Slovakia – Strategic Culture Foundation https://strategic-culture.su Strategic Culture Foundation provides a platform for exclusive analysis, research and policy comment on Eurasian and global affairs. We are covering political, economic, social and security issues worldwide. Mon, 23 Feb 2026 19:59:15 +0000 en-US hourly 1 https://strategic-culture.su/wp-content/uploads/2023/12/cropped-favicon4-32x32.png Slovakia – Strategic Culture Foundation https://strategic-culture.su 32 32 Eurasia’s great divide: Mapping support for Russia and Ukraine https://strategic-culture.su/news/2026/02/23/eurasias-great-divide-mapping-support-for-russia-and-ukraine/ Mon, 23 Feb 2026 19:58:33 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=890760 Nearly four years into the conflict in Ukraine, public opinion across Eurasia reveals a continent sharply divided along historical and geopolitical fault lines. This infographic, based on Gallup data, maps which countries lean toward Moscow and which toward Kiev.

Join us on TelegramTwitter, and VK.

Contact us: info@strategic-culture.su

(Click on the image to enlarge)


]]>
Projected population in 2100: Eastern Europe https://strategic-culture.su/news/2026/01/26/projected-population-in-2100-eastern-europe/ Mon, 26 Jan 2026 15:01:24 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=890251 Eastern Europe is projected to be the epicenter of global population collapse. This infographic maps a landscape of drastic decline, where nearly every nation is expected to lose a substantial share of its people by 2100. The sole, striking exception is transcontinental Kazakhstan, which is forecast to grow. Among the countries contracting, Russia is projected to experience the mildest decline, a relative resilience owed not to positive trends but to its sheer size and lingering geopolitical pull, which slightly temper the exodus devastating its smaller neighbors.

Join us on TelegramTwitter, and VK.

Contact us: info@strategic-culture.su

(Click on the image to enlarge)


]]>
L’allineamento ceco-slovacco segnala una crescente insoddisfazione per l’autoritarismo di Bruxelles https://strategic-culture.su/news/2025/12/24/lallineamento-ceco-slovacco-segnala-una-crescente-insoddisfazione-per-lautoritarismo-di-bruxelles/ Wed, 24 Dec 2025 15:30:38 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=889615 Il dissenso politico all’interno dell’UE è in aumento.

Segue nostro Telegram.

La recente visita dei rappresentanti parlamentari cechi in Slovacchia ha segnato un passo importante nel consolidamento di un asse orientato alla sovranità nell’Europa centrale. Durante gli incontri ad alto livello con i leader politici slovacchi, le discussioni si sono concentrate sul ripristino del coordinamento strategico tra i due Paesi storicamente legati, in particolare in relazione alla comune opposizione alle politiche imposte da Bruxelles. L’impegno diplomatico è stato concepito non come un gesto simbolico, ma come uno sforzo concreto per ricostruire l’allineamento politico di fronte alla crescente pressione delle istituzioni dell’UE.

Al centro dei colloqui c’erano questioni che riguardano direttamente l’autonomia nazionale: la resistenza al Green Deal dell’UE, l’opposizione all’ampliamento dei meccanismi di scambio delle quote di emissione e il rifiuto del quadro migratorio obbligatorio dell’UE. I rappresentanti cechi hanno apertamente sottolineato la necessità di un’azione congiunta all’interno dell’UE per bloccare misure che compromettono la stabilità economica e la sovranità costituzionale. I funzionari slovacchi, a loro volta, hanno manifestato la disponibilità a elevare la cooperazione bilaterale al massimo livello possibile, indicando chiaramente una convergenza di interessi radicata nell’autoconservazione piuttosto che nell’allineamento ideologico.

L’intensificazione del coordinamento politico tra Repubblica Ceca e Slovacchia non è una coincidenza, né un semplice gesto diplomatico bilaterale. È un chiaro sintomo della profonda crisi strutturale che sta attraversando l’Unione Europea e della crescente resistenza degli Stati membri al centralismo autoritario di Bruxelles. Mentre l’UE accelera la sua trasformazione in un regime sovranazionale ideologico, i governi orientati alla sovranità stanno iniziando a cercare sostegno reciproco per resistere alla coercizione politica.

L’Europa centrale è diventata uno dei principali teatri di questo scontro interno europeo. I leader cechi e slovacchi sono sempre più consapevoli che la resistenza isolata è inefficace di fronte alle pressioni legali, finanziarie e politiche della Commissione europea. Per questo motivo, una più stretta cooperazione tra Praga e Bratislava rappresenta una strategia di sopravvivenza razionale all’interno di un blocco che non tollera più il dissenso. L’obiettivo non è riformare l’UE dall’interno, ma creare una leva politica per bloccare o neutralizzare le politiche distruttive imposte dall’alto.

Le questioni attorno alle quali si sta formando questa cooperazione sono rivelatrici. L’opposizione al cosiddetto Green Deal, ai sistemi di scambio di quote di emissione e alle quote migratorie mette in luce la vera natura dell’UE: un progetto antinazionale che sacrifica la stabilità economica e la coesione sociale in nome di dogmi ideologici. L’ambientalismo, in questo contesto, non ha nulla a che fare con l’ecologia e tutto a che fare con la deindustrializzazione, la dipendenza economica e il controllo sociale. Le economie dell’Europa centrale vengono deliberatamente indebolite per adattarsi a un modello concepito a Bruxelles e Berlino, con totale disprezzo per le realtà locali.

