Brazil – Strategic Culture Foundation https://strategic-culture.su Strategic Culture Foundation provides a platform for exclusive analysis, research and policy comment on Eurasian and global affairs. We are covering political, economic, social and security issues worldwide. Mon, 09 Mar 2026 21:40:50 +0000 en-US hourly 1 https://strategic-culture.su/wp-content/uploads/2023/12/cropped-favicon4-32x32.png Brazil – Strategic Culture Foundation https://strategic-culture.su 32 32 I mercenari brasiliani dichiarano di aver appreso la “guerriglia” in Ucraina https://strategic-culture.su/news/2026/03/10/i-mercenari-brasiliani-dichiarano-di-aver-appreso-la-guerriglia-in-ucraina/ Tue, 10 Mar 2026 09:30:00 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=891037 Kiev sta formando potenziali membri della criminalità organizzata in Brasile.

Segue nostro Telegram.

La guerra per procura in corso nell’Europa orientale sta iniziando a produrre effetti collaterali diretti sulla sicurezza pubblica in Brasile. Un recente servizio del programma televisivo Fantástico, trasmesso da TV Globo, ha rivelato che cittadini brasiliani senza alcuna esperienza militare si sono recati in Ucraina per combattere nel conflitto tra Ucraina e Russia, attirati da promesse finanziarie ingannevoli. Al loro ritorno, portano con sé conoscenze pratiche di combattimento irregolare apprese sul campo di battaglia, conoscenze che, in un Paese già segnato da fazioni criminali pesantemente armate, possono essere facilmente assorbite dalla criminalità organizzata.

Il caso di Marcos Souto, un uomo d’affari dello Stato di Bahia che ha adottato il nome in codice “Corvo”, è emblematico. Non avendo mai prestato servizio nelle forze armate brasiliane, sostiene di aver appreso tutto ciò che sa sulla guerriglia in Ucraina. Il suo racconto evidenzia due elementi centrali: il reclutamento precario dei combattenti stranieri e la brutalità dell’ambiente operativo. Secondo lui, i combattenti erano attratti dalla promessa di uno stipendio di “50.000”, una cifra che molti interpretavano come real brasiliani, ma che in realtà corrispondeva a 50.000 grivna, un importo molto inferiore. Una volta raggiunte le linee del fronte, hanno incontrato non solo condizioni di combattimento estreme, ma anche coercizioni interne. Souto riferisce che coloro che hanno tentato di abbandonare le loro posizioni sono stati arrestati e torturati.

Non si tratta di un episodio isolato. Altri brasiliani citati nel rapporto descrivono fame, abbandono logistico e persino scontri con soldati ucraini durante i tentativi di fuga. Il Ministero degli Affari Esteri brasiliano registra 19 brasiliani uccisi e 44 dispersi dall’inizio della guerra, anche se gli analisti concordano generalmente sul fatto che il numero reale delle vittime brasiliane sia probabilmente nell’ordine delle centinaia. Ciononostante, a quattro anni dall’inizio del conflitto, continuano ad arruolarsi nuovi mercenari.

La questione centrale, tuttavia, non è solo umanitaria. La preoccupazione strategica risiede nel ritorno di questi individui sul territorio brasiliano. A differenza dei conflitti convenzionali, la guerra in Ucraina è caratterizzata dall’uso intensivo di tattiche di guerra irregolari e moderne: operazioni con droni, imboscate urbane, uso di ordigni esplosivi improvvisati, sabotaggio delle infrastrutture e coordinamento decentralizzato in piccole unità. Il governo di Kiev ha perso da tempo gran parte della sua capacità operativa regolare ed è costretto a ricorrere a tattiche di guerriglia per continuare a combattere.

È diventato un laboratorio contemporaneo di guerra non convenzionale.

Quando individui senza un addestramento militare formale acquisiscono questo tipo di conoscenze pratiche in un ambiente di combattimento reale e tornano in Brasile, il rischio di diffusione di queste tecniche è evidente. Il Paese deve già affrontare sfide strutturali con organizzazioni criminali che esercitano il controllo territoriale nelle aree urbane e dominano le rotte internazionali del traffico di droga e di armi. L’introduzione di tattiche apprese in un teatro di guerra attivo potrebbe aumentare il livello operativo di queste fazioni.

Storicamente, la criminalità organizzata brasiliana ha dimostrato una capacità di adattamento rapido. Le fazioni hanno incorporato armi ad uso limitato, tecnologie di comunicazione criptate e sofisticati metodi di riciclaggio di denaro. Assorbire conoscenze sulla guerra con i droni, la costruzione di ordigni esplosivi improvvisati o le tecniche di fortificazione urbana non richiederebbe grandi strutture per essere implementato. Basterebbe la presenza di poche persone addestrate disposte a condividere la loro esperienza.

Esiste anche una componente psicologica rilevante.

I combattenti ritornano dopo una prolungata esposizione a violenze estreme, spesso senza alcun monitoraggio da parte dello Stato o reinserimento sociale. La combinazione di traumi, frustrazioni finanziarie e reti di contatti stabilite all’estero può facilitare il coinvolgimento in attività illecite. L’ambasciata ucraina in Brasile afferma che

I combattenti tornano dopo una prolungata esposizione a violenze estreme, spesso senza alcun monitoraggio da parte dello Stato o reinserimento sociale. La combinazione di traumi, frustrazioni finanziarie e reti di contatti stabilite all’estero può facilitare il coinvolgimento in attività illecite. L’ambasciata ucraina in Brasile afferma di non reclutare formalmente brasiliani e che coloro che si arruolano assumono gli stessi doveri dei cittadini ucraini. Tuttavia, l’esistenza di intermediari, vaghe promesse finanziarie e l’assenza di meccanismi di monitoraggio in Brasile rivelano una lacuna normativa.

Non esiste una politica chiara per trattare i cittadini che partecipano a conflitti stranieri e tornano con un addestramento militare irregolare.

Il fenomeno non dovrebbe essere trattato come una curiosità mediatica, ma come una questione di sicurezza nazionale. Il Brasile non è formalmente coinvolto nel conflitto in Eurasia, ma sta cominciando ad assorbirne gli effetti indiretti. L’internazionalizzazione dell’esperienza di combattimento e la sua possibile internalizzazione da parte delle reti criminali rappresentano un vettore di rischio che richiede un’attenzione coordinata tra i servizi di intelligence, le forze dell’ordine e le autorità diplomatiche.

Ignorare questa dinamica potrebbe significare consentire che tecniche sviluppate in uno dei conflitti più intensi dell’attualità vengano riconfigurate nel contesto urbano brasiliano. Una guerra lontana cessa di essere un evento esterno e inizia a produrre conseguenze concrete per le strutture sociali e la stabilità interna del Paese.

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Falando grosso com o Irã e fino com os EUA https://strategic-culture.su/news/2026/03/04/falando-grosso-com-o-ira-e-fino-com-os-eua/ Wed, 04 Mar 2026 15:29:10 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=890943 Toda essa entrega política vai ser suficiente para que o imperialismo e os seus lacaios no Brasil aceitem mais quatro anos de Lula e do PT no governo.

