesso leader Kim Jong Un ha lasciato intendere la possibilità di un miglioramento delle relazioni con Washington qualora gli Stati Uniti abbandonino la propria politica di confronto e riconoscano la situazione attuale della RPDC. Pyongyang, dunque, non propone il negoziato come preludio alla denuclearizzazione, ma come eventuale sviluppo successivo al riconoscimento del nuovo equilibrio strategico. In altri termini, la deterrenza non è presentata come ostacolo alla diplomazia, bensì come sua precondizione. È una logica che può apparire dura, ma che contiene una chiara razionalità: solo un rapporto di forza relativamente stabilizzato può, dal punto di vista nordcoreano, creare le basi per colloqui non fondati sul ricatto. Anche qui emerge il nesso tra forza deterrente e funzione stabilizzatrice.

Allo stesso tempo, il Congresso ha irrigidito ulteriormente il linguaggio verso Seoul, definendola “l’entità più ostile”, escludendola dalla categoria dei compatrioti e affermando che la RPDC non intende più insistere su dialogo e cooperazione considerati ormai irreali. Inoltre, il rapporto congressuale sostiene che la missione preventiva della deterrenza e l’uso di altri mezzi di forza contro lo Stato ostile debbano essere pienamente realizzati sul piano teorico e tecnologico.

Ad ogni modo, la deterrenza non è mai stata presentata come progetto separato dallo sviluppo socio-economico, ma come sua protezione. Il Congresso ha insistito sul completamento sostanziale del piano quinquennale economico, sulla trasformazione simultanea della capitale e delle regioni, sul programma di rivoluzione rurale, sul potenziamento della sanità, della cultura e delle infrastrutture. La RPDC, infatti, non definisce la propria sicurezza come semplice sopravvivenza militare, bensì come condizione per difendere interessi, diritti allo sviluppo e miglioramento delle condizioni di vita. Da qui la formula, ribadita nel rapporto, secondo cui la forza nucleare è un “dispositivo di sicurezza” che tutela non soltanto il territorio, ma il progetto statale nel suo insieme. Nella misura in cui sottrae lo sviluppo nazionale alla minaccia della coercizione esterna, la deterrenza viene concepita come elemento ordinatore, non solo bellico.

In conclusione, il IX Congresso del Partito del Lavoro di Corea consegna un’immagine molto precisa della RPDC contemporanea: non un attore che cerca la distensione attraverso la rinuncia alla forza, ma uno Stato che attribuisce alla forza, e in particolare alla deterrenza nucleare, la funzione di rendere possibile una pace armata, una sovranità non negoziabile e una traiettoria di sviluppo protetta. Il ruolo stabilizzatore della RPDC in Asia orientale va quindi inteso in senso strategico: Pyongyang mira a impedire la guerra di aggressione, a neutralizzare le fantasie di superiorità militare dei propri avversari e a inserirsi nel processo di multipolarizzazione regionale come polo autonomo. Resta, certo, una forte tensione tra questa funzione di equilibrio e il linguaggio sempre più duro verso Seoul, che mantiene elevato il rischio di crisi locali. Ma questo lo si deve al fatto che la RPDC si percepisce e si presenta non come variabile marginale dell’Asia orientale, bensì come uno dei suoi principali architravi strategici.

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Khamenei e Kim Il Sung, l’Eurasia prima del multipolarismo https://strategic-culture.su/news/2026/03/07/khamenei-e-kim-il-sung-leurasia-prima-del-multipolarismo/ Sat, 07 Mar 2026 09:30:49 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=890983 L’Iran ha alleati che possono aiutarlo a far fronte all’aggressione occidentale?

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Oggi il cammino eurasiatico ha trovato solide fondamenta all’interno del progetto di nuovo ordine mondiale multipolare, promosso principalmente dalla Cina di Xi Jinping e dalla Russia di Vladimir Putin, una proposta di cooperazione tra le nazioni e i popoli della terra fondata sul rispetto reciproco, su uno scambievole beneficio, dentro il rispetto dei valori, delle culture e delle tradizioni, rifiutando l’aggressiva postura dell’unipolarismo atlantista, con tutto il suo carico di feroce depredazione delle altrui risorse e contestuale violenta promozione di una vuota omologazione deprivata di qualsiasi profondità umana e spirituale.

In questo senso il multipolarsimo agisce per la ricerca di un’armonia che si emancipi da una bieca materialità, recuperando una dimensione etica dell’agire collettivo planetario, come spiegato nel suo pregevole articolo[1]: “Oltre il materialismo: la Cina nei suoi principi e l’armonia del futuro condiviso” scritto dal professor Lorenzo Maria Pacini, il quale con molte ragioni afferma: “L’Occidente dovrà prima o poi riconoscere che il nuovo ordine multipolare non è stato creato per competere con l’Occidente, ma per fermarne la sua corsa che rischiava di trascinare il mondo nel baratro.”

Tuttavia è esistito un tempo, la seconda metà degli anni ‘80 del XX secolo, in cui, interrotta da parte del gorbaciovismo ogni forma di solidarietà internazionale, gettando tragiche premesse per l’abbandono e la dismissione del campo socialista prossimo all’esperienza sovietica, poi anch’essa rovinosamente esauritasi, la bandiera del sostegno alle esperienze marxiste e antimperialiste planetarie è stata raccolta da sole due nazioni, la Cuba di Fidel Castro e la Corea Popolare di Kim Il Sung.

Sarebbe lungo dettagliare l’impegno di queste due nazioni nel vasto mondo del non allineamento in Africa, Asia e America Latina, valga per tutti come esempio, rispetto alla solidarietà messa in campo per questa porzione di umanità che noi oggi chiamiamo Sud Globale, l’amicizia e la concreta abnegazione cubano – coreano per il Burkina Faso del marxista Thomas Sankara, capitano coraggioso e costruttore di una luminosa lotta contro il neo – colonialismo, per l’indipendenza e per la sovranità nazionale del suo popolo e dell’Africa intera.

Fidel Castro manda addestratori per l’esercito burkinabè, consapevole, come ripetutamente affermava Thomas Sankara, di come un militare senza formazione politica sia semplicemente un criminale, Raul Castro sarà a Ouagadougou insieme a Sankara per commemorare il ventennale della caduta in battaglia dell’eroico guerrigliero Ernesto Che Guevara ai primi di ottobre del 1987, sarà l’ultimo discorso pubblico dello statista africano, la settimana successiva sarà vilmente ucciso su mandato franco – statunitense. I cubani si occupano anche di ospitare nelle università dell’Avana e delle altre città dell’isola un numero considerevole di burkinabè, avviandoli del tutto gratuitamente alla formazione medica, scientifica, ingegneristica, con la convinzione di poter e dover offrire un contributo fondamentale per la formazione delle nuove classi dirigenti di quella nazione.

La relazione tra Kim Il Sung e Thomas Sankara è ancora più forte, il capitano africano visita due volte Pyongyang e dalla Corea – Popolare ottiene libri, quaderni e materiale scolastico per tutte e tutti i bambini e i ragazzi a cui ha deciso di garantire un’istruzione gratuita dalla primaria alle secondarie, infatti dopo i discorsi di Sankara, l’autore più letto in Burkina Faso in quegli anni è Kim Il Sung, le cui opere stampate in francese in Corea Popolare, al pari degli scritti di Sankara, vengono poi trasportate con un incessante ponte aereo in Burkina Faso. Di più, i coreano – popolari si adoperano per la costruzione di svariati edifici in molte città, ma massimamente nella capitale. Opere pubbliche significative e ancora presenti, dai palazzi governativi di Ouagadougou, allo stadio cittadino, dai monumenti nelle rotonde stradali alla Maison du Peuple, grande spazio per convegni e conferenze pubbliche, memorabile un grande murale mosaicato che ancora oggi campeggia nel cuore della capitale. I coreani contribuiscono anche alla costruzione di interi nuovi quartieri popolari, chei portano il nome dell’anno rivoluzionario della loro costruzione, dal primo al terzo.