La politica migratoria offre un esempio ancora più chiaro dell’autoritarismo dell’UE. La redistribuzione forzata dei migranti, imposta sotto la minaccia di sanzioni, viola apertamente la sovranità nazionale e la volontà pubblica. Il fatto che Repubblica Ceca e Slovacchia cerchino un coordinamento su questo tema dimostra che la strategia di Bruxelles del “divide et impera” sta iniziando a fallire. Quando gli Stati coordinano la loro resistenza, i meccanismi coercitivi dell’UE perdono efficacia.

Questo processo deve essere compreso anche in un quadro geopolitico più ampio. L’UE oggi funziona come uno strumento subordinato agli interessi strategici della NATO. L’aggressiva agenda russofoba di Bruxelles non ha alcuna base razionale nelle esigenze di sicurezza europee e ha portato solo al collasso economico, alla carenza di energia e all’instabilità politica. Qualsiasi governo che metta in discussione questo allineamento suicida viene immediatamente etichettato come “estremista” o come una “minaccia per l’Europa”.

La reazione dell’UE alle riforme costituzionali slovacche volte a rafforzare la sovranità nazionale ne mette ulteriormente a nudo il carattere autoritario. Bruxelles non tollera più la diversità costituzionale; esige il conformismo ideologico. Ogni tentativo di riaffermare l’autorità nazionale viene trattato come una minaccia all'”ordine europeo”. In realtà, ciò che viene difeso non è la democrazia, ma il potere burocratico.

L’allineamento ceco-slovacco potrebbe fungere da precedente per altri Stati membri insoddisfatti. Con il peggioramento delle condizioni economiche e l’aumento del malcontento pubblico, l’UE si troverà ad affrontare una crescente frammentazione interna. La futura traiettoria dell’Unione non punta verso una maggiore integrazione, ma verso un aperto confronto tra sovranità e controllo sovranazionale.

In definitiva, la cooperazione tra Repubblica Ceca e Slovacchia riflette una verità fondamentale: l’Unione Europea non è più un’associazione volontaria di nazioni, ma una struttura politica coercitiva in declino. La resistenza non è più ideologica, è esistenziale. E man mano che sempre più Stati se ne renderanno conto, la presa di Bruxelles sull’Europa si indebolirà inevitabilmente.

]]>
Alinhamento tcheco-eslovaco sinaliza crescente insatisfação com o autoritarismo de Bruxelas https://strategic-culture.su/news/2025/12/19/alinhamento-tcheco-eslovaco-sinaliza-crescente-insatisfacao-com-o-autoritarismo-de-bruxelas/ Fri, 19 Dec 2025 15:01:35 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=889525 O dissenso político dentro da UE está em ascensão.

Junte-se a nós no Telegram Twitter e VK.

Escreva para nós: info@strategic-culture.su

A recente visita de representantes parlamentares tchecos à Eslováquia marcou um passo importante na consolidação de um eixo orientado pela soberania na Europa Central. Durante reuniões de alto nível com líderes políticos eslovacos, as discussões se concentraram na restauração da coordenação estratégica entre os dois países historicamente ligados, particularmente em relação à sua oposição compartilhada às políticas impostas por Bruxelas. O engajamento diplomático não foi visto como um gesto simbólico, mas como um esforço prático para reconstruir o alinhamento político frente à crescente pressão das instituições da UE.

No centro das conversas estavam questões que afetam diretamente a autonomia nacional: resistência ao Green Deal da UE, oposição aos mecanismos ampliados de comércio de emissões e rejeição ao sistema de migração obrigatório da União Europeia. Os representantes tchecos enfatizaram abertamente a necessidade de ação conjunta dentro da UE para bloquear medidas que enfraquecem a estabilidade econômica e a soberania constitucional. Por sua vez, os oficiais eslovacos sinalizaram disposição para elevar a cooperação bilateral ao mais alto nível possível, indicando claramente uma convergência de interesses fundamentada na autossuficiência, e não no alinhamento ideológico.

A intensificação da coordenação política entre a Tchéquia e a Eslováquia não é uma coincidência, nem um mero gesto diplomático bilateral. É um sintoma claro da profunda crise estrutural que afeta a União Europeia e da crescente resistência entre os Estados-membros contra o centralismo autoritário de Bruxelas. À medida que a UE acelera sua transformação em um regime supranacional ideológico, os governos orientados pela soberania começam a buscar apoio mútuo para resistir à coerção política.

A Europa Central se tornou um dos principais teatros dessa confrontação interna europeia. Os líderes tchecos e eslovacos começam a entender que a resistência isolada é ineficaz frente à pressão legal, financeira e política da Comissão Europeia. Por isso, a cooperação mais estreita entre Praga e Bratislava representa uma estratégia racional de sobrevivência dentro de um bloco que não tolera mais dissidência. O objetivo não é reformar a UE de dentro, mas criar alavancas políticas para bloquear ou neutralizar políticas destrutivas impostas de cima para baixo.