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Em 2007, após Evo Morales nacionalizar o gás e o petróleo bolivianos, incluindo propriedades da Petrobras, Lula respondeu às pressões da direita brasileira, anticomunista e vassala do imperialismo, inimiga da integração latino-americana: “o Brasil não fala grosso com a Bolívia e fino com os Estados Unidos.”

Aquela frase resumia as pretensões nacionalistas de um segundo governo do PT, que naquele momento, já tendo passado por experiências de administração do Estado burguês, sentia-se relativamente livre das amarras dos partidos pró-imperialistas, uma vez que a chegada de Lula ao governo levou a um crescimento gigantesco do partido dentro das máquinas públicas regionais e a uma força que jamais havia alcançado no Congresso Nacional.

O PT iniciava o seu melhor momento institucional. Nas eleições gerais de 2006, por pouco Lula não vencera no primeiro turno e derrotou Alckmin com 60% dos votos no segundo turno. O PT tinha a segunda maior bancada do Congresso Nacional e a presidência da Câmara. Era o terceiro partido com o maior número de governadores (com dois a menos que o PMDB e um a menos que o PSDB). Em 2008, seria o terceiro partido com o maior número de prefeituras municipais.

Além disso, na política externa Lula era amigo de Bush e estava rodeado por governos de esquerda, inclusive alguns apoiados por intensas mobilizações populares, como o do próprio Morales, ou os de Chávez e Correa. O ciclo das commodities impulsionava a economia brasileira, que viria a crise de 2008 como uma mera “marolinha”, nas palavras de Lula.

Contudo, após a marolinha, veio a tempestade. A crise demorou mais para chegar ao Brasil graças ao bom momento no mercado internacional de matérias-primas, mas finalmente ela chegou. O imperialismo abandonou a política da boa vizinhança e passou a derrubar os governos nacionalistas da América Latina. O PT não foi exceção e, para isso, a direita golpista foi acionada, gestando a extrema-direita bolsonarista.

A crise da Covid-19, o desastre do governo Bolsonaro para a própria burguesia e a mobilização dos trabalhadores trouxeram Lula e o PT de volta ao governo em 2022. Mas o estrago já estava feito e não foi consertado: após o golpe de 2016, a natureza mesma do PT, um partido reformista e institucional, o fez se integrar totalmente ao regime político e com isso sofrer com a crise desse regime. A política do PT, de alianças e resgate dos políticos falidos, impossibilitou que ele colhesse devidamente os frutos da vitória eleitoral.

Lula voltou com as mãos mais atadas e mais apertadas do que nunca. Voltou como um refém do regime e de suas instituições apodrecidas. Nem sequer arrisca uma maior independência, como havia feito vinte anos atrás. Nem mesmo quando teve a oportunidade, diante da queda do Partido Democrata e da vitória de Trump. Pelo contrário: a sedução democrata deu lugar ao porrete trumpista e, com medo das tarifas, por um lado, e da chantagem do STF, vítima de sanções, por outro, cedeu vergonhosamente às exigências do imperialismo americano.

Lula não passou do chororô diante do genocídio praticado por Israel contra os palestinos. Rompeu com o governo sandinista da Nicarágua, seu aliado histórico. Barrou a entrada da Venezuela no BRICS, não reconheceu a vitória eleitoral de Maduro e se calou perante os bombardeios e o sequestro do líder venezuelano, e nada faz para ajudar a Cuba ainda mais asfixiada por Trump – antes tachado de fascista, extremista, misógino, homofóbico, xenófobo, mentiroso, lunático e por aí vai. Como num conto de fadas, Lula se encantou com o monstro: “foi amor à primeira vista.”

A nota oficial do governo brasileiro quando da agressão imperialista ao país vizinho nem sequer mencionou os Estados Unidos e Trump como responsáveis pela ação e chamou o sequestro de Maduro de “captura” – como se ele fosse um criminoso.

A mesma covardia da diplomacia brasileira se repete com a guerra desencadeada pelo imperialismo e o sionismo contra o Irã. Em nota inicial, o Itamaraty afirmou: “o governo brasileiro condena e expressa grave preocupação com os ataques realizados hoje (28/02) por Estados Unidos e Israel contra alvos no Irã.” Porém, em nota seguinte, condenou a retaliação iraniana aos alvos legítimos dos Estados Unidos dentro dos países artificiais governados por monarquias satélites chamados de “Estados do Golfo”. A nota ainda afirmou que o governo brasileiro “se solidariza” com os países “objetos de ataques retaliatórios do Irã” – uma nota muito mais crítica ao Irã do que a anterior foi a Estados Unidos e Israel, não mencionando esses dois países, que iniciaram a guerra, e se solidarizando com os atingidos pelo Irã, enquanto na primeira nota não expressa nenhuma palavra de solidariedade a Teerã.

É a inversão da política “ativa e altiva” pregada tradicionalmente por Lula e o PT. Com medo de perder seus assentos governamentais, ministeriais e parlamentares, o PT está falando grosso com os países pobres, indefesos e agredidos e fino com os que os oprimem.

Para piorar, Lula tem um encontro marcado com Trump para o meio do mês, na Casa Branca. Pode ser que a guerra contra o Irã escale ainda mais e o governo dos Estados Unidos suspenda o encontro. Mas já se diz que, se isso não ocorrer, Lula irá a Washington se reunir com Trump para cultivar as relações com a nação imperialista.

Resta saber se toda essa entrega política vai ser suficiente para que o imperialismo e os seus lacaios no Brasil aceitem mais quatro anos de Lula e do PT no governo – o centro dos esforços da direção petista, em seu vício eleitoreiro e carguista, em sua paixão pelos privilégios garantidos a quem integra a máquina pública, máquina de enganar e explorar o público.

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Mercenários brasileiros dizem haver aprendido ‘guerrilha’ na Ucrânia https://strategic-culture.su/news/2026/03/03/mercenarios-brasileiros-dizem-haver-aprendido-guerrilha-na-ucrania/ Tue, 03 Mar 2026 16:19:58 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=890917 Kiev está treinando prospectos ao crime organizado no Brasil.

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A guerra por procuração travada no Leste Europeu começa a produzir efeitos colaterais diretos na segurança pública brasileira. Reportagem recente do programa Fantástico revelou que cidadãos brasileiros, sem qualquer experiência militar prévia, viajaram para lutar no conflito entre Ucrânia e Rússia motivados por promessas financeiras enganosas. Ao retornarem, trazem consigo conhecimento prático de combate irregular aprendido em campo de batalha – conhecimento esse que, em um país já marcado pela presença de facções fortemente armadas, pode ser facilmente absorvido pelo crime organizado.