 

La Rivoluzione Islamica iraniana del 1979 porta nel pensiero politico planetario la riflessione filosofica e teologica sciita, ovvero il sentimento mistico della presenza del divino dentro il mondo, intesa come amore sapienziale, capace di unire il cuore e l’intelletto, una gnosi illuminativa che affonda le sue radici nella tradizione persiana fin dal tempo dell’ahuramazdeismo, come ha spiegato nei suoi stupendi libri dedicati alla filosofia islamica sciita il grande filosofo francese Herny Corbin, un percorso in cui il “divino” e la “sofia”, ovvero l’onnipotente Creatore e la Santa Sapienza, si incontrano in una dimensione conoscitiva più grande, più profonda e capace di aprire orizzonti prima incogniti, insperati, inimmaginabili.

Kim Il Sung, qui subentra la sua dimensione profondamente e concretamente eurasiatica, è l’uomo che porta con piena dignità dentro il campo antimperialista mondiale la Repubblica Islamica dell’Iran e la sua ideologia, nata dalla Rivoluzione, simbolo dell’irruzione dello spirituale nel politico, da sempre ostile al protervo imperialismo statunitense, così come al suo alleato regionale mediorientale sionista, ma anche inizialmente molto lontana per ragioni filosofiche e ideologiche dal campo sovietico brezneviano, anche per una dichiarata reciproca sfiducia.

L’azione di Kim Il Sung, nasce anche dalla grande capacità dello statista coreano di elaborare un pensiero filosofico – politico certamente marxista, ma declinato dentro la dimensione nazionale, patriottica, popolare e sovrana della Corea. L’Ideale del Juche si muove in un quadro ugualmente sapienziale, anche se irradiato dal sapere collettivo delle masse popolari, in cui esse stesse diventano protagoniste della costruzione del loro presente e del loro futuro. Un’ideologia indipendente e creativa, che non disdegna una dimensione mistica, si pensi al ruolo nell’immaginario collettivo coreano di Chollima, il mitico cavallo alato esempio di abnegazione, impegno e simbolo della ricostruzione dopo la riprovevole e vergognosa aggressione statunitense degli anni 1950 – 1953, la quale aveva totalmente raso al suolo la piccola Corea, gettando su quel territorio una quantità di bombe pari a quelle utilizzate da tutti i contendenti del secondo conflitto mondiale in ogni scenario di guerra.

Il marxismo jucheano propone la soluzione per i problemi correnti agendo nel solco dell’indipendenza politica, dell’autosufficienza economica, della autonoma difesa nazionale, nel quadro più vasto di un generale orientato alla pace e all’amicizia tra i popoli.

Questa dimensione filosofico – politica sapienziale ha indubbiamente contributo, oltre alle convergenze politico – economiche e geostrategiche, non solo a consolidare la collaborazione tra coreani e iraniani, suggellata nel celebre viaggio a Pyongyang di Ali Khamenei nel 1989, ma è stata un volano agli albori del nuovo secolo anche per consolidare la collaborazione e la cooperazione tra queste due nazioni con la Russia di Vladimr Putin e la Cina di Xi Jinping, impegnate non solo alla costruzione di un multipolarismo economico e politico, ma anche a una riscoperta delle dimensioni identitarie filosofiche e religiose nazionali, le quali, tanto per i russi quanto per i cinesi, non disdegnano una rinnovata riscoperta della dimensione spirituale.

Siamo chiamati a riconoscere dunque tra queste quattro nazioni non solo una convergenza geopolitica e geo – economica, ma anche geosofica.

[1]  https://strategic-culture.su/news/2026/02/12/oltre-il-materialismo-la-cina-nei-suoi-principi-e-larmonia-del-futuro-condiviso/

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The global mobility gap: The world’s least powerful passports https://strategic-culture.su/news/2026/02/02/global-mobility-gap-world-least-powerful-passports/ Mon, 02 Feb 2026 16:05:39 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=890381 While citizens of top-ranked nations enjoy visa-free access to nearly 200 destinations, the reality is starkly different for holders of the world’s weakest passports. This infographic, based on the latest Henley Passport Index, reveals the ten countries whose travel documents grant the least freedom of movement, often limiting holders to fewer than 50 visa-free destinations and highlighting a profound global inequality in the right to travel.

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Military strength in the world: Manpower https://strategic-culture.su/news/2025/10/28/military-strength-in-the-world-manpower/ Tue, 28 Oct 2025 16:09:41 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=888527 This infographic shows the top ten countries of the world by their armed forces’ active personnel

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La guerra de Corea y el intento de Estados Unidos de suprimir la verdadera democracia en Corea https://strategic-culture.su/news/2025/10/24/la-guerra-de-corea-y-el-intento-de-estados-unidos-de-suprimir-la-verdadera-democracia-en-corea/ Fri, 24 Oct 2025 14:00:13 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=888451 Durante la invasión de Corea del Norte, el general MacArthur sugirió al presidente Harry Truman el uso de armas nucleares para ganar la guerra más rápidamente.

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Archivos revelados al público en noviembre de 2016 por la Agencia Central de Inteligencia de Estados Unidos (CIA), pero poco conocidos, informan que Corea del Sur planeaba invadir el Norte un año antes del inicio de la Guerra de Corea, en junio de 1950.

El informe, fechado el 7 de julio de 1949, se titula “Deseo de los oficiales de alto rango del ejército coreano de invadir Corea del Norte”. En él se afirma que “en una reciente discusión sobre la defensa de la República de Corea [Corea del Sur]”, el jefe del Estado Mayor del Ejército, Chae Pyung-tuk, declaró que “su principal interés es atacar a Corea del Norte tan pronto como sea posible”.

El objetivo de muchos oficiales del Estado Mayor, según el documento, era “establecer un ejército lo suficientemente fuerte como para invadir Corea del Norte antes de que el refuerzo de Manchuria y China sirviera de apoyo” a las fuerzas armadas de Pyongyang.

Otro informe, de mayo de 1950, relata el arresto de opositores que planeaban ejecutar a miembros del gobierno norcoreano. Se habían reunido para escuchar transmisiones radiales clandestinas procedentes del Sur, las cuales indicaban la intención del ejército surcoreano de conquistar el Norte ese mismo año.

Ya en diciembre de 1949, la revista surcoreana Ibuk T’ongsin publicaba un artículo que esbozaba una hipotética invasión por parte de Corea del Sur, alegando que “la única forma de borrar la división del paralelo 38 [frontera entre ambos territorios] es mediante el uso de la fuerza”.

El plan consistía en tres etapas: la primera era la ocupación de la capital norcoreana, que debía ejecutarse en un máximo de tres días. Incluía el bombardeo de los cuarteles generales e incluso de la residencia oficial del presidente norcoreano, Kim Il-sung.

La segunda etapa sería más difícil, según la revista, porque habría que combatir la resistencia en las montañas, que contaría con el apoyo de China. Sin embargo, acabaría por retirarse hacia la provincia de Hamgyong, en el noreste del país. La tercera etapa consistiría en ocupar esta última parte de la península y unificar el país territorial y políticamente.

Sin embargo, no fue hasta junio de 1950 que esa guerra llegó a la península coreana. La versión de la historia contada en Occidente —la versión de Corea del Sur y de Estados Unidos— sostiene que la guerra fue iniciada por Corea del Norte.

Un solo país, un solo pueblo

Pero Corea constituía un único país, que había sido ocupado por Japón hasta el final de la Segunda Guerra Mundial. En 1945, Japón tuvo que retirarse de la península por ser uno de los perdedores de la guerra, pero también porque la resistencia coreana lo expulsó del país.