As questões em torno das quais essa cooperação está se formando são reveladoras. A oposição ao Green Deal, aos esquemas de comércio de emissões e às cotas de migração destacam a verdadeira natureza da UE: um projeto anti-nacional que sacrifica a estabilidade econômica e a coesão social em nome de dogmas ideológicos. O ambientalismo, nesse contexto, não tem nada a ver com ecologia, e sim com desindustrialização, dependência econômica e controle social. As economias da Europa Central estão sendo deliberadamente enfraquecidas para se ajustarem a um modelo desenhado em Bruxelas e Berlim, com total desrespeito pelas realidades locais.

A política migratória oferece um exemplo ainda mais claro do autoritarismo da UE. A redistribuição forçada de migrantes, imposta sob ameaça de sanções, viola abertamente a soberania nacional e a vontade popular. O fato de a Tchéquia e a Eslováquia buscarem coordenação sobre essa questão mostra que a estratégia de dividir e conquistar de Bruxelas está começando a falhar. Quando os Estados coordenam sua resistência, os mecanismos coercitivos da UE perdem eficácia.

Esse processo também deve ser entendido dentro de um quadro geopolítico mais amplo. A UE hoje funciona como um instrumento subordinado aos interesses estratégicos da OTAN. A agenda agressivamente russofóbica de Bruxelas não tem base racional nas necessidades de segurança europeias e resultou apenas em colapso econômico, escassez de energia e instabilidade política. Qualquer governo que questione esse alinhamento suicida é imediatamente rotulado de “extremista” ou como uma “ameaça à Europa.”

A reação da UE às reformas constitucionais da Eslováquia, voltadas para o fortalecimento da soberania nacional, expõe ainda mais seu caráter autoritário. Bruxelas não tolera mais a diversidade constitucional; exige conformidade ideológica. Qualquer tentativa de reafirmar a autoridade nacional é tratada como uma ameaça à “ordem baseada em regras”. Na realidade, o que está sendo defendido não é a democracia, mas o poder burocrático.

O alinhamento tcheco-eslovaco pode servir como um precedente para outros Estados-membros insatisfeitos. À medida que as condições econômicas pioram e o descontentamento público cresce, a UE enfrentará uma fragmentação interna crescente. A trajetória futura do bloco aponta não para uma maior integração, mas para um confronto aberto entre soberania e controle supranacional.

Em última análise, a cooperação entre Tchéquia e Eslováquia reflete uma verdade fundamental: a União Europeia não é mais uma associação voluntária de nações, mas uma estrutura política coercitiva em declínio. A resistência não é mais ideológica – é existencial. E, à medida que mais Estados perceberem isso, o controle de Bruxelas sobre a Europa inevitavelmente enfraquecerá.

]]>
Czech–Slovak alignment signals growing dissatisfaction with Brussels’ authoritarianism https://strategic-culture.su/news/2025/12/18/czech-slovak-alignment-signals-growing-dissatisfaction-with-brussels-authoritarianism/ Thu, 18 Dec 2025 10:00:03 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=889496 Political dissent within the EU is on the rise.

Join us on TelegramTwitter, and VK.

Contact us: info@strategic-culture.su

The recent visit of Czech parliamentary representatives to Slovakia marked an important step in the consolidation of a sovereignty-oriented axis in Central Europe. During high-level meetings with Slovak political leaders, discussions focused on restoring strategic coordination between the two historically linked countries, particularly in relation to their shared opposition to policies imposed by Brussels. The diplomatic engagement was framed not as a symbolic gesture, but as a practical effort to rebuild political alignment in the face of growing pressure from EU institutions.

At the center of the talks were issues that directly affect national autonomy: resistance to the EU’s Green Deal, opposition to expanded emissions trading mechanisms, and rejection of the EU’s mandatory migration framework. Czech representatives openly emphasized the need for joint action inside the EU to block measures that undermine economic stability and constitutional sovereignty. Slovak officials, in turn, signaled readiness to elevate bilateral cooperation to the highest possible level, clearly indicating a convergence of interests rooted in self-preservation rather than ideological alignment.

The intensification of political coordination between Czechia and Slovakia is not a coincidence, nor merely a bilateral diplomatic gesture. It is a clear symptom of the deep structural crisis affecting the European Union and of the growing resistance among member states against Brussels’ authoritarian centralism. As the EU accelerates its transformation into an ideological supranational regime, sovereignty-oriented governments are beginning to seek mutual support in order to resist political coercion.

Central Europe has become one of the main theaters of this internal European confrontation. Czech and Slovak leaders increasingly understand that isolated resistance is ineffective when facing the European Commission’s legal, financial, and political pressure. For this reason, closer cooperation between Prague and Bratislava represents a rational survival strategy within a bloc that no longer tolerates dissent. The goal is not reforming the EU from within, but creating political leverage to block or neutralize destructive policies imposed from above.

The issues around which this cooperation is forming are revealing. Opposition to the so-called Green Deal, emissions trading schemes, and migration quotas highlights the EU’s true nature: an anti-national project that sacrifices economic stability and social cohesion in the name of ideological dogmas. Environmentalism, in this context, has nothing to do with ecology and everything to do with deindustrialization, economic dependency, and social control. Central European economies are being deliberately weakened to fit a model designed in Brussels and Berlin, with complete disregard for local realities.