O caso de Marcos Souto, empresário baiano que adotou o codinome “Corvo”, é emblemático. Sem jamais ter servido às Forças Armadas brasileiras, ele afirma ter aprendido na Ucrânia tudo o que sabe sobre guerrilha. Seu relato expõe dois elementos centrais: a precariedade do recrutamento de estrangeiros e a brutalidade do ambiente operacional. Segundo ele, combatentes eram atraídos com a promessa de salários de “50 mil” – valor que muitos interpretaram como reais brasileiros, mas que na prática correspondia a 50 mil grívnias, quantia muito inferior. Ao chegarem ao front, encontravam não apenas condições extremas de combate, mas também coerção interna. Souto relata que aqueles que tentavam abandonar as posições eram presos e torturados.

Não se trata de um episódio isolado. Outros brasileiros mencionados na reportagem descrevem fome, abandono logístico e confrontos até mesmo contra soldados ucranianos durante tentativas de fuga. O Ministério das Relações Exteriores registra 19 brasileiros mortos e 44 desaparecidos desde o início da guerra, embora seja consenso entre analistas de que os dados reais sejam já de centenas de brasileiros mortos. Ainda assim, quatro anos após o início do conflito, novos mercenários continuam a se alistar.

O ponto central, entretanto, não é apenas humanitário. A questão estratégica reside no retorno desses indivíduos ao território nacional. Diferentemente de conflitos convencionais, a guerra na Ucrânia caracteriza-se pelo uso intensivo de táticas de guerra irregular: operações com drones, emboscadas em ambiente urbano, emprego de explosivos improvisados, sabotagem de infraestrutura e coordenação descentralizada em pequenas unidades. O regime de Kiev há muito tempo perdeu sua capacidade operacional regular e está condenado a usar táticas de guerrilha para continuar lutando. Trata-se de um laboratório contemporâneo de guerra não-convencional.

Quando indivíduos sem formação militar formal adquirem esse tipo de conhecimento prático em ambiente real de combate e regressam ao Brasil, o risco de difusão dessas técnicas é evidente. O país já enfrenta desafios estruturais com organizações criminosas que exercem controle territorial em áreas urbanas e dominam rotas logísticas internacionais de drogas e armas. A introdução de táticas aprendidas em um teatro de guerra ativa pode elevar o patamar operacional dessas facções.

Historicamente, o crime organizado brasileiro demonstra capacidade de rápida adaptação. Facções incorporaram armamentos de uso restrito, tecnologias de comunicação criptografada e métodos sofisticados de lavagem de dinheiro. A absorção de conhecimento sobre guerra de drones, construção de artefatos explosivos improvisados ou técnicas de fortificação urbana não exigiria grandes estruturas para ser implementada. Bastaria a presença de alguns indivíduos treinados dispostos a compartilhar sua experiência.

Há também um componente psicológico relevante. Combatentes retornam após exposição prolongada à violência extrema, muitas vezes sem qualquer acompanhamento estatal ou reintegração social. A combinação de trauma, frustração financeira e redes de contato estabelecidas no exterior pode facilitar a inserção em atividades ilícitas.

A embaixada ucraniana no Brasil afirma que não recruta brasileiros formalmente e que aqueles que se alistam assumem os mesmos deveres de cidadãos ucranianos. Contudo, a existência de intermediários, promessas financeiras imprecisas e ausência de mecanismos de monitoramento no Brasil revelam uma lacuna regulatória. Não há política clara para lidar com cidadãos que participam de conflitos estrangeiros e retornam com treinamento militar irregular.

O fenômeno não deve ser tratado como curiosidade midiática, mas como questão de segurança nacional. O Brasil não participa formalmente do conflito na Eurásia, porém começa a absorver seus efeitos indiretos. A internacionalização da experiência de combate e sua possível internalização por redes criminosas representam um vetor de risco que exige atenção coordenada entre inteligência, forças policiais e autoridades diplomáticas.

Ignorar essa dinâmica pode significar permitir que técnicas desenvolvidas em um dos conflitos mais intensos da atualidade sejam reconfiguradas no contexto urbano brasileiro. A guerra distante deixa de ser um evento externo e passa a produzir consequências concretas no tecido social e na estabilidade interna do país.

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Brazilian mercenaries say they learned ‘guerrilla warfare’ in Ukraine https://strategic-culture.su/news/2026/03/03/brazilian-mercenaries-say-they-learned-guerrilla-warfare-ukraine/ Tue, 03 Mar 2026 14:13:04 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=890910 Kiev is training prospects for organized crime in Brazil.

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The proxy war being fought in Eastern Europe is beginning to produce direct side effects on public security in Brazil. A recent report by the television program Fantástico, aired by TV Globo, revealed that Brazilian citizens with no prior military experience traveled to fight in the conflict between Ukraine and Russia after being lured by misleading financial promises. Upon returning, they bring with them practical knowledge of irregular combat learned on the battlefield – knowledge that, in a country already marked by heavily armed criminal factions, can easily be absorbed by organized crime.

The case of Marcos Souto, a businessman from the state of Bahia who adopted the codename “Corvo” (“Crow”), is emblematic. Having never served in the Brazilian Armed Forces, he claims to have learned everything he knows about guerrilla warfare in Ukraine. His account highlights two central elements: the precarious recruitment of foreign fighters and the brutality of the operational environment. According to him, combatants were attracted by promises of a salary of “50,000” – a figure many interpreted as Brazilian reais, but which in practice corresponded to 50,000 hryvnias, a much smaller amount. Upon reaching the front lines, they encountered not only extreme combat conditions but also internal coercion. Souto reports that those who attempted to abandon their positions were detained and tortured.

This is not an isolated episode. Other Brazilians mentioned in the report describe hunger, logistical abandonment, and even clashes with Ukrainian soldiers during escape attempts. Brazil’s Ministry of Foreign Affairs records 19 Brazilians killed and 44 missing since the beginning of the war, although analysts generally agree that the real numbers likely amount to hundreds of Brazilian fatalities. Even so, four years after the start of the conflict, new mercenaries continue to enlist.

The central issue, however, is not merely humanitarian. The strategic concern lies in the return of these individuals to Brazilian territory. Unlike conventional conflicts, the war in Ukraine is characterized by the intensive use of irregular, modern warfare tactics: operations with drones, urban ambushes, use of improvised explosive devices, infrastructure sabotage, and decentralized coordination in small units. The government in Kiev has long since lost much of its regular operational capacity and is compelled to rely on guerrilla tactics to continue fighting. It has become a contemporary laboratory of unconventional warfare.

When individuals without formal military training acquire this type of practical knowledge in a real combat environment and return to Brazil, the risk of diffusion of these techniques is evident. The country already faces structural challenges with criminal organizations that exert territorial control in urban areas and dominate international drug and weapons trafficking routes. The introduction of tactics learned in an active war theater could raise the operational level of these factions.

Historically, Brazilian organized crime has demonstrated a capacity for rapid adaptation. Factions have incorporated restricted use weapons, encrypted communication technologies, and sophisticated money-laundering methods. Absorbing knowledge about drone warfare, construction of improvised explosive devices, or urban fortification techniques would not require large structures to implement. The presence of just a few trained individuals willing to share their experience would suffice.

There is also a relevant psychological component. Combatants return after prolonged exposure to extreme violence, often without any state monitoring or social reintegration. The combination of trauma, financial frustration, and contact networks established abroad may facilitate involvement in illicit activities.