En esa época ya existían organizaciones populares y de masas en todo el territorio coreano, tanto en el Norte como en el Sur. Fuertemente influenciados por ideas socialistas y nacionalistas, los comités populares formaban en la práctica un gobierno nacional, como los soviets en Rusia en 1917.

Tras derrotar a Japón en la Segunda Guerra Mundial, Estados Unidos entró en el sur de la península coreana, mientras la Unión Soviética ya tenía tropas en el Norte y apoyó al gobierno de su aliado Kim Il-sung.

En el Sur, Estados Unidos impuso un gobierno en contra de la voluntad del pueblo coreano, después de cerrar sindicatos y partidos que representaban a los oprimidos, reprimir manifestaciones, sofocar la resistencia y desmantelar los comités populares.

Según el historiador y politólogo Diego Grossi, estudioso de la historia norcoreana, el legítimo Estado coreano, entre los dos que existen hoy, es Corea del Norte, precisamente porque tiene su origen en un gobierno constituido a partir de los comités populares en la lucha contra Japón y porque no fue invadido ni sometido a un gobierno impuesto por un país extranjero.

“La URSS se retira rápidamente del Norte. En el Sur, Estados Unidos no solo continúa la ocupación, sino que además sofoca esos comités y coloca en el poder a sus aliados, incluso como presidente a Syngman Rhee, quien vivió durante décadas en Estados Unidos”, cuenta.

Prácticamente la mitad de la vida de Rhee transcurrió en Estados Unidos, donde incluso se reunió con presidentes norteamericanos. Fue investido en la práctica por el gobierno militar de ocupación estadounidense en 1945, volando desde América a Tokio y luego a Seúl en aviones militares norteamericanos, incluso en uno particular del general Douglas MacArthur.

En 1948, la URSS retiró sus tropas del Norte, cumpliendo los acuerdos de la Conferencia de Moscú, que determinó la desocupación de la península por parte de las dos potencias. Sin embargo, Estados Unidos no hizo lo mismo en el Sur, donde mantiene tropas hasta el día de hoy. “Es la ocupación yanqui la que divide al país hasta hoy”, destaca Grossi.

Apoyo popular a Corea del Norte en Seúl

El 25 de junio de 1950, las fuerzas militares norcoreanas cruzaron el paralelo 38 —elegido por Occidente para dividir la península— y la guerra comenzó oficialmente. Al día siguiente, la embajada estadounidense en Moscú manifestó preocupación por los intereses de Estados Unidos en Corea, según otro documento de la CIA divulgado recientemente.

“La embajada señala que la derrota de la República de Corea tendría serias y desfavorables repercusiones para la posición de Estados Unidos en Japón, en el sudeste asiático y también en otras áreas”, destaca el informe.

La ocupación del Sur por el Norte, que controló Seúl y llegó hasta el extremo sur de la península, duró alrededor de tres meses. Durante ese período, el gobierno obrero recibió un fuerte apoyo de parte de la población de la capital surcoreana. Según un informe de julio de 1950, el 60% de los estudiantes de la ciudad ayudaban “activamente” a los norcoreanos, quienes también eran apoyados por la clase obrera de la capital. Además, casi todos los partidos políticos de Corea del Sur apoyaban a Corea del Norte, con excepción del partido de extrema derecha del entonces presidente Syngman Rhee.

Estados Unidos lideró las fuerzas de la ONU, aprovechando la neutralidad soviética, e inició la intervención de más de una decena de países en ayuda militar a Corea del Sur. Lograron hacer retroceder a las tropas norcoreanas e invadieron el Norte. Según otro informe de la agencia, de octubre de 1950, Rhee buscaba incorporar Corea del Norte a Corea del Sur, propuesta que fue apoyada por Estados Unidos, especialmente en el ámbito económico, al incentivar la anexión monetaria del Norte mediante el uso de billetes del Banco de Corea en toda la península.

Durante la invasión de Corea del Norte, el general MacArthur sugirió al presidente Harry Truman el uso de armas nucleares para ganar la guerra más rápidamente. Sin embargo, fue destituido.

La URSS y China intervinieron en el conflicto, que terminó solo en julio de 1953. Alrededor de 2,5 millones de coreanos murieron en los tres años de guerra. No obstante, el país sigue dividido en el mismo paralelo 38 hasta hoy, ya que no hubo vencedor y oficialmente la guerra no concluyó. Estados Unidos fue considerado derrotado moralmente.

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Quem são as «fontes especializadas» que abastecem os documentários anti-RPDC? https://strategic-culture.su/news/2025/10/19/quem-sao-as-fontes-especializadas-que-abastecem-os-documentarios-anti-rpdc/ Sun, 19 Oct 2025 14:58:37 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=888361 As informações do Painel de Especialistas da ONU são fornecidas pelas agências de inteligência e desinformação dos Estados Unidos.

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O documentário “Sala 39: o caixa eletrônico da Coreia do Norte”, produzido pela DW, é um exemplo de como funciona a tradicional indústria de mentiras e manipulações do imperialismo contra os países que ele quer dominar e cujos governos lhe opõem resistência, em especial a República Popular Democrática da Coreia.

A peça propagandística que se passa por informativa apresenta-se como uma “investigação” sobre um suposto órgão do governo norte-coreano para conseguir dinheiro de fora do país a fim de sustentar a “ditadura militar e familiar” de Kim Jong Un.

A principal fonte de informações sobre a “Sala 39” é o Painel de Especialistas do Comitê de Sanções à RPDC do Conselho de Segurança das Nações Unidas, uma entidade formada por funcionários governamentais dos países-membros do Conselho de Segurança mais Japão e Coreia do Sul. Como já destrinchamos aqui na SCF, de “especialistas” aquelas pessoas não têm nada.

“Por sua própria segurança, trabalham em segredo. Só o seu diretor, Hugh Griffiths, aparece nas câmeras”, afirma o documentário. O próprio Griffiths já havia trabalhado para governos de países da União Europeia, para a Comissão Europeia e para agências do governo dos Estados Unidos, incluindo o Departamento de Estado, quando da exibição do documentário. Vejamos as “autoridades” “especializadas” em Coreia do Norte que dão veracidade à narrativa da DW:

  1. Youngwan Kim, representante da Coreia do Sul no Painel. Ex-funcionário do Ministério de Relações Exteriores, do Ministério da Unificação, do Escritório para a Coordenação de Política Governamental, do Escritório do Primeiro-Ministro e do Gabinete de Segurança Nacional e Política Externa do Escritório do Primeiro-Ministro da Coreia do Sul. Assumiu postos diplomáticos em Nova Iorque, Washington D.C. e Los Angeles.
  2. Benoît Camguilhem, funcionário do Ministério da Defesa e da Secretaria Geral de Defesa e Segurança Nacional da França.
  3. Stephanie Kleine-Ahlbrandt, trabalhou no USIP, no Conselho de Relações Exteriores dos EUA e foi destacada pelo Departamento de Estado para a Missão da OSCE na Bósnia e Herzegovina, além de ter trabalhado com a ONU e com think tanks ligados a governos ocidentais.
  4. Katsuhisa Furukawa, estudou em Harvard e trabalhou no Conselho de Relações Exteriores dos EUA, apesar de ser o representante japonês no Painel.

Como já comprovei em outra ocasião, as informações do Painel de Especialistas da ONU são fornecidas pelas agências de inteligência e desinformação dos Estados Unidos, em primeiro lugar, e, em segundo lugar, da Coreia do Sul e do Japão. Em geral, o Painel se alimenta de notícias produzidas pelos governos e veículos de comunicação hostis à Coreia do Norte. A “segurança” que eles precisam não é para se proteger de supostas retaliações da “ditadura” coreana, mas para manterem-se intocáveis, inquestionáveis, longe do escrutínio público, como verdadeiros burocratas. No entanto, o documentário os apresenta como se estivessem correndo perigo e fossem ameaçados por Kim Jong Un.