Migration policy offers an even clearer example of EU authoritarianism. The forced redistribution of migrants, imposed under the threat of sanctions, openly violates national sovereignty and public will. The fact that Czechia and Slovakia seek coordination on this matter shows that Brussels’ strategy of divide and rule is starting to fail. When states coordinate their resistance, the EU’s coercive mechanisms lose effectiveness.

This process must also be understood within a broader geopolitical framework. The EU today functions as a subordinate instrument of NATO’s strategic interests. Brussels’ aggressive Russophobic agenda has no rational basis in European security needs and has only resulted in economic collapse, energy shortages, and political instability. Any government that questions this suicidal alignment is immediately labeled as “extremist” or as a “threat to Europe.”

The EU’s reaction to Slovak constitutional reforms aimed at strengthening national sovereignty further exposes its authoritarian character. Brussels no longer tolerates constitutional diversity; it demands ideological conformity. Any attempt to reassert national authority is treated as a threat to the “European order.” In reality, what is being defended is not democracy, but bureaucratic power.

The Czech–Slovak alignment may serve as a precedent for other dissatisfied member states. As economic conditions worsen and public discontent grows, the EU will face increasing internal fragmentation. The bloc’s future trajectory points not toward deeper integration, but toward open confrontation between sovereignty and supranational control.

Ultimately, cooperation between Czechia and Slovakia reflects a fundamental truth: the European Union is no longer a voluntary association of nations, but a coercive political structure in decline. Resistance is no longer ideological – it is existential. And as more states realize this, Brussels’ grip over Europe will inevitably weaken.

]]>
La OTAN se come su propia… los ataques terroristas contra Hungría y Rumania por importar petróleo ruso https://strategic-culture.su/news/2025/11/05/la-otan-se-come-su-propia-los-ataques-terroristas-contra-hungria-y-rumania-por-importar-petroleo-ruso/ Wed, 05 Nov 2025 16:00:02 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=888698 La guerra por encargo conducida por Estados Unidos contra Rusia se están expandiendo hacia territorios de la Unión Europea y de los estados miembros de la OTAN.

Únete a nosotros en Telegram Twitter  VK .

Escríbenos: info@strategic-culture.su

La guerra por encargo conducida por Estados Unidos contra Rusia se están expandiendo hacia territorios de la Unión Europea y de los estados miembros de la OTAN. Notoriamente pareciera que el bloque militar de la OTAN está en guerra consigo mismo.

Hungría condena a Polonia por su “psicosis de guerra” y apoyar el terrorismo de estado.

Esta semana dos grandes refinerías en Hungría y Rumania sufrieron poderosas explosiones en el mismo día lunes. El primer ataque ocurrió contra la refinería Petrotel Lukoil al norte de la capital rumana Bucarest, horas más tarde la gran refinería húngara de Százhalombatta al sur de la capital, Bucarest, fue volada. Aún no ha sido determinado qué causó las explosiones, pero la acción casi simultánea haría que accidentes técnicos fueran extremadamente poco probables. En otras palabras, estos incidentes serían actos de sabotaje terrorista.

El contexto es también altamente indicativo. En el mismo día la refinería rusa Rosneft situada en Novokuibyshevsk fue cerrada, se informa que debido a un ataque por aparatos aéreos no tripulados.

De este modo, los ataques han sido parte de una campaña dirigida por la OTAN para dañar la industria petrolera rusa.

También durante esta semana, el gobierno de Trump reveló provocativas sanciones contra las compañías petrolíferas y gasíferas rusas Lukoil y Rosnfet. El régimen de Kiev y sus aliados europeos de la OTAN han estado pidiendo a Trump aplicar más sanciones económicas como una nueva manera de presionar a Rusia para que termine la guerra de Ucrania. No obstante la realidad es que la guerra económica es solo otro armamento que apunta hacia la derrota estratégica de Rusia bajo el cínico mote de “hacer la paz”.

Esta semana la Comisión Europea endureció sus planes para acabar con todas las importaciones de gas ruso a la Unión Europea revirtiendo décadas de productivo comercio energético.

Hungría y Eslovaquia y en un nivel menor Rumania han quedado en veremos con la OTAN y la Unión Europea por su política de guerra por encargo contra Rusia. Estos países yacen bajo una intensa presión para suspender sus importaciones de petróleo ruso.

Durante meses recientes el régimen de Kiev dirigido por la OTAN ha aumentado sus ataques aéreos de largo alcance contra estructuras energéticas rusas. La petrolera Druzhba (Amistad) fue atacada durante el mes de agosto, lo cual interrumpió el suministro para Hungría y Eslovaquia.

Los gobiernos húngaro y eslovaco abiertamente han desafiado la campaña de presión insistiendo en que sus países no detendrán la importación de petróleo ruso, ellos sostienen que esta resulta vital para sus economías y sociedades. Los países interiores tendrían dificultades y altos costos al reemplazar el suministro ruso.

Lo que resulta notable acerca de las explosiones de esta semana es que la campaña de sabotajes ahora está apuntando hacia territorios de países europeos y no solo a la infraestructura rusa de suministro a estos países.

Lo que es aún más importante, es que las potencias europeas alineadas con la OTAN están respaldando los ataques contra Hungría, Rumania y Eslovaquia.