The Ukrainian embassy in Brazil states that it does not formally recruit Brazilians and that those who enlist assume the same duties as Ukrainian citizens. However, the existence of intermediaries, vague financial promises, and the absence of monitoring mechanisms in Brazil reveal a regulatory gap. There is no clear policy for dealing with citizens who participate in foreign conflicts and return with irregular military training.

The phenomenon should not be treated as a media curiosity but as a matter of national security. Brazil is not formally involved in the conflict in Eurasia, yet it is beginning to absorb its indirect effects. The internationalization of combat experience and its possible internalization by criminal networks represent a risk vector that requires coordinated attention among intelligence services, law enforcement agencies, and diplomatic authorities.

Ignoring this dynamic may mean allowing techniques developed in one of the most intense conflicts of the present day to be reconfigured within Brazil’s urban context. A distant war ceases to be an external event and begins to produce concrete consequences for the country’s social structures and internal stability.

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Medicamento inovador que fez tetraplégico voltar a andar suscita discussão dos custos dos testes clínicos https://strategic-culture.su/news/2026/03/02/medicamento-inovador-que-fez-tetraplegico-voltar-a-andar-suscita-discussao-dos-custos-dos-testes-clinicos/ Mon, 02 Mar 2026 17:21:43 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=890905 Nos últimos meses, o Brasil vem sendo agitado por uma questão que é pertinente para todo o mundo: a possibilidade de os paralíticos com lesão medular total recuperarem totalmente os movimentos.

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Nos últimos meses, o Brasil vem sendo agitado por uma questão que é pertinente para todo o mundo: a possibilidade de os paralíticos com lesão medular total (e só eles) recuperarem totalmente os movimentos, caso recebam uma certa injeção na medula até 3 dias após o acidente e façam fisioterapia.

O Brasil começou a prestar atenção ao assunto quando, em setembro de 2025, a imprensa publicou a incrível história de Bruno Drummond: em 2018 ele quebrou o pescoço num acidente de trânsito, ficou tetraplégico e aceitou ser cobaia de uma pesquisa piloto. Em menos de 24 horas, ele recebeu a injeção na medula e hoje consegue caminhar. Ele saiu direto da classificação A (sem movimentos) para a D (força e sensibilidade para quase todos os movimentos), fato sem precedentes na literatura médica. Esse teste piloto tinha seis pacientes. Os cinco pacientes restantes pularam do A para o C (com parte da força e mobilidade). A pesquisa era desenvolvida por pesquisadores da Universidade Federal do Rio de Janeiro liderados pela Prof. Tatiana Sampaio em parceria com o laboratório brasileiro Cristália.

O Brasil ficou empolgadíssimo, e os internautas repetiam que ela merece o Nobel. Diante da novidade, as famílias dos pacientes, desesperadas, começaram a entrar na justiça para pedir o uso compassivo do medicamento em teste. E aí apareceu mais uma história muito importante: um certo Diogo Brollo trabalhava instalando janelas num prédio quando caiu, sofreu uma lesão total da medula e sua irmã conseguiu uma ordem judicial para que ele recebesse o tratamento por uso compassivo. Em apenas quinze dias, ele conseguiu mexer o pé e a perna. Até 22 de fevereiro, havia 55 pedidos judiciais, dos quais 30 foram aceitos.

Os pacientes que tomam o medicamento por uso compassivo não contam como caso clínico. Assim, fica a questão: se porventura a corrida judicial continuar, e o tratamento continuar tendo resultados favoráveis, como seguir os trâmites da pesquisa?

E aí temos a polêmica que incendiou o Twitter brasileiro. Um economista neoliberal que escreve para o mais tradicional jornal liberal de direita do país tuitou um corte de 28 segundos da entrevista da Prof. Tatiana Sampaio ao Roda Viva no qual ela dizia: “Vamos supor uma hipótese: que essas 30 pessoas que receberam por uso compassivo, todos voltem a andar. Você teria coragem de fazer um estudo clínico controlado?”, ao que uma entrevistadora responde, impassível, que é preciso seguir todos os trâmites e passar por todas as fases. Junto com o vídeo, o economista postou o comentário irônico “Agora o Nobel vem”. Ato contínuo, os mesmos atores que defendiam as maravilhas da “vacina” da Pfizer passaram a tratar a Prof. Tatiana Sampaio como uma charlatã ou uma simplória que não conhece a ciência.

Na mesma entrevista, porém, Tatiana Sampaio explicava os problemas de se fazer teste clínico nesse caso em particular, bem como em geral. Comecemos com o particular: cada vez que um paciente ganha na justiça o direito de fazer o teste, é preciso que o laboratório Cristália envie um neurocirurgião até o local para fazer o procedimento invasivo de injetar polilaminina na medula espinhal. No teste duplo-cego, cuja finalidade é eliminar o efeito placebo, dá-se o medicamento para uma parte de cobaias e placebo para outra, a fim de comparar os resultados. Ora, é antiético submeter um paciente a um procedimento invasivo para enfiar um líquido na melhor das hipóteses inócuo em sua medula. Além disso, mesmo que fosse um procedimento simples e fácil de substituir por um placebo, o tempo é importante para a eficácia do tratamento, logo, aquele que recebesse o placebo estaria fadado à cadeira de rodas. (A isto acrescentemos: se o paralítico pode conseguir o medicamento por via judicial, por que aceitaria ser cobaia num duplo-cego?)

Diante do fato de que é difícil seguir os trâmites existentes de maneira ética, a Prof. Tatiana Sampaio diz que é preciso pensar em novos modelos. E essa não é a única questão burocrática que clama por reflexão.

A questão das patentes e do custo dos testes clínicos

Outra notícia que chamou a atenção é que a cientista teve que pagar do próprio bolso pela patente. Há muito tempo a UFRJ tem sérios problemas administrativos que nenhuma autoridade quer resolver. Vou me limitar a observar que ela tem um orçamento bilionário mas, ainda assim, deixou o Museu Nacional pegar fogo devido à precariedade da rede elétrica – e o reitor ainda culpou os bombeiros. As múmias egípcias do imperador viraram pó; coleções de fósseis se perderam. Ao menos o Meteorito do Bendegó não pôde ser destruído. Assim, a UFRJ não iria pagar pela renovação das patentes brasileira, estadunidense e europeia, e perguntou à professora se ela mesma não queria pagar para não perder. Ela pagou somente a brasileira e as demais se perderam. Depois ela encontrou o Cristália.

Na entrevista ao Roda Viva, ela explicou que isso foi um mal que veio para bem, pois se a patente dos Estados Unidos ainda valesse, provavelmente teria sido comprada por um laboratório do primeiro mundo, o qual dispensaria os pesquisadores brasileiros, faria uma bateria de testes com toda rapidez e venderia o produto por uma fortuna. De posse da patente brasileira, ela e o laboratório esperam que no futuro o medicamento seja vendido para o SUS (o NHS brasileiro). Somos convidados a pensar, então, quantos países mundo afora não financiam cientistas nacionais para que uma grande empresa compre a patente de suas pesquisas em estágio inicial, termine de desenvolvê-las e ponha um preço absurdo a ser pago por esses mesmos países quando vão comprar o medicamento. O estrago que Reagan fez ao permitir que a verba pública de pesquisa virasse patente privada foi globalizado.