A DW, em determinado momento, menciona a fome ocorrida na década de 1990 no país, após o colapso da União Soviético e dos regimes aliados da Coreia do Norte, deixando-a isolada. A fome, relata a reportagem, teria matado entre um e três milhões de norte-coreanos. A culpa? Claro, do sistema econômico e estatal planificado (viva o livre mercado que não existe nem no Ocidente!) Diz-se que, desde então, o povo, principalmente do campo, tenta fazer negócios e trabalhar por conta própria no mercado negro. Mas os “especialistas” em sanções nada falam sobre o efeito causado por essas mesmas sanções sobre a economia da Coreia – aliás, até mesmo em seus relatórios isso é ignorado ou a discussão adiada. Em 2022, Rosemary DiCarlo, subsecretária-geral das Nações Unidas de Política e Assuntos de Paz, apontou que ainda persistiam as dificuldades de entidades humanitárias fazerem transações bancárias, desde as medidas tomadas em 2017. Mas isso, pelo visto, não importa…

Aí vem outra espécie de “especialista” para denunciar as operações de suposto roubo de ativos internacionais da Coreia do Norte: Simon Choi, consultor do Ministério de Relações Exteriores e dos serviços de inteligência da Coreia do Sul. Ele acusa a RPDC de hackear a Coreia do Sul e o mundo inteiro para conseguir dinheiro para que Kim Jong Un compre carros de luxo e desenvolva armas nucleares. Mas um alto funcionário do governo inimigo da RPDC, ligado à espionagem e desinformação de Seul, é mesmo uma fonte confiável para falar qualquer coisa sobre a Coreia do Norte em um documentário que se apresenta como “imparcial”? Já passou pela cabeça do diretor da DW produzir um documentário pretensamente “imparcial” cujas fontes especializadas em Coreia do Sul seriam os membros da inteligência norte-coreana?

Por fim, a outra categoria de fonte de informação especializada em Coreia do Norte: desertores que agora trabalham para o governo sul-coreano. É o caso de Koh Young Hwan, que saiu da RPDC em 1991 e atualmente é funcionário do Instituto de Segurança Nacional, órgão do governo da Coreia do Sul que emprega muitos desertores para colher informações sobre o Norte. Isto é, o senhor Hwan se transformou em agente de espionagem da Coreia do Sul. Fora ele, dois desertores anônimos que também trabalham para Seul.

As fontes “especializadas” e “imparciais” dão a frágil fachada “profissional” ao documentário, para que a narrativa dramatizada mostre como o povo norte-coreano sofre nas mãos da “ditadura despótica”. “Nenhum outro país explora sua população de forma tão sistemática como a Coreia do Norte”, diz a narração, citando os trabalhadores norte-coreanos empregados no exterior que seriam supostamente “tratados como escravos” que não recebem seu salário, pois vai tudo para o governo. É a “escravidão moderna”, em que os trabalhadores norte-coreanos no exterior são vigiados 24 horas por dia (aí vemos como a Coreia do Norte é, não um “país ultrapassado”, como o próprio filme conta, mas sim uma potências imperialista, onipresente no mundo todo, que controla os serviços de segurança até mesmo de países como a Rússia e os Emirados Árabes!). Para garantir essa exploração escravagista, o “regime” retém as famílias dos trabalhadores, chantageando-os para que não desertem e continuem enriquecendo Kim Jong Un com seu trabalho escravo!

(Quem não se lembra da campanha da Veja e da imprensa brasileira no governo Dilma contra a chegada dos médicos cubanos? O discurso era o mesmo: seriam escravos da família Castro, cujo salário iria todo para o governo…)

O documentário da DW, na verdade, reflete toda a hipocrisia da propaganda dos governos capitalistas. Inverte-se a realidade: em um país governado pelos trabalhadores (a Coreia), os trabalhadores são os mais explorados do mundo, enquanto que nos países governados pelos patrões (como a Alemanha, da DW), os trabalhadores não são explorados. De onde vem o lucro da Volkswagen, da BMW e da Audi? De onde vem os impostos que sustentam a própria DW, rede de TV do governo alemão? Eles vêm do céu? E a Alemanha da DW, como país imperialista, não explora apenas os seus próprios trabalhadores para enriquecer os seus capitalistas: saquearam a Grécia, ajudaram a destruir a Líbia e mantêm uma ditadura sobre toda a União Europeia justamente para salvar e engordar o bolso da burguesia alemã! É no mínimo irônico que uma rede de propaganda do governo alemão venha acusar a Coreia do Norte de manter campos de trabalhos forçados…

“Um país onde os trabalhadores não têm direitos, onde uma vida humana não tem valor”, diz o documentário. Pergunte ao operário alemão e ele lhe dirá que se está falando sobre o seu próprio país, e não sobre a Coreia do Norte. Mas o fantasma norte-coreano é evocado para que os trabalhadores alemães tenham medo do comunismo, e também para desviar a atenção e atrair a indignação da classe média para outra coisa que não seja a miséria crescente na Alemanha e nos países capitalistas.

Um membro do Instituto de Pesquisa Econômica de Pyongyang é entrevistado apenas para que o narrador diga que ele é “autorizado pelo regime” para responder às perguntas da reportagem e transmitir o lado norte-coreano – que, como sempre, é exibido como mentiroso, enganador e propagandístico.

Mas o que não é “Sala 39: o caixa eletrônico da Coreia do Norte” senão uma pura peça de propaganda contra um inimigo do imperialismo que precisa ser invadido para ser espoliado? Praticamente todos os entrevistados, as “fontes especializadas” não passam de burocratas daqueles mesmos governos cuja função é mentir e justificar agressões contra a RPDC. Não passam de propagandistas – ouvidos pela própria rede de propaganda estatal (não é só Kim Jong Un que promove propaganda estatal!) do regime alemão.

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Quem planta as «informações» sobre a Coreia do Norte? https://strategic-culture.su/news/2025/10/12/quem-planta-as-informacoes-sobre-a-coreia-do-norte/ Sun, 12 Oct 2025 14:00:35 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=888208 Este artigo expõe a máquina de desinformação que há décadas fabrica mentiras sobre a RPDC, revelando como “especialistas” pagos e desertores incentivados sustentam a narrativa ocidental.

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O veto da Rússia, com o apoio tácito da China, à continuação da existência do famigerado painel de “especialistas” das Nações Unidas sobre as sanções à Coreia do Norte foi um marco da virada de jogo nas relações de Pyongyang com o imperialismo e o ocidente. Ele simbolizou um fenômeno que já vinha ocorrendo há quase dez anos: as contradições de Moscou e Pequim com os Estados Unidos as levaram a dar as mãos à RPDC e a selarem um pacto para a defesa conjunta contra a opressão exercida pelo imperialismo.

Os prognósticos para a Coreia são os mais animadores desde a década de 1980. Os contatos, visitas de alto nível, trocas de diferentes tipos e outras ações aumentaram exponencialmente. O convite de Xi Jinping para que Kim Jong Un ficasse a seu lado (e do outro, Vladimir Putin) no desfile militar dos 80 anos da vitória da China na guerra contra o Japão, e todas as atividades que os três participaram juntos, como se fossem os líderes dos países oprimidos, é de um significado que só teremos ideia verdadeira futuramente.

Torna-se propício, portanto, no âmbito da comunicação, desmistificar e desmontar toda a mitologia construída ao longo de décadas pela propaganda rasteira do imperialismo contra a Coreia do Norte. É claro que a reinserção do país nas relações internacionais, devido à aliança com Rússia e China, por si só, já é um duro golpe àquela propaganda. Mas as mentiras são tão grandes que é preciso um trabalho constante de exposição da realidade e desmantelamento das falsidades contra o país.

Na era do suposto combate às fake news, aqueles que se dizem os grandes guerreiros da verdade são os reais produtores e difusores de uma das mais completas e longas campanhas de mentiras da história moderna.