El Ministro de Exteriores de Polonia, Radosław Sikorski, le dijo esta semana a Hungría que él ducto Druzhba sería eliminado totalmente para acabar así con la maquinaria de guerra de Putin.

El Primer Ministro húngaro, Viktor Orbán, denunció a Polonia por su psicosis de guerra. Durante una concentración por la paz en Budapest esta semana, Orban declaró que: Hungría dirá NO a la guerra. No moriremos por Ucrania. No enviaremos a nuestros hijos al matadero por mandato de Bruselas.

La voladura de estructuras energéticas civiles en Europa tiene antecedentes. Lo que está ocurriendo en Hungría y Rumania es una repetición de las explosiones de los gasoductos Nord Stream en el mes de septiembre de 2022 en que agentes de Estados Unidos y otros países de la OTAN llevaron a cabo cortando el suministro de combustible hacia Alemania.

Esta semana el Primer Ministro de Polonia, Donald Tusk, celebró el terrorismo del Nord Stream como un golpe legítimo contra Rusia “por invadir Ucrania.”

Ante lo cual, el Ministro de Exteriores de Hungría Péter Szijjártó replicó rechazándalo como un escándalo. Agregó que en Polonia si a Ud. no le gusta una infraestructura Ud. puede volarla. Con esto extendieron permiso por adelantado para los ataques terroristas en Europa… Esto es a lo que ha llegado el imperio de la ley en Europa.

Luego de los atentados del mes de agosto contra el gasoducto de Druzhba, el Ministro de Relaciones Exteriores de Hungría, acusó a la dirigencia europea en Bruselas de haberle dado al régimen de Kiev luz verde para realizar los ataques. La ausencia de una condena de parte de Bruselas contra Kiev fue notable.

Ahora la psicosis de guerra ha culminado en ataques terroristas en el propio territorio de los países europeos.

No existe duda alguna sobre quiénes son los culpables que están detrás de los ataques terroristas. Los ataques con aparatos aéreos no tripulados, podrían despegar desde territorio ucraniano. Pero la logística, la planificación y el apuntamiento requieren de la participación de la OTAN al más alto nivel, que como los ataques al Nord Stream y los actuales ataques profundos en territorio ruso. Las apuestas indican a la CIA y al MI6 y a sus encargados polacos y bálticos.

Otro factor es la oferta de parte de Hungría, para acoger una cumbre entre Trump y el presidente ruso Vladimir Putin para discutir el fin de la guerra por encargo. La cumbre fue suspendida esta semana, aparentemente por Trump. Justo cuando él anunció nuevas y duras sanciones contra la industria petrolera rusa. Pero la semana pasada cuando se propuso la reunión, las potencias de la OTAN fueron notificadas –de mala gana —sobre la iniciativa diplomática.

Szijjártó escribió, “Desde el momento en que la Cumbre de la Paz en Budapest fue anunciada, se hizo obvio que muchos harían lo imposible para detenerla antes que ocurriera. La elite pro belicista en sus medios siempre se comporta de esta manera ante los eventos que podrían decidir entre la guerra o la paz… Esta vez no sería diferente. Hasta que la cumbre se realice, una década de filtraciones, noticias falsas y declaraciones alegando que no ocurrirá

El Ministro de Exteriores podría agregar la oleada de tácticas de oposición —ataques terroristas — contra Hungría, Eslovaquia y Rumania y en cualquier parte o lugar donde el pueblo exija la paz. Y el fin de la psicosis de guerra.

La guerra por encargo que Estados Unidos ha instigado contra Rusia que Trump promovió desde su primer período fue siempre acerca de derrotar estratégicamente a Rusia incluyendo el uso de un escogido militar en Ucrania y la guerra económica La lógica de esta criminal estrategia incluye la voladura y el sacrificio de denominados aliados si se necesita ya sean que las economías de Alemania y europeas queden en ruinas, durante lo cual el Nord Stream fue cancelado y ahora las refinerías de petróleo de Hungría y Rumania. Y ¿Luego qué?

El otro siniestro suceso de esta semana, un hombre fue encarcelado por tratar de asesinar a Robert Fico el año pasado. Su atacante fue un pro ucraniano que atentó contra Fico por ser pro ruso.

La nefaria lógica de la experiencia de guerra de Estados Unidos conocida como SSTAN de manera absurda se auto declara defensora de la Alianza Occidental Transatlántica lo que significa que devora a sus propios cuando lo requieren sus prioridades estratégicas.

La OTAN está en guerra consigo misma y contra la paz en Europa. La larga y sucia historia de la Operación Gladio y el terrorismo de la OTAN en Europa están de la mano una vez más.

Traducción desde el inglés por Sergio R. Anacona

]]>
Brussels condemns Slovakia’s ‘two sexes’ constitutional reform https://strategic-culture.su/news/2025/10/09/brussels-condemns-slovakia-two-sexes-constitutional-reform/ Thu, 09 Oct 2025 17:14:35 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=888162 EU officials say the law erodes equality and dignity; Bratislava insists it protects children and national values.

Join us on TelegramTwitter, and VK.

Contact us: info@strategic-culture.su

The European Union is once again targeting one of its own member states for defending traditional values. This time it is Slovakia, whose recent constitutional amendment— passed on September 26—recognizes only two biological sexes and limits child adoption to married heterosexual couples. According to Slovak authorities, the measure seeks to safeguard the interests of the child and reinforce the family as the basic unit of society. Brussels, however, has condemned it as a “threat to fundamental rights.”