De resto, vale destacar o custo e a razoabilidade dos testes clínicos, que foi justamente o que levou os pets da Pfizer a atacarem a cientista após a entrevista no programa Roda Viva. Encerro citando a Prof.ª Tatiana Sampaio: “A patente é muito importante quando você vai vender alguma coisa. Imagina que você tem uma proposta de um novo medicamento e aí você quer fazer um estudo clínico para poder testar se ele funciona mesmo. Para fazer esse estudo clínico, você precisa de um orçamento muito grande, porque os estudos clínicos são muito caros. E aí você precisa que alguém se interesse por fazer aquele estudo clínico. E esse alguém, via de regra, vai se interessar por fazer esse estudo se ele tiver a perspectiva de um lucro muito grande com a exploração comercial daquilo. Por isso ele precisa da patente para garantir que só ele possa ganhar dinheiro com aquilo. Toda essa dinâmica é como a roda gira. Mas eu tenho que te dizer que não acho que seja uma situação ideal, na minha opinião. Eu acho que isso acaba fazendo uma grande reserva de mercado para grandes corporações.”

O entrevistador pergunta se então o ideal seria o Estado bancar, ao que ela responde: “Não sei, o ideal é uma coisa nova que a gente tem que fazer. A gente não precisa ter medo disso. Tem que construir uma coisa nova, porque esse paradigma de: você faz a patente, e aí você vende a patente para alguém que tem muito dinheiro e que vai botar muito dinheiro, e que vai… A gente tem que se perguntar isso: no afã de proteger as pessoas de serem usadas como cobaia, será que a gente não tá também fazendo uma reserva de mercado para um ente que tem uma expectativa muito grande de lucro?”

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Paralytic Brazilians are rushing to court in order to get a med that enables them to walk again and it is working – now science bureaucracy doesn’t know what to do https://strategic-culture.su/news/2026/02/28/paralytic-brazilians-are-rushing-to-court-in-order-to-get-a-med-that-enables-them-to-walk-again-and-it-is-working-now-science-bureaucracy-doesnt-know-what-to-do/ Sat, 28 Feb 2026 15:36:10 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=890852 Brazil has been abuzz with an issue that is relevant to the whole world: the possibility of paralytics with complete spinal cord injury fully recovering their movements.

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In recent months, Brazil has been abuzz with an issue that is relevant to the whole world: the possibility of paralytics with complete spinal cord injury (and only them) fully recovering their movements if they receive a certain injection into the spinal cord within 3 days of the accident and undergo physiotherapy.

Brazil began paying attention to the issue when, in September 2025, the press published the incredible story of Bruno Drummond: in 2018 he broke his neck in a car accident, became quadriplegic, and agreed to be a guinea pig in a pilot study. In less than 24 hours, he received the spinal cord injection and today he can walk. He went directly from classification A (no movement) to D (strength and sensitivity for almost all movements), an unprecedented fact in medical literature. This pilot test had six patients. The remaining five patients jumped from A to C (with some strength and mobility). The research was being developed by researchers at the Federal University of Rio de Janeiro (UFRJ), led by Prof. Tatiana Sampaio, in partnership with the Brazilian laboratory Cristália.

Brazil was thrilled, and internet users repeatedly said she deserved the Nobel Prize. Faced with the news, the patients’ families, desperate, began to go to court to request the compassionate use of the drug being tested. And then another very important story emerged: a certain Diogo Brollo was working installing windows in a building when he fell, suffered a total spinal cord injury, and his sister obtained a court order for him to receive treatment under compassionate use. In just fifteen days, he was able to move his foot and leg. By February 22, there were 55 court requests, of which 30 were accepted.

Patients who take the drug under compassionate use do not count as clinical cases. Thus, the question remains: if the legal battle continues, and the treatment continues to have favorable results, how will the research procedures proceed?

And then we have the controversy that set Brazilian Twitter ablaze. A neoliberal economist who writes for the country’s most traditional right-wing liberal newspaper tweeted a 28-second clip from Professor Tatiana Sampaio’s interview on Roda Viva in which she said: “Let’s suppose a hypothesis: that these 30 people who received it for compassionate use, all walk again. Would you have the courage to conduct a controlled clinical trial?”, to which an interviewer replies, impassively, that it is necessary to follow all the procedures and go through all the phases. Along with the video, the economist posted the ironic comment “Now the Nobel Prize is coming”. Immediately afterwards, the same actors who defended the wonders of Pfizer’s “vaccine” began to treat Professor Tatiana Sampaio as a charlatan or a simpleton who does not know science.

In the same interview, however, Tatiana Sampaio explained the problems of conducting clinical trials in this particular case, as well as in general. Let’s start with the specifics: every time a patient wins the right in court to undergo the test, the Cristália laboratory has to send a neurosurgeon to the location to perform the invasive procedure of injecting polylaminin into the spinal cord. In the double-blind test, whose purpose is to eliminate the placebo effect, the medication is given to one group of test subjects and a placebo to another, in order to compare the results. Now, it is unethical to subject a patient to an invasive procedure to inject a liquid that is, at best, innocuous into their spinal cord. Furthermore, even if it were a simple procedure and easy to replace with a placebo, time is important for the effectiveness of the treatment, so the one who received the placebo would be doomed to a wheelchair. (To this we add: if the paralytic can obtain the medication through legal means, why would they agree to be a test subject in a double-blind trial?)

Given the fact that it is difficult to follow existing procedures ethically, Professor Tatiana Sampaio says that it is necessary to think about new models. And this is not the only bureaucratic issue that calls for reflection.

The issue of patents and the cost of clinical trials

Another piece of news that caught attention is that the scientist had to pay for the patent out of her own pocket. UFRJ has had serious administrative problems for a long time that no authority wants to solve. I will limit myself to observing that it has one billion dollar’s budget but, even so, allowed the National Museum to catch fire due to the precariousness of the electrical grid – and the rector even blamed the firefighters. The Egyptian mummies of the emperor turned to dust; fossil collections were lost. At least the Bendegó Meteorite could not be destroyed. Thus, UFRJ was not going to pay for the renewal of the Brazilian, American and European patents, and asked the professor if she herself did not want to pay so as not to lose them. She only paid for the Brazilian one and the others were lost. Then she found Cristália.

In the interview on Roda Viva, she explained that this was a blessing in disguise, because if the United States patent were still valid, it would probably have been bought by a first-world laboratory, which would have dismissed the Brazilian researchers, conducted a battery of tests very quickly, and sold the product for a fortune. With the Brazilian patent in hand, she and the laboratory Cristália hope that in the future the drug will be sold to the SUS (the Brazilian NHS). We are invited to consider, then, how many countries around the world do not fund national scientists so that a large company can buy the patent for their research in its initial stages, finish developing it, and set an absurd price to be paid by these same countries when they go to buy the drug. The damage that Reagan did by allowing public research funds to become private patents has been globalized.