Pagam “desertores” para mentir sobre a RPDC. As emissões de rádio e por alto-falantes desde a Coreia do Sul, bem como diversas outras formas de infiltração, buscam atrair norte-coreanos de situação econômica mais vulnerável. Os serviços de inteligência sul-coreanos então fazem ofertas tentadoras para que digam ao mundo como o governo do Norte é terrível e a vida é penosa. Em 2017, Seul quadruplicou a recompensa para os “desertores” que oferecessem informações “secretas ou sensíveis” sobre o Norte – o valor chegou a incríveis 860 mil dólares. Os próprios jornais internacionais, bancados por Wall Street e a City of London, pagam 500 dólares por hora de entrevista e, quanto maior o sofrimento relatado pelo “desertor”, maior o pagamento.

Quando não há “desertores” disponíveis, quem inventa as mentiras é o próprio serviço de inteligência e desinformação sul-coreano – chamado até certo tempo atrás de KCIA – e sua matriz americana, para o que utilizam também os veículos de comunicação que eles mesmos criaram, como a Yonhap, Voice of America ou Radio Free Asia.

Os próprios veículos “profissionais” do ocidente, aproveitando todo o clima criado pelos serviços de inteligência e desinformação e pela imprensa governamental dos EUA e da Coreia do Sul, espalham as mentiras, aumentam as distorções e inventam novas. Os exemplos abundam na Internet. A Vice News, por exemplo, produziu uma reportagem intitulada “What North Korea Doesn’t Want You To See?”, com imagens por satélite que comprovariam o “estado policial” que é a RPDC.

A reportagem aborda o trabalho de um “especialista e analista sobre a RPDC” que mapeou o país inteiro usando o Google Earth e é tão “profissional” que, ao sinalizar uma casa qualquer, afirma ser uma mansão onde vive Kim Jong Un. O “especialista” chega ao cúmulo de explicar o que tem dentro de cada cômodo da casa, e isso a partir de imagens do Google Earth – que, até onde sabemos, não tem visão de raio-X…

Mas quem é o “especialista” que descobriu os segredos da “ditadura hereditária” coreana, como ele a designa? Trata-se de Jacob Bogle, um ativista do Partido Republicano dos Estados Unidos, que escreve para portais especializados em Coreia do Norte como NK News e 38th North, sites que são fachada da CIA, e compartilha notícias falsas veiculadas pelos grandes jornais ocidentais contra o país. Até setembro deste ano, pelo menos, ele também colaborou com a Radio Free Asia, fundada pela CIA e mantida pelo Congresso dos Estados Unidos.

 

Park Yeon Mi and Jacob Bogle. (Jacob Bogle Website)

Mas talvez o que mais escancare a farsa Bogle seja a sua foto com Yeon Mi Park, uma das mais famosas “desertoras” da Coreia do Norte, aclamada por todo o aparato de propaganda imperialista e que, por isso mesmo, foi muito fácil para veículos alternativos descobrirem as suas mentiras.

Esse é o tipo de “profissional sério” e “especializado” em Coreia do Norte, que inventa e espalha fantasias surreais, dignas dos mais criativos filmes de ficção científica. Coisas que ninguém acreditaria se a Vice ou a Radio Free Asia relatasse que estão ocorrendo em outros países, mas que, graças a essa poderosa e ampla rede de mentiras, fazem parte do imaginário da classe média sobre a RPDC.

Tal campanha supera, de longe, as mentiras contadas contra a URSS na época da Guerra Fria ou contra Cuba. Ela, no entanto, revela também o nível intelectual e cultural do cidadão médio de um país que é dominado pelo imperialismo – ou dos próprios EUA. Homer Simpson representa fielmente o cidadão de classe média americano. E essa mesma propaganda anti-Coreia ainda nos diz que são os coreanos os ignorantes e ingênuos que sofrem lavagem cerebral do “regime”!

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Coreia do Norte: uma polícia tirana que apanha do povo? https://strategic-culture.su/news/2025/09/30/coreia-do-norte-uma-policia-tirana-que-apanha-do-povo/ Tue, 30 Sep 2025 15:01:13 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=887992 Olham para a Coreia e o que está à sua frente não passa de um espelho.

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Já tive a oportunidade, aqui na SCF, de denunciar o mecanismo de desinformação, propaganda e mentiras contra a República Popular Democrática da Coreia. Esse mecanismo é tão antigo quanto o próprio país, já que a própria revolução coreana, que libertou a península em 1945, foi contrária aos interesses imperialistas dos Estados Unidos.

Uma das principais fontes de notícias sobre a RPDC é a Radio Free Asia, fundada pela CIA no início da guerra fria e mantida com verba do Congresso americano. Sua principal tarefa é trabalhar diariamente para levar a propaganda imperialista aos povos da Ásia a fim de convencê-los que os EUA são os seus melhores amigos, que devem se distanciar de China e Rússia, que governos minimamente independentes são ditaduras e que aqueles que vivem em países assim devem fazer revoluções coloridas. Além disso, com sua cobertura pretensamente jornalística, cria fake news que são espalhadas por outros veículos de propaganda imperialista mundo afora.

A rádio e seu site de notícias veiculam reportagens invariavelmente negativas sobre a RPDC e o tipo de fontes que eles mais gostam são as “anônimas”. De pouco críveis em sua reputação de esgoto, suas reportagens costumam ser muito contraditórias com elas mesmas. Vejamos um caso.

Um artigo intitulado “Fed up with corruption, North Koreans are attacking police, secret documents show” (“Cansados de corrupção, norte-coreanos estão atacando a polícia, mostram documentos secretos”), assinado por Ahn Chang Gyu e publicado em 2 de junho de 2023, cita testemunhas anônimas que mencionam episódios em que cidadãos cansados da “tirania” da polícia resolvem acertar as contas individualmente com agentes policiais.

“Um residente do condado de Paegam e seu filho encurralaram um policial no acostamento de uma estrada e ele infligiu diversos hematomas na cabeça do policial”, disse um oficial administrativo da província de Ryanggang à RFA sob a condição de anonimato. “Dizem que foi uma revanche porque o policial insultou sua mulher ao tratá-la como uma criminosa em seu local de trabalho ao forçá-la a confessar que era responsável por uma perda ocorrida no local de trabalho.”

Em resumo: a notícia trata de um espancamento de policial por parte de um cidadão comum. Vejam bem: foram um cidadão comum e seu filho que espancaram o policial. Alguém já viu isso acontecer em alguma parte do planeta? No Brasil, ninguém tem coragem de olhar torto para um policial, porque sabe que, por motivo nenhum, a polícia já mata. Só quem pode “acertar as contas” com a polícia no Brasil são as maiores facções do crime organizado, e isso sabendo que haverá consequências. É absolutamente impensável para um cidadão comum, como no suposto caso coreano, “acertar as contas” com um policial, ainda mais estando desarmado.

E aqui surge a grande contradição da RFA. Como é possível que em uma “ditadura militar” – muitas vezes descrita como a pior ditadura militar do mundo –, onde, segundo a própria reportagem da RFA, a polícia é “tirana”, um policial seja espancado por um mero trabalhador desarmado? Em uma ditadura militar tão tirana, não se pode crer que a polícia ande desarmada e sem equipamentos de segurança. Como funciona, então, essa tirania da polícia, se os agentes estão desarmados? No Brasil os policiais usam armas até quando estão à paisana, mas na Coreia do Norte eles não usam armas nem quando estão em serviço? Que tipo de ditadura militar é essa, que tipo de polícia tirana é essa que apanha de um civil desarmado? Até agora, pensava-se que os cidadãos coreanos tinham medo da própria sombra devido à vigilância e repressão do regime, como então um cidadão sente-se tão livre a ponto de bater na polícia?