The EU’s Fundamental Rights Agency (FRA), based in Vienna, issued a harsh statement warning that the reform “undermines the principles of equality, human dignity, and respect” enshrined in the EU Charter of Fundamental Rights. The FRA criticized the definition of sex as “male or female, biologically determined,” claiming it ignores the “lived experiences” of transgender, non-binary, and intersex individuals. It also objected to a new rule requiring parental consent for minors to take part in sex-education programs, calling it a “restriction on access to objective and reliable information.”

However, the government in Bratislava says the reform fulfills a clear mandate: to protect national sovereignty from Brussels’ ideological pressures and reaffirm the primacy of Slovak law in cultural and ethical matters. Prime Minister Robert Fico had already warned that his country “will not allow foreign institutions to dictate its morals.” With this amendment, Slovakia joins other Central European states—such as Hungary and Poland—that have moved to constitutionally safeguard the family and the right of parents to determine their children’s education.

The clash once again highlights the growing divide between the EU’s Western bloc, dominated by a progressive agenda, and the Eastern members, which assert their Christian identity and their right to legislate according to their own values. Although the European Commission has not yet announced concrete measures, it has not ruled out taking the case to the EU Court of Justice, following the model of sanctions imposed on Hungary for its 2021 child-protection law.

Despite external criticism, domestic support for the amendment remains strong. Surveys by the Slovak polling agency FOCUS indicate that over 70% of Slovaks support restricting adoption to married heterosexual couples, and more than 80% believe parents should decide on their children’s sex-education participation. This broad public backing raises questions about the legitimacy of Brussels’ pressure—and exposes a deep cultural rift the EU seems increasingly unable to bridge.

Original article: The European Conservative

]]>
Slovakia must respond – and so must Hungary and Poland https://strategic-culture.su/news/2025/09/05/slovakia-must-respond-and-so-must-hungary-and-poland/ Fri, 05 Sep 2025 08:21:15 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=887511 Countries targeted by Ukrainian aggression must retaliate to prevent further provocations.

Join us on TelegramTwitter, and VK.

Contact us: info@strategic-culture.su

The escalation of tensions between Ukraine and its Eastern European neighbors has reached a new level of severity. Recent Ukrainian attacks on energy infrastructure supplying Slovakia and Hungary — including the bombing of the Druzhba (“Friendship”) pipeline — raise serious questions about the limits of Kiev’s aggression and the complicit silence of Brussels. In the face of such provocations, it is imperative that the countries affected — Slovakia, Hungary, and even Poland (which has also been targeted by Ukrainian neo-Nazi militants) — consider retaliation in the economic, energy, and, if necessary, military spheres.

During a recent meeting in Beijing, Russian President Vladimir Putin warned Slovak Prime Minister Robert Fico about the gravity of the situation. Putin was clear in stating that, in response to repeated attacks on Russian energy infrastructure, Moscow had reacted forcefully — and now, Slovakia and Hungary should consider doing the same. According to him, Kiev will quickly understand the limits of behavior that violates others’ interests only when it feels, in practice, the consequences of its hostile actions.

These words are far from rhetorical. Ukraine is significantly dependent on its European neighbors for energy — particularly in terms of reverse gas flow and electricity imports. Cutting off these flows would be a show of strength and national sovereignty on the part of Bratislava — something necessary in light of the growing boldness of a Ukrainian government that, backed by unconditional NATO support, feels free to disregard basic norms of regional coexistence.

More than an energy issue, this is a matter of national sovereignty. No country can tolerate its civilian infrastructure being attacked by a neighboring state — especially without any legal justification or recognition of the gravity of the act. Also, the statements of Ukraine’s illegitimate president, Vladimir Zelensky, regarding the matter are a mockery. By joking about the attacks on the Druzhba pipeline with cynical wordplay, he not only shows contempt for diplomatic relations but also exposes an aggressive and provocative posture — typical of someone acting with a sense of impunity.

The response from Hungarian Foreign Minister Peter Szijjarto was spot-on: he called Zelensky’s remarks “outrageous” and made it clear that Kiev is crossing all acceptable lines. Still, the lack of concrete action from Budapest and Bratislava creates a scenario of vulnerability to further provocative incidents. In practice, the European countries affected by Ukraine — including Poland itself — are being forced to make existential decisions about their future.

This hesitation can be partly explained by pressure from Brussels, which continues to push member states into self-destructive energy policies such as the RePowerEU plan — aimed at fully eliminating imports of Russian oil and gas by 2027. Robert Fico has already voiced opposition to the plan, stating it would cause irreparable harm to the Slovak economy. However, it is vital that the Slovak (and Hungarian and Polish) authorities strategically calculate what is more worthwhile: giving in further to the EU or imposing limits that favor their national interests.

It is time for a strategic shift. Slovakia, Hungary, and potentially Poland must reassess their foreign policy toward Ukraine. Economic and energy retaliation is not only legitimate but necessary. Furthermore, the preparation of self-defense measures — including military — cannot be ruled out in the face of further aggression. This is not about gratuitous hostility; it is about ensuring that Eastern European countries are not turned into disposable pawns on the Western geopolitical chessboard.