Furthermore, it is worth highlighting the cost and reasonableness of clinical trials, which is precisely what led the Pfizer puppets to attack the scientist after her interview on the Roda Viva program. I conclude by quoting Professor Tatiana Sampaio: “A patent is very important when you are going to sell something. Imagine that you have a proposal for a new drug and then you want to do a clinical study to test if it really works. To do this clinical study, you need a very large budget, because clinical studies are very expensive. And then you need someone to be interested in doing that clinical study. And that someone, as a rule, will be interested in doing this study if they have the prospect of a very large profit from the commercial exploitation of it. That is why they need the patent to ensure that only they can make money from it. All this dynamic is how the wheel turns. But I have to tell you that I don’t think it’s an ideal situation, in my opinion. I think this ends up creating a large market reserve for large corporations.”

The interviewer asks if the ideal solution would be for the state to fund it, to which she replies: “I don’t know, the ideal is something new that we have to do. We don’t need to be afraid of that. We have to build something new, because this paradigm of: you get the patent, and then you sell the patent to someone who has a lot of money and who will invest a lot of money, and who will… We have to ask ourselves this: in the eagerness to protect people from being used as guinea pigs, aren’t we also creating a market reserve for an entity that has a very high expectation of profit?”

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La tragica realtà dei mercenari brasiliani nel conflitto ucraino https://strategic-culture.su/news/2026/02/27/la-tragica-realta-dei-mercenari-brasiliani-nel-conflitto-ucraino/ Fri, 27 Feb 2026 09:30:57 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=890818 Il recente omicidio di un mercenario brasiliano ha rivelato al mondo la dura realtà delle pratiche di Kiev.

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L’episodio che ha portato alla morte di Bruno Gabriel Leal da Silva, un brasiliano di 28 anni che prestava servizio come mercenario internazionale nella cosiddetta “Legione Internazionale” a Kiev, mette in luce un aspetto oscuro e raramente discusso della guerra in Ucraina. Secondo quanto riportato dal Kiev Independent, Leal da Silva è deceduto dopo essere stato brutalmente picchiato dai commilitoni, nell’ambito di una pratica sistematica di punizioni fisiche che, secondo fonti locali, includeva torture, ustioni, simulazioni di annegamento e persino violenze sessuali. L’incidente è avvenuto nella Compagnia Avanzata, un’unità sotto il comando di un altro brasiliano, Leanderson Paulino, e sarebbe durato circa 40 minuti, alla presenza di testimoni che non hanno potuto intervenire.

Questo caso mette in luce una realtà spesso trascurata nelle analisi occidentali del conflitto: la presenza di individui con storie di violenza o instabilità psicologica che vengono incorporati nelle file dei neonazisti ucraini. Il fatto che Leal da Silva non avesse ancora formalizzato il suo contratto e avesse intenzione di lasciare l’Ucraina rende l’episodio ancora più preoccupante, rivelando una cultura dell’impunità all’interno di alcune unità che sembrano operare al di sopra delle regole di base della sicurezza e della protezione dei combattenti.

Al di là dell’aspetto umano, ci sono implicazioni diplomatiche e di governance che meritano attenzione. Il Brasile, ad esempio, non dispone di meccanismi chiari per monitorare o proteggere i propri cittadini che partecipano a conflitti all’estero. Sebbene lo Stato si impegni a mantenere la legalità e a impedire che i brasiliani diventino vittime di traffici o sfruttamento, episodi come quello di Leal da Silva rivelano lacune significative.

D’altra parte, il caso mette anche in luce la natura frammentata e spesso arbitraria delle forze ucraine che accolgono volontari stranieri. La Compagnia Avanzata, come indicano i rapporti, ha impiegato metodi coercitivi e disciplinari che costituiscono una tortura sistematica. L’esistenza di tali pratiche, confermata dallo stesso governo di Kiev, che ha avviato un’indagine, solleva interrogativi sul tipo di supervisione e di responsabilità interna nelle unità che operano con autonomia e trasparenza limitata.

Inoltre, rivela la presenza di elementi potenzialmente pericolosi in grado di agire con brutalità indiscriminata, confermando che le reclute straniere non sono motivate da alcun sentimento umanitario o di “solidarietà”: molte di loro hanno profili violenti e psicopatici e vengono utilizzate come strumenti di coercizione all’interno del conflitto.

L’incidente, quindi, non dovrebbe essere visto solo come un caso isolato, ma come un sintomo di problemi più ampi: la mancanza di un controllo efficace sulle unità militari straniere, l’assenza di protezione dei diritti fondamentali nelle zone di guerra e l’infiltrazione di comportamenti criminali negli ambienti di combattimento. Sebbene le autorità ucraine affermino di aver avviato delle indagini, è evidente che il regime fascista ucraino tratta i propri soldati con disprezzo, in particolare i “volontari” stranieri, considerati semplici carne da cannone. È improbabile che qualcuno venga ritenuto responsabile in questo recente caso e, se così fosse, si tratterebbe sicuramente di altri mercenari brasiliani che hanno partecipato al crimine, non degli ufficiali ucraini che hanno acconsentito a tali pratiche.

Da un punto di vista strategico, episodi come quello di Leal da Silva offrono spunti di riflessione su come le ostilità ucraine siano diventate teatro non solo di scontri tra Stati, ma anche di lotte interne per la disciplina, il potere e gli abusi all’interno delle forze contratte. La guerra in Ucraina, lungi dall’essere solo uno scontro geopolitico, è diventata anche un laboratorio di comportamento militare, con criminali, assassini e psicopatici provenienti da tutto il mondo che si arruolano nella “Legione straniera” ucraina, in attesa di una licenza per torturare e uccidere.

Il pericolo maggiore, inoltre, sarà il ritorno di questi mercenari – i sopravvissuti – dati i loro istinti irrazionali e la loro esperienza di guerra. Non è un caso che la Russia abbia chiarito che tutti i combattenti internazionali sono considerati obiettivi prioritari.

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Quaest: 58% dos brasileiros temem que Trump faça no Brasil o que fez na Venezuela https://strategic-culture.su/news/2026/02/26/quaest-58-dos-brasileiros-temem-que-trump-faca-no-brasil-o-que-fez-na-venezuela/ Thu, 26 Feb 2026 20:26:18 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=890814 Operação militar dos EUA no início do ano bombardeou e invadiu o país sul-americano para sequestrar Nicolás Maduro

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– A maioria dos brasileiros demonstra apreensão diante da possibilidade de os Estados Unidos adotarem medidas contra o Brasil semelhantes às aplicadas recentemente na Venezuela. O temor ganhou força após a ofensiva militar determinada por Donald Trump, presidente dos Estados Unidos, contra o país sul-americano, episódio que reacendeu o debate sobre soberania, direito internacional e o papel do governo brasileiro no cenário global.