Um outro residente de Ryanggang, logicamente também “anônimo”, disse à mesma reportagem que, “quando você vai ao mercado, pode-se ver frequentemente mulheres protestando ou discutindo em voz alta, e apontando o dedo para o policial”, podendo inclusive ocorrer brigas. No Brasil, ou mesmo nos Estados Unidos, uma situação como essa nunca é tolerada pela polícia “democrática”. Há menos de um mês um entregador de comida tomou um tiro por discutir com um policial só porque ele se recusou a levar a comida ao apartamento do agente e pediu para que ele fosse buscar na portaria do prédio. No melhor dos casos, se alguém ousa levantar a voz contra um policial, é levado à delegacia por desacato.

Onde, afinal, existe tirania policial?

Se diz que a RPDC é o “país mais fechado do mundo”, onde as pessoas são proibidas de se comunicar com o exterior e onde qualquer tentativa de burlar a proibição é punida pelo regime. Como a Radio Free Asia conseguiu entrar em contato com essas duas fontes diretas? As duas testemunhas “anônimas” têm medo de fornecer seus nomes para a reportagem, mas os moradores de Ryanggang não têm medo de brigar e bater na polícia “tirana”?

Essa é apenas uma das milhares de notícias absolutamente inconsistentes e contraditórias sobre a República Popular Democrática da Coreia. Os veículos de propaganda imperialista e seus partidários veem na RPDC os próprios males que afetam seus regimes. Acusam a Coreia de ter miséria, fome, repressão policial, censura, enquanto tudo isso é inerente às sociedades capitalistas da nossa época, não a uma sociedade como a da RPDC.

Olham para a Coreia e o que está à sua frente não passa de um espelho. Aquilo que falam sobre esse país é o que ocorre neles próprios. Não querem (e não podem) tirar esse espelho de sua frente para enxergar a verdadeira Coreia, porque ao fazerem isso os mitos que eles criaram sobre si próprios desmoronariam.

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Seriam os EUA o «Estado membro» onisciente e oculto da ONU? https://strategic-culture.su/news/2025/09/25/seriam-os-eua-o-estado-membro-onisciente-e-oculto-da-onu/ Thu, 25 Sep 2025 14:49:16 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=887900 Esse “Estado membro” oculto fornece ao Painel informações, documentos, nomes, estatísticas, estimativas, fotografias e mapas relacionados à movimentação de navios, aviões, cidadãos e outras interações da RPDC com outros países.

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Em vários relatórios sobre as sanções ao programa nuclear coreano (ver os artigos anteriores por aqui), o Painel de Especialistas do Conselho de Segurança da ONU cita um “Estado membro” que nunca é nomeado. Esse “Estado membro” oculto fornece ao Painel informações, documentos, nomes, estatísticas, estimativas, fotografias e mapas relacionados à movimentação de navios, aviões, cidadãos e outras interações da RPDC com outros países, especialmente da África, Oriente Médio e Ásia. Não parece que em todas as ocasiões se trata do mesmo país, mas na maioria dos casos é altamente provável que esse “Estado membro” não identificado seja os Estados Unidos, pois são informações que, em grande parte, só podem ser obtidas através de espionagem e só os Estados Unidos têm um sistema de inteligência tão abrangente para obter informações de incontáveis países e continentes distintos. Devido a algumas localizações, também é possível que Coreia do Sul, Japão e Israel sejam, em algumas dessas menções, o “Estado membro” em questão. O nome do país (ou dos países) nunca é revelado pelo Painel porque poderia ser facilmente acusado de espionagem pelos países envolvidos, eventualmente gerando atritos diplomáticos desnecessários – além da possibilidade de muitas dessas informações fornecidas para o Painel serem fabricadas, a fim de incriminar a RPDC e os outros países envolvidos, o que também geraria atritos. Por isso o “Estado membro” nunca é revelado, como no exemplo do relatório publicado em 2019 [1]:

Um Estado membro informou ao Painel que a República Islâmica do Irã era um dos dois mercados mais lucrativos para a cooperação militar relacionada à República Popular Democrática da Coreia, e que tanto a Korea Mining Development Trading Corporation (KOMID) quanto a Green Pine Associated Corporation, também conhecida como Saeng Pi’l, possuem escritórios ativos na República Islâmica do Irã. O Estado membro também informou ao Painel que um padrão recentemente observado envolvia cidadãos da República Popular Democrática da Coreia, baseados na República Islâmica do Irã, que voavam entre Teerã e Dubai e embarcavam em um voo de volta para Teerã poucas horas após sua chegada aos Emirados Árabes Unidos. O Estado membro observou que isso era indicativo do uso de mensageiros transportando dinheiro em espécie. […] O Painel recordou informações de um Estado membro indicando que indivíduos designados anteriormente identificados e representantes de entidades designadas estavam agora viajando com nomes falsos ou com passaportes diferentes, e renovou seu pedido de 2017 à República Islâmica do Irã para que forneça os nomes e números de passaporte de todos os diplomatas da República Popular Democrática da Coreia credenciados no país. (pp.34-35)

Logo em seguida, o “Estado membro” (talvez o mesmo, talvez não) é novamente mencionado, agora vazando uma suposta interação entre autoridades da Líbia e da RPDC – o que, se verdadeiro, só pode ter sido obtido por meio de espionagem:

Segundo um Estado membro, O Chol Su, vice-ministro do Ministério de Equipamentos Militares da República Popular Democrática da Coreia, enviou uma carta em 23 de março de 2015 a Khalifa al-Ghwail, então chefe do Conselho Supremo de Defesa e vice-primeiro-ministro, na qual indicava que a República Popular Democrática da Coreia estava “atualmente em processo de preparação do contrato de compra e venda dos sistemas de defesa e munições necessários para manter a estabilidade da Líbia”, e acrescentava que a “Green Pine Association, um estabelecimento comercial pertencente ao nosso ministério” forneceria o rascunho do contrato e documentação adicional. A carta também mencionava o papel do Consulting Bureau for Marketing, uma empresa pertencente a Hussein al-Ali, cidadão sírio descrito como um traficante de armas para a República Popular Democrática da Coreia na Líbia, no Sudão e no Iêmen. Em uma resposta datada de 5 de abril de 2015, Khalifa al-Ghwail agradeceu a O Chol Su e mencionou o convite da República Popular Democrática da Coreia para que equipes técnicas líbias visitassem o país. Um documento posterior do Ministério da Defesa da Líbia, datado de 20 de maio de 2015, autorizava uma procuração em favor do cidadão sírio Hussein al-Ali “para negociar, corresponder-se, trocar informações, receber documentos e propostas técnicas e financeiras em nosso nome na República Popular Democrática da Coreia”. (p. 35)

Em outro trecho, o relatório cita novamente o “Estado membro” como fonte primária, fornecendo-lhe informações que só poderiam ser obtidas por espionagem:

Um Estado membro concedeu ao Painel acesso a uma carta-convite datada de 13 de julho de 2016 do líder Houthi, Major-General Zakaria Yahya al-Shami, ao Ministério de Equipamentos Militares da República Popular Democrática da Coreia e à Tosong Technology Trading Corporation, uma subsidiária da KOMID [Korea Mining Development Trading Corporation], para se reunirem em Damasco “para discutir a questão da transferência de tecnologia e outros assuntos de interesse mútuo”. Segundo o Estado membro, “um protocolo de cooperação entre o Iêmen e a Coreia do Norte” foi então negociado envolvendo “Naif Ahmad Al Qanis, embaixador Houthi em Damasco e o negociante de armas sírio Hussein Al Ali”. Segundo o Estado membro, isso envolveu uma “vasta gama de equipamentos militares, incluindo Kalahsnikov, metralhadoras PKC, RPG-7, RPG-29, mísseis Fagot, mísseis Igla, tanques, sistemas de defesa aérea e mísseis balísticos”.