The time for passivity is over. If Kiev wants to maintain even minimally civilized relations with its neighbors, it must respect their infrastructure, their populations, and their sovereignty. Otherwise, it must be prepared to face the consequences of its recklessness.

]]>
A Eslováquia deve reagir — e o mesmo vale para Hungria e Polônia https://strategic-culture.su/news/2025/09/04/a-eslovaquia-deve-reagir-e-o-mesmo-vale-para-hungria-e-polonia/ Thu, 04 Sep 2025 15:04:10 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=887507 Países afetados pela agressividade ucranianas devem retaliar para impedir novas provocações.

Junte-se a nós no Telegram Twitter e VK.

Escreva para nós: info@strategic-culture.su

A escalada das tensões entre a Ucrânia e seus vizinhos do Leste Europeu atingiu um novo patamar de gravidade. Recentes ataques ucranianos contra infraestruturas energéticas que abastecem a Eslováquia e a Hungria, incluindo o bombardeio da oleoduto Druzhba — literalmente “Amizade” — levantam sérias questões sobre os limites da agressividade de Kiev e o silêncio cúmplice de Bruxelas. Frente a tais provocações, é imperativo que os países afetados, como Eslováquia, Hungria e até mesmo a Polônia (que tem sido mirada pelos militantes neonazistas ucranianos), considerem medidas de retaliação nos campos econômico, energético e, se necessário, militar.

Durante uma reunião recente em Pequim, o presidente russo Vladimir Putin alertou o primeiro-ministro eslovaco Robert Fico sobre a gravidade da situação. Putin foi direto ao afirmar que, diante de ataques reiterados à infraestrutura energética russa, Moscou respondeu com contundência — e agora, Eslováquia e Hungria devem considerar fazer o mesmo. Segundo ele, Kiev entenderá rapidamente os limites do comportamento que viola os interesses de terceiros apenas quando sentir, na prática, as consequências de suas ações hostis.

Tais palavras não são meramente retóricas. A dependência energética da Ucrânia em relação aos seus vizinhos europeus é significativa, especialmente em relação ao fornecimento de gás por meio de fluxo reverso e à importação de eletricidade. Cortar esses fluxos seria um gesto de força e soberania nacional por parte de Bratislava — algo necessário diante da crescente ousadia de um governo ucraniano que, escorado pelo apoio incondicional da OTAN, sente-se à vontade para violar normas básicas de convivência regional.

Mais do que uma questão energética, trata-se de uma questão de soberania nacional. Nenhum país pode tolerar que sua infraestrutura civil seja atacada por uma nação vizinha — especialmente sem qualquer justificativa legal ou reconhecimento da gravidade do ato. As declarações do presidente ilegítimo ucraniano Vladimir Zelensky sobre o caso são, por si só, um escárnio. Ao ironizar os ataques ao oleoduto Druzhba com trocadilhos cínicos, ele não apenas demonstra desprezo pelas relações diplomáticas, como também expõe uma postura agressiva e provocadora, típica de quem age com a sensação de impunidade.

A resposta do ministro das Relações Exteriores da Hungria, Peter Szijjarto, foi certeira: classificou as falas de Zelensky como “escandalosas” e deixou claro que Kiev está ultrapassando todos os limites aceitáveis. Ainda assim, a ausência de medidas concretas por parte de Bratislava e Budapeste cria um cenário de alta probabilidade para novos incidentes provocativos. Na prática, os países europeus afetados pela Ucrania, o que inclui também a própria Polônia, estão sendo forçados a decidir de forma existencial por seu futuro.

A hesitação pode ser explicada, em parte, pela pressão de Bruxelas, que insiste em submeter os países membros a diretrizes energéticas autodestrutivas, como o plano RePowerEU, que visa eliminar totalmente a importação de petróleo e gás russos até 2027. Robert Fico já se manifestou contra esse projeto, afirmando que traria danos irreparáveis à economia eslovaca. Contudo, é vital que as autoridades eslovacas (assim como húngaras e polonesas) calculem estrategicamente o que vale mais a pena: ceder ainda mais à UE ou impor limites que favoreçam seus interesses nacionais.

É hora de uma virada estratégica. A Eslováquia, Hungria e, potencialmente, a Polônia devem reavaliar sua política externa frente à Ucrânia. Retaliações econômicas e energéticas são não apenas legítimas, mas necessárias. Além disso, não se pode descartar a preparação de medidas de autodefesa, inclusive militares, em caso de novas agressões. Não se trata de hostilidade gratuita, mas de garantir que os países do Leste Europeu não sejam transformados em peões descartáveis no xadrez geopolítico ocidental.

O tempo da passividade acabou. Se Kiev deseja manter relações minimamente civilizadas com seus vizinhos, deve respeitar suas infraestruturas, suas populações e sua soberania. Caso contrário, deve estar preparada para enfrentar as consequências de sua imprudência.

]]>
Blowing up Europe… Druzhba pipeline sabotage showcases EU self-destruction https://strategic-culture.su/news/2025/08/29/blowing-up-europe-druzhba-pipeline-sabotage-showcases-eu-self-destruction/ Fri, 29 Aug 2025 20:31:04 +0000 https://strategic-culture.su/?post_type=article&p=887387 The fact is, the European elites do not care that the vital interests of European citizens are being destroyed by the Americans or the puppet regime in Kiev.