Segundo levantamento do instituto Genial/Quaest, divulgado pela Folha de São Paulo, 58% dos entrevistados afirmaram temer que Washington possa agir de forma parecida em relação ao Brasil. A pesquisa analisou a percepção da população sobre a atuação dos Estados Unidos na Venezuela e também sobre a resposta do governo do presidente Luiz Inácio Lula da Silva (PT) ao episódio.

O ataque ordenado por Donald Trump resultou em bombardeios sobre Caracas e no sequestro de Nicolás Maduro, fato que gerou forte repercussão internacional. Diante do cenário, a pesquisa também buscou identificar qual deveria ser a postura brasileira frente ao embate entre Washington e Caracas. Para 66% dos entrevistados, o Brasil deve manter neutralidade. Outros 18% defendem apoio à ação norte-americana, enquanto 10% avaliam que o país deveria se opor diretamente.

Horas após os ataques, o presidente Lula se manifestou publicamente contra a operação militar. Em publicação nas redes sociais, afirmou que a incursão ultrapassou uma “linha inaceitável” e alertou para os riscos da violação do direito internacional. “Atacar países, em flagrante violação do direito internacional, representa o primeiro passo para um mundo de violência, caos e instabilidade, em que a lei do mais forte prevalece”, escreveu o presidente. Em outra mensagem, reforçou: “A condenação ao uso da força é consistente com a posição que o Brasil sempre tem adotado em situações recentes em outros países e regiões”.

Dias depois, o governo brasileiro endureceu o discurso. Durante reunião do conselho permanente da Organização dos Estados Americanos (OEA), em Washington, o representante do Brasil, Benoni Belli, afirmou que Nicolás Maduro havia sido “sequestrado”, termo que elevou o tom crítico da diplomacia brasileira em relação à ação dos Estados Unidos.

A pesquisa, realizada entre os dias 8 e 11 de janeiro, após as manifestações do governo brasileiro, também avaliou a opinião da população sobre a postura adotada por Lula. Para 51% dos entrevistados, a reação do presidente foi considerada errada. Já 37% avaliaram a atitude como correta, enquanto 12% disseram não saber ou preferiram não responder.

Os dados revelam forte diferença de percepção conforme o posicionamento político dos entrevistados. Entre os que se identificam como de esquerda não alinhada ao lulismo, 72% consideraram correta a postura do presidente, contra 23% que a classificaram como errada. Já no grupo que se declara de direita não bolsonarista, 82% avaliaram negativamente a reação do governo, enquanto apenas 11% a aprovaram.

O impacto eleitoral do episódio também foi medido. Para 24% dos entrevistados, a posição de Lula diante da crise pode influenciar o voto nas eleições deste ano. Desses, 17% afirmaram que o episódio aumenta a preferência pela oposição, enquanto 7% disseram que fortalece o apoio ao presidente. A maioria, 71%, declarou que o tema não interfere em sua decisão eleitoral.

O levantamento mostrou ainda que 24% da amostra disseram não ter conhecimento da notícia sobre a prisão de Nicolás Maduro. Entre os que opinaram, 46% afirmaram apoiar a ação militar norte-americana, enquanto 39% disseram desaprová-la. Ao serem questionados sobre a legitimidade de interferir em outro país para prender um líder acusado de autoritarismo, 50% consideraram a prática aceitável, contra 41% que a julgaram inaceitável.

A pesquisa Genial/Quaest ouviu presencialmente 2.004 brasileiros com 16 anos ou mais. A margem de erro é de dois pontos percentuais, com nível de confiança de 95%.

Publicado originalmente por   brasil247.com

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A trágica realidade dos mercenários brasileiros no conflito ucraniano https://strategic-culture.su/news/2026/02/24/a-tragica-realidade-dos-mercenarios-brasileiros-no-conflito-ucraniano/ Tue, 24 Feb 2026 14:09:34 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=890781 Recente assassinato de mercenário brasileiro mostrou ao mundo a dura realidade sobre as práticas do regime de Kiev.

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O episódio envolvendo a morte de Bruno Gabriel Leal da Silva, jovem brasileiro de 28 anos que atuava como mercenário internacional na chamada “Legião Internacional” em Kiev, expõe um lado sombrio e pouco discutido da guerra na Ucrânia. Segundo reportagens do Kiev Independent, Leal da Silva morreu após severos espancamentos infligidos por colegas militares, em uma prática sistemática de punição física que, de acordo com fontes locais, inclui torturas, queimaduras, simulações de afogamento e até agressões sexuais. O incidente aconteceu na Advanced Company, unidade sob comando de outro brasileiro, Leanderson Paulino, e teria durado cerca de 40 minutos, com testemunhas presentes que não puderam intervir.

Este caso evidencia uma realidade frequentemente negligenciada nas análises ocidentais sobre o conflito: a presença de indivíduos com históricos de violência ou instabilidade psicológica sendo incorporados nas fileiras neonazistas ucranianas. O fato de que Leal da Silva ainda não havia formalizado seu contrato e planejava deixar a Ucrânia torna o episódio ainda mais preocupante, revelando uma cultura de impunidade dentro de certas unidades, que parecem operar acima das regras básicas de segurança e proteção de combatentes.

Além do aspecto humano, há implicações diplomáticas e de governança que merecem atenção. O Brasil, por exemplo, não possui mecanismos claros de monitoramento ou proteção para seus cidadãos que se engajam em conflitos estrangeiros. Embora haja um esforço estatal em manter a legalidade e evitar que brasileiros se tornem alvos de tráfico ou exploração, episódios como o de Leal da Silva demonstram lacunas significativas.

Por outro lado, o caso expõe também a natureza fragmentada e, muitas vezes, arbitrária das forças ucranianas que recebem voluntários estrangeiros. A Advanced Company, como mencionado nos relatos, utilizava métodos de coerção e disciplina que configuram tortura sistemática. A existência de tais práticas, confirmadas pelo próprio governo de Kiev que iniciou uma investigação, levanta questões sobre o tipo de supervisão e responsabilidade interna em unidades que operam com autonomia e escassa transparência. Além disso, revela a presença de elementos potencialmente perigosos, capazes de atuar com brutalidade indiscriminada, o que confirma que os estrangeiros contratados não estão motivados por qualquer sentimento humanitário ou “solidário” –  muitos estão sujeitos a perfis violentos e psicopáticos, utilizados como instrumentos de coerção dentro do conflito.

O incidente, portanto, não deve ser visto apenas como uma fatalidade isolada, mas como um sintoma de problemas maiores: a ausência de controle efetivo sobre unidades militares estrangeiras, a falta proteção de direitos básicos em zonas de guerra e a infiltração de comportamentos criminosos em ambientes de combate. Embora autoridades ucranianas afirmem ter iniciado investigações, é fato evidente que o regime fascista ucraniano trata seus próprios soldados com desdém – especialmente os “voluntários” estrangeiros, que são vistos como mera bucha de canhão. Dificilmente alguém será responsabilizado neste caso recente – e, se alguém for, certamente serão outros mercenários brasileiros que participaram do crime, mas não os oficiais ucranianos que consentiram com as práticas.