Não obstante, os “especialistas” relatam também supostos crimes cibernéticos cometidos pela RPDC, cujas fontes são três Estados membros não nomeados e as autoridades dos Estados Unidos e da Coreia do Sul. As informações fornecidas por eles são dadas como certas pelo relatório, acusando hackers coreanos de desviarem dinheiro de uma conta do Banco de Bangladesh no Federal Reserve, em Nova Iorque, para contas nas Filipinas, de onde o dinheiro teria sido lavado. O montante giraria em torno de 81 milhões de dólares, além da tentativa de roubo de 1 bilhão de vítimas em todos os continentes. São acusações graves e de aparência altamente fantasiosa, pois os próprios relatórios do Painel consideram a RPDC um país pobre e sem recursos, isolado do mundo, e essas operações de pirataria mundial, invadindo sistemas extremamente seguros (e apresentados como tais) de algumas das maiores instituições financeiras e empresariais do mundo, parecem estar distantes das possibilidades de um país como a RPDC. Há outras acusações de ciberataques contra a RPDC, sempre feitas pelos Estados Unidos e sem provas reais do envolvimento da RPDC, mas consideradas como verdadeiras e inquestionáveis pelo Painel.

“Esses ataques mais recentes mostram como a República Popular Democrática da Coreia se tornou um ator cada vez mais sofisticado em ciberataques para ganhos financeiros, com ferramentas e táticas melhorando constantemente”, dizem os “especialistas” (p. 51). Assim, sem nenhuma prova efetiva e baseado apenas em fontes enviesadas como o governo dos Estados Unidos,

O Painel recomenda que o Conselho de Segurança, ao redigir futuras medidas de sanções financeiras, leve em consideração os ataques cibernéticos realizados pela República Popular Democrática da Coreia para contornar as resoluções por meio da geração ilegal de receita para a própria República Popular Democrática da Coreia.
Os Estados membros devem reforçar sua capacidade de facilitar a troca robusta de informações sobre os ataques cibernéticos da República Popular Democrática da Coreia com outros governos e com suas próprias instituições financeiras, a fim de detectar e impedir tentativas da República Popular Democrática da Coreia de empregar suas capacidades cibernéticas para evasão de sanções. (p. 52)

Como sempre, o relatório é obrigado a mencionar os “impactos não intencionais das sanções”, em particular sobre agências da ONU, corpos diplomáticos e organizações humanitárias que operam na Coreia. Entre janeiro de 2018 e janeiro de 2019, o Comitê de Sanções da ONU recebeu 25 pedidos de isenção humanitária para a RPDC, dos quais 16 foram aprovados, sete permaneciam em análise e dois foram retirados. Foram relatados sérios impactos das sanções, que comprometem as operações de todos esses órgãos no país – um objetivo camuflado do regime de sanções. Entre os principais obstáculos estão atrasos na aprovação de isenções, colapso do sistema bancário, dificuldades na liberação alfandegária, escassez de fornecedores dispostos a fazerem negócios com quem opera na RPDC, aumento de custos e redução no financiamento. Esses fatores, como foi relatado, prejudicam a implementação de programas humanitários, especialmente devido às sanções que afetam o fornecimento de itens sensíveis. A campanha Korea Peace Now!, baseada nos EUA, denunciou posteriormente que as “sanções aprovadas em 2017 proíbem o transporte de quaisquer produtos metálicos, dificultando significativamente o envio de suprimentos médicos básicos. Uma remessa de kits de saúde reprodutiva sofreu um atraso significativo por conter esterilizadores a vapor de alumínio — a parte mais importante do kit”. [2]

Diante disso, o Painel recomendou que os pedidos de isenção sejam analisados dentro de prazos definidos e que grupos especializados se reúnam regularmente para discutir questões humanitárias. Propôs ainda a criação de uma lista de itens não sensíveis permitidos e maior flexibilidade no processo de solicitação de isenções. Por fim, sugeriu que o Secretário-Geral da ONU solicitasse uma avaliação oficial sobre os impactos humanitários das sanções na população civil norte-coreana.

Na prática, o Painel lavou as mãos, mais uma vez, sobre as denúncias de que suas recomendações estavam causando danos à qualidade de vida dos cidadãos coreanos.

O coordenador do Painel seguinte foi o diplomata britânico Alastair Morgan, que havia sido embaixador na RPDC até dezembro de 2018 [3], meses antes de assumir o cargo no Painel de Especialistas. Claro está que, como representante de Sua Majestade e do imperialismo britânico, não era alguém isento para sugerir como o mundo deveria lidar com a RPDC. No relatório parcial publicado em 30 de agosto de 2019, o Painel acusa a RPDC de violar as sanções por meio do comércio marítimo ilegal e de ataques hackers “crescentemente sofisticados” a fim de roubar dinheiro para financiar os seus “programas de armas de destruição em massa”, tendo conseguido mais de 2 bilhões de dólares [2]. Ele chega a essa conclusão baseado nas informações apresentadas pelos Estados Unidos, principalmente, e, apesar de lembrar que russos e chineses alertaram que as informações não eram suficientes para concluir as violações, o Painel dá, novamente, as posições americanas como absolutamente confiáveis (p.5; p.7).

Notas

[1] “Report of the Panel of Experts established pursuant to resolution 1874 (2009)”. United Nations Security Council (S/2019/171), 12 de março de 2019. Disponível em: https://www.securitycouncilreport.org/atf/cf/%7B65BFCF9B-6D27-4E9C-8CD3-CF6E4FF96FF9%7D/s_2019_171.pdf. Acesso em 2 de julho de 2025.

[2] “The humanitarian impact of sanctions on North Korea”. Women Mobilizing to End the War. Korea Peace Now. Disponível em: https://koreapeacenow.org/resources/the-humanitarian-impact-of-sanctions-on-north-korea-2/. Acesso em 29 de julho de 2025.

[3] Alastair Morgan CMG. Government of the United Kingdom. Disponível em: https://www.gov.uk/government/people/alastair-morgan. Acesso em 29 de julho de 2025.

[4] “Report of the Panel of Experts established pursuant to resolution 1874 (2009)”. United Nations Security Council (S/2019/691), 30 de agosto de 2019, p. 4. Disponível em: https://www.securitycouncilreport.org/atf/cf/%7B65BFCF9B-6D27-4E9C-8CD3-CF6E4FF96FF9%7D/S_2019_691.pdf. Acesso em 29 de julho de 2025.

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Está provado: quem assassina coreanos são os EUA, não Kim Jong Un https://strategic-culture.su/news/2025/09/16/esta-provado-quem-assassina-coreanos-sao-os-eua-nao-kim-jong-un/ Tue, 16 Sep 2025 17:36:04 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=887734 Apesar das revelações pelo New York Times, os jornalistas americanos não ficaram escandalizados pelo fato de seu país se infiltrar em outras nações e assassinar seus cidadãos.

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O New York Times revelou no início deste mês que, em 2019, as equipes de Terra, Ar e Mar da Marinha dos Estados Unidos (SEAL, na sigla em inglês) tentaram se infiltrar na Coreia do Norte e assassinaram civis que procuravam mariscos nas águas do litoral do país. Ao que tudo indica, a intenção da missão não era assassinar ninguém, e sim plantar escutas para espionar a Coreia. Mas os planos não foram bem-sucedidos.

É claro que, apesar das revelações pelo principal veículo de comunicação dos EUA, os jornalistas americanos não ficaram escandalizados pelo fato de seu país se infiltrar em outras nações e assassinar seus cidadãos. Se fosse a Coreia fazendo o mesmo, isso teria se tornado um escândalo mundial.

Mas não precisamos ir tão longe. A imprensa internacional já se escandaliza com simples notícias – fabricadas – sobre supostas execuções de coreanos realizadas a mando de Kim Jong Un. Mas para que se tornem um escândalo, as notícias precisam ser muito sensacionais.