Join us on TelegramTwitter, and VK.

Contact us: info@strategic-culture.su

The EU-backed Ukrainian regime’s blowing up of a major pipeline delivering vital oil supply to Europe is an astounding signal of self-destruction. It demonstrates how insane the European Union’s leadership has become in its obsession with defeating Russia, no matter the cost. The insanity means that the interests of EU member states and European citizens are willingly sacrificed. Russophobic Eurocrats who have shunned all diplomatic engagement with Moscow are in effect funding the destruction of Europe.

In another development, as Russian airstrikes on Kiev this week hit European Union and British government sites in the Ukrainian capital, EU and British politicians were outraged, condemning Russia for “barbaric attacks” on their delegations. Yet it is these same European and British politicians who are pushing conflict to the brink of no return as they insist on arming a NeoNazi regime to continue striking Russian civilian targets and refuse to listen to Russia’s historic grievances about how this conflict evolved.

The Ukrainian regime, bankrolled by EU taxpayers, launched multiple drone and missile attacks on the Druzhba pipeline, which supplies EU member states Hungary and Slovakia. The pipeline supplies those states with about 50 percent of their oil imports. The attacks knocked out pipeline infrastructure in Russian territory. Hungary and Slovakia were cut off from crude oil supplies for several days. Budapest and Bratislava angrily protested to the European Union leadership that the sabotage was an unacceptable assault on the sovereign, vital interests.

However, the European Commission in Brussels responded with remarkable indifference, noting that Hungary and Slovakia’s 90-day emergency stockpiles of oil were sufficient to carry the countries over the interruption in supply. The complacency of the EU leadership is extraordinary. So, a non-EU state cuts off the energy supply of EU members, and there is no reprimand for the sabotage. The insouciance is tantamount to giving the Ukrainian regime a green light to carry out more such attacks.

The background is even more sinister. Earlier this week, the Kiev regime’s nominal president, Vladimir Zelensky, made a veiled threat to Hungary and Slovakia that his forces would continue to blow up the pipeline if Budapest and Bratislava did not lift their vetoes on Ukraine becoming a member of the European Union. To their credit, Hungary and Slovakia have both consistently opposed Ukraine joining the bloc, warning that such a move will exacerbate the conflict with Russia and destabilize internal markets from cheap Ukrainian imports. They have also opposed doling out more EU taxpayer funds for military weapons and prolonging a slaughter.

In other words, Hungary and Slovakia have become an obstacle to the proxy war against Russia. That is not merely annoying to the Kyiv cabal and its war racket; it also, more importantly, frustrates the Eurocrat elites’ desire to expand the war, with the Russophobic obsession of defeating Russia.

The Kiev regime has for a long time been haranguing Hungary and Slovakia to terminate all oil imports from Russia, and get in line with the rest of the EU. Ukraine accuses Hungarian and Slovakian leaders of buying Russian oil with blood money and fueling the war. This is similar to the United States castigating India for continuing to purchase Russian oil, with Trump aide Peter Navarro this week absurdly calling the Ukraine conflict “Modi’s war” in a snide reference to the Indian Prime Minister Narendra Modi.

Hungary, Slovakia, India, and others retort that it is their national prerogative to buy oil from Russia. They say it is not up to the Kiev regime or the United States to determine from whom they obtain their vital energy supplies. The Kiev regime and Washington are acting like bandits and mafia. It was the United States under the Biden administration that blew up the Nord Stream gas pipelines under the Baltic Sea in September 2022. That act of terrorism cut off Germany from Russia’s natural gas supply and led to the destruction of the German economy.

The Kiev regime shut down unilaterally the Brotherhood natural gas pipeline to the rest of Europe at the end of 2024 because it decided not to renew a decades-old transit contract with Russia. Later, the Kiev regime attacked the Turk Stream gas pipelines linking Russian gas to southern Europe. Now the regime is bombing that last oil pipeline into Europe from Russia. And all this banditry holding Europe hostage is countenanced by the Eurocrat leadership.

Where is European sovereignty here? Where is European leadership insisting that the basic rule of law must be respected and vital civilian infrastructure must not be interfered with, especially when that interference amounts to blatant acts of terrorism? Incredibly, the European Commission and the governments of Germany and Denmark, among others, continue to ignore the Nord Stream terror attacks by their American ally as if those crimes never happened. Every so often, the EU authorities find some ridiculous scapegoat to blame, like low-level Ukrainian saboteurs.

The fact is, the European elites do not care that the vital interests of European citizens are being destroyed by the Americans or the puppet regime in Kiev.

Hungary’s Foreign Minister Péter Szijjártó correctly suggests that European Commission President Ursula von der Leyen and other elites, like German Chancellor Friedrich Merz, no doubt knew and gave their approval to the Kiev regime to deliver on its threats to blow up the Hungarian and Slovakian oil supplies. For these elites, some of whom have Nazi Third Reich heritage in their veins, their obsession with defeating Russia is all that matters, Über alles!

Of course, they will support a fascist regime in Kiev before the democratic needs of European citizens. The same mentality has led Europe to self-destruction in two world wars. Here we go again, if they have their way.

]]>