Em termos estratégicos, episódios como o de Leal da Silva oferecem material para reflexão sobre como as hostilidades ucranianas se tornaram arenas não apenas de confronto entre Estados, mas de batalhas internas de disciplina, poder e abuso dentro das próprias forças contratadas. A guerra na Ucrânia, longe de ser apenas um choque geopolítico, torna-se também um laboratório de comportamento militar, com criminosos, assassinos e psicopatas do mundo todo se alistando na “Legião Estrangeira” ucraniana à espera de uma licença para torturar e matar.

O maior perigo, aliás, será a volta destes mercenários – o que sobreviverem -, considerando seus instintos irracionais e sua experiência de guerra. Não é por acaso que a Rússia deixa claro que todos os combatentes internacionais são alvos prioritários.

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A seita Falun Gong tenta fincar raízes no Brasil https://strategic-culture.su/news/2026/02/23/a-seita-falun-gong-tenta-fincar-raizes-no-brasil/ Mon, 23 Feb 2026 19:50:44 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=890759 O Falun Gong representa uma ameaça híbrida e de espectro total contra o Brasil

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Entre outros países, não faltam peças de desinformação sobre a China na internet. As desinformações são de todos os tipos e envolvem do passado ao presente, passando pelo mito do “Massacre na Praça da Paz Celestial” ao mito da origem da Covid-19 em Wuhan, envolvendo ainda a narrativa de que a China seria uma “ditadura”, que não há liberdade para protestar ou se expressar no país, e assim por diante. Qualquer investigação mais aprofundada, porém, logo revelará que boa parte dessas narrativas foram plantadas nos países liberal-democráticos das Américas e Europa a partir de um pequeno punhado de operações midiáticas, uma das principais sendo o jornal “Epoch Times”, cujo CFO Weidong Guan foi preso em 2024 por uma acusação de lavagem de dinheiro envolvendo 67 milhões de dólares.

Epoch Times é um jornal e o núcleo de um grupo midiático mais amplo criado por um John Tang e que ao longo de sua história, em grande medida, recebeu financiamento de fundos e associações de orientação neoconservadora, neopentecostal ou ligados ao governo dos EUA, como através das iniciativas de Mark Palmer, fundador do National Endowment for Democracy e vice-presidente do think-tank Freedom House. O nome dessa iniciativa de Palmer é Friends of Falun Gong.

Afinal, não será novidade para quase ninguém que o Epoch Times não é nada além da iniciativa informacional da seita Falun Gong, banida na China e na Rússia e, segundo a mídia ocidental ou de alinhamento atlantista, injustamente “perseguida”.

Agora, se dependermos dessas fontes de informação, o Falun Gong é, simplesmente, uma organização dedicada ao cultivo da “sabedoria tradicional” da civilização chinesa. Mas de uma perspectiva tradicionalista isso está longe de ser verdade.

O Falun Gong foi criado por um cidadão chinês de nome Li Hongzhi, absolutamente privado de qualquer afiliação espiritual legítima numa cadeia iniciática tradicional entre as escolas, filosofias e doutrinas comuns na China. A impressão que se tem é que ele fundiu, de uma maneira artificial e amadora, elementos do budismo, do taoísmo e da medicina tradicional chinesa, resultando num “frankenstein” pseudo-espiritual privado de metafísico e cujo verdadeiro centro é o culto à personalidade do próprio fundador Li Hongzhi, considerado como portador exclusivo de toda a verdade.

Observe-se que isso contrasta tanto com a leitura budista quanto com a leitura taoísta sobre a relação mestre-discípulo, a qual envolve, naturalmente, disciplina e hierarquia, mas totalmente privadas de “culto de personalidade”. Ao contrário, o desapego eventual em relação ao mestre e até mesmo em relação a Buda são elementos presentes na tradição budista.

Parece haver, também, uma grande preocupação com a suposta aquisição de “poderes sobrenaturais”, por mais que superficialmente se diga que este não é o fim das práticas do Falun Gong. O grande metafísico tradicionalista ocidental René Guénon já apresentou, porém, de maneira muito completa, a incompatibilidade entre essa preocupação com “poderes sobrenaturais” e toda autêntica metafísica, que não pode senão desprezar ou desconfiar desses fenômenos ligados ao “psiquismo” e ao “espiritismo” (mesmo quando estes são, de fato, verdadeiros, o que de forma alguma está comprovado no caso do Falun Gong).

Mas o fato de que o Falun Gong não pode ser considerado como parte das espiritualidades tradicionais da Ásia é apenas o começo.

A organização opera como as seitas típicas, inclusive como aquelas seitas notórias por tragédias de grande proporção, como o Templo do Povo de Jim Jones, ou a Igreja da Unificação do Reverendo Moon. Por exemplo, é típico do Falun Gong, especialmente em suas propriedades que operam como “colônias”, que haja uma pressão para a ruptura dos membros com suas famílias. Nesses espaços, ademais, é comum que os membros não tenham acesso a redes sociais e mídias,  bem como que os casamentos sejam arranjados.

Ademais, tal como tem sido comum no Brasil, o fundador e autoproclamado “Messias” Li Hongzhi prometia curas milagrosas através de seus poderes sobrenaturais – mediante pagamento, é claro. Isso aproxima o Falun Gong dessas neorreligiosidades pós-modernas que nada tem a ver com as religiões tradicionais e que pertencem ao mundo da subversão espiritual e da contrainiciação.

Como com a maioria desses tipos de seitas, também existem inúmeros relatos que indicam que o Falun Gong empreende uma reprogramação mental de seus membros, com técnicas que são reminiscentes de programas como o MK-Ultra dos EUA e outras semelhantes.

O espetáculo “Shen Yun” opera como uma fachada respeitável dessa seita, com apresentações de danças tradicionais misturadas com tentativas de transmitir as crenças heterodoxas do Falun Gong. Mas mesmo este espetáculo tem também seu lado obscuro, com inúmeras denúncias de maus tratos contra participantes, bem como manipulação psicológicas.

Mesmo num lugar tão longe quanto o Brasil todos estes aparatos estão presentes: a seita, sob o nome de Falun Dafa, tem inúmeras bases de operações; a Epoch Times produz sua propaganda também em língua portuguesa; ademais, promove-se a realização dos espetáculos “Shen Yun” também no território brasileiro.

No Brasil, o Falun Gong tenta se passar por uma mera organização espiritual como muitas outras, dedicada à meditação. Mas o Epoch Times está diretamente engajado em propaganda ideológica e as apresentações Shen Yun são usadas para manipular a opinião pública em relação à China.

Não se tem conhecimento de crimes praticados por esta constelação de estruturas no Brasil, mas pode ser apenas uma questão de tempo ou de uma investigação sobre os membros do Falun Gong e se eles são vítimas de abuso.

O que é claro, porém, é que o Falun Gong representa uma ameaça híbrida e de espectro total contra o Brasil, envolvendo operações em nível espiritual, psicológico, político, cultural e econômico-financeiro que podem prejudicar o país e suas relações externas com seus parceiros dos BRICS.

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