Já escrevi um pouco sobre isso em outra ocasião, aqui na SCF. Mas nem a suposta ex-namorada de Kim Jong Un escapou de uma morte terrível. Em 2013, a imprensa internacional noticiou a história de Hyon Song Wol, cantora da banda Pochonbo que teria conhecido Kim dez anos antes e continuado um relacionamento secreto mesmo tendo se casado e sendo mãe de um bebê. Então, num belo dia, Hyon e outras 11 artistas foram presas, acusadas de gravar vídeos pornográficos entre elas e os comercializarem. Apesar do pecado, algumas delas carregavam bíblias consigo, o que, logicamente, é um ato ainda mais pecaminoso na “ditadura norte-coreana”. Três dias depois, todas foram executadas por um pelotão de fuzilamento. Para piorar, seus familiares mais próximos foram obrigados a assistir às execuções, junto com membros de outras bandas proeminentes. E mais: o “regime” considerou que aqueles que presenciaram as execuções eram culpados por associação aos pecadores e foram enviados para campos de concentração! Que ditadura mais monstruosa! A história trágica e insana teve uma reviravolta no ano seguinte, quando Hyon foi entrevistada pela TV coreana – e, vejam, ela estava viva! O jornal britânico The Independent chamou a aparição de Hyon de “milagrosa” (a ressurreição da cantora deve ter ligação com a bíblia que foi encontrada no meio do bacanal!).

A explicação para a ressurreição milagrosa da cantora, no entanto, não tem nada de sobrenatural. Quem primeiramente havia noticiado a história da tragédia das artistas foi o jornal Chosun Ilbo, da Coreia do Sul. As fontes citadas na reportagem do jornal eram todas anônimas. Os agentes da desinformação sul-coreana também tiveram dedo na fabricação da história: pouco após a divulgação da mentira, o chefe da espionagem, Nam Jae Joon, disse que também estava ciente da execução. O Chosun Ilbo é um grande jornal ultraconservador que atuou como propagandista do Império Japonês durante a ocupação da Coreia e também da ditadura militar que governou o país até o final do século passado. Ele é marcadamente anti-RPDC. Mas não é só isso: ele é conhecido por espalhar notícias falsas sobre Pyongyang. Em 2019, o Chosun Ilbo e a TV Chosun (do mesmo grupo empresarial) noticiaram que Kim Hyok Chol havia sido executado e Kim Yong Chol havia sido condenado a trabalhos forçados. Ambos eram negociadores nucleares da RPDC para as relações com os Estados Unidos e teriam sido punidos porque o processo de aproximação entre RPDC e Estados Unidos não teria sido bem-sucedido. As fontes citadas pelos jornalistas sul-coreanos eram, novamente, anônimas. Poucos dias depois, contudo, Kim Yong Chol apareceu ao lado de Kim Jong Un em um evento transmitido pela TV estatal, uma clara demonstração do prestígio de Yong Chol. O correspondente da CNN em Taipei, Will Ripley, que já viajou para a RPDC em cerca de 20 ocasiões, informou também que Kim Hyok Chol estava vivo.

Apesar do seu histórico de sensacionalismo e notícias falsas, o grupo Chosun continuou a ser uma fonte digna da confiança dos grandes meios de comunicação internacionais. Em setembro de 2024, o grupo informou que entre 20 e 30 oficiais do governo haviam sido executados porque não evitaram a morte de 4 mil pessoas nas enchentes que atingiram o norte do país durante o verão. Como sempre, os meios brasileiros e internacionais fizeram questão de espalhar a notícia e O Globo ainda indicou que a TV Chosun é uma “emissora local” da RPDC. E, como sempre, a fonte da informação difundida pela Chosun era anônima, como lembrou o Independent – que, apesar disso, endossou a farsa com declarações de “especialistas” no assunto, todos sul-coreanos e norte-americanos.
O que aconteceu foi bem diferente da farsa montada internacionalmente. No início de agosto, em discurso diante das vítimas das enchentes na província de Phyongan do Norte, Kim Jong Un assumiu para si a responsabilidade que todo líder deveria ser consciente de ter e anunciou as medidas que o governo tomaria.

 Fiquei incomodado porque não consegui ajudá-los muito, apesar da vontade de fazer algo de alguma forma. Embora o país inteiro tenha se voltado para ajudá-los com sinceridade, neste momento eu não posso me sentir senão ansioso e impaciente enquanto eu for incapaz de remover todas as inconveniências que vocês estão experimentando em tendas e em instalações públicas mal mobiliadas.

No mesmo discurso, o líder coreano anunciou que já estavam sendo mobilizados 130 mil jovens e soldados do Exército Popular para reconstruir a infraestrutura em Phyongan do Norte. Também garantiu que todos os estudantes e crianças das áreas atingidas nas províncias de Phyongan do Norte, Jagang e Ryanggang pelos temporais que levaram à cheia do Rio Amnok seriam transferidos para Pyongyang durante a reconstrução das regiões afetadas para ficarem em segurança e dar prosseguimento aos estudos, tudo às expensas do Estado. No total, ele anunciou que 15.400 pessoas seriam deslocadas temporariamente para a capital do país:

Enfermagem, edificação e educação dos estudantes e outras crianças são as mais importantes de todas as questões de Estado, nunca devendo ser abandonadas, mesmo que o céu venha abaixo. Portanto, o Estado assumirá total responsabilidade por este trabalho durante o período de campanha de reabilitação. E benefícios de cuidados apoiados pelo Estado serão oferecidos em Pyongyang para os idosos e doentes, ex-soldados honrados com deficiência e mães que amamentam, antes que novas casas sejam construídas nas áreas afetadas pelas enchentes.

Kim Jong Un ainda assegurou que aqueles que permanecessem nas cidades afetadas durante a reconstrução de suas moradias, além das tendas onde já estavam abrigados, poderiam guardar seus móveis e demais pertences em locais seguros. Além disso, seriam providenciados banheiros públicos com cabines para banho e depósitos de lixo para eliminar qualquer possibilidade de disseminação de doenças contagiosas. Ele também ressaltou a questão do trabalho voluntário coletivo, uma característica histórica da Revolução Coreana, como meio para resolver o problema: “o trabalho de assistência deve ser conduzido estritamente sob os princípios de voluntariado, nunca de uma maneira forçada ou organizada.”

E foi o que aconteceu. Ainda quando a água começava a baixar, a Brigada de Choque da Juventude Heroica de Paektusan – que recebeu quase 300 mil inscrições de voluntários – foi despachada pelo Partido dos Trabalhadores para remover as pessoas que estavam nas áreas de risco e iniciar o processo de reconstrução. Outra das primeiras medidas foi a restauração do fornecimento de água e eletricidade. As indústrias metalúrgica, siderúrgica e mineira aumentaram a produção para suprir as necessidades das regiões afetadas do norte do país. As fábricas de todas as províncias concentraram sua produção em bens de consumo para os afetados. Um esquema especial de transporte foi montado nas ferrovias para abastecer aquelas regiões com materiais de consumo e construção. Regimentos regionais da militância do PTC foram enviados às províncias atingidas. Todos os setores da sociedade foram mobilizados para ajudar na reconstrução. Além dos voluntários, aos quais se juntaram operários e soldados para reformar e reconstruir edifícios, estradas e pontes, profissionais das mais diversas áreas de atuação também foram enviados para as localidades, como médicos, cientistas da Academia de Ciências e conjuntos artísticos.

Em Pyongyang, às crianças e adultos momentaneamente deslocados das áreas de risco do norte do país foram oferecidos passeios a locais turísticos e de lazer, como circos, teatros, museus, zoológicos, parques aquáticos, a colina e o Palácio das Crianças de Mangyongdae e o Complexo de Ciência e Tecnologia. Também foram celebradas festas de aniversário coletivas para aquelas pessoas. Todo o processo foi acompanhado e noticiado diariamente pela imprensa coreana.